Al voto! Al voto!

Mio padre era un nostalgico, non un fascista convinto, ma un nostalgico del periodo che coincise con la sua infanzia ed adolescenza, essendo nato nel 1928 in quella Napoli che è stata la città italiana più bombardata dagli angloamericani. Si stima che tra 20000 e 25000 civili morirono sotto i bombardamenti degli Alleati; ad un certo momento la carenza di ogni genere, cibo, acqua, elettricità, costrinse la sua famiglia a sfollare in Puglia. Quando fecero ritorno erano arrivati gli americani che avevano requisito, tra gli altri, anche il loro appartamento. Mio padre dovette arrangiarsi in mille modi, come tutti, per rimediare l’essenziale. Tra l’altro si diede da fare per accalappiare i soldati americani in libera uscita e accompagnarli dalle tante “signurine” che si prostituivano per mangiare. Questo ed altro mi raccontava, riferendosi a quel tempo come “l’occupazione americana”, mai l’ho sentito usare la parola liberazione. Eppure – ripeto – non era fascista, aveva allora meno di quindici anni e, in verità, era rimasto anche lui affascinato dalla quantità di beni che gli americani sbarcavano nel porto di Napoli. Passò in poco tempo dalla fame nera e i bardamenti all’abbondanza di ogni ben di Dio, inclusi i dischi di musica jazz e dell’orchestra di Glenn Miller, che allora andava per la maggiore. E siccome mio padre suonava il piano, s’innamorò ben presto di quella musica, come pure dei film americani, finalmente liberi dalla censura di regime. Fumava Camel e Lucky Strike al posto di Milit e Nazionali e aveva imparato a parlare anche un po’ d’inglese, col tempo anche il periodo dell’occupazione americana diventò parte dei suoi ricordi nostalgici, nonostante la tragedia vissuta.

In parte debbo ai suoi racconti il mio scetticismo sulla liberazione angloamericana raccontata a posteriori. Insomma, per loro era una guerra e l’hanno combattuta nel modo più spietato anche contro la popolazione civile (basti pensare alle atomiche su Hiroshima e Nagasaki), una volta vinta hanno occupato le nazioni sconfitte e non se ne sono più andati. Lo stesso ha fatto l’URSS, che però ad un certo punto si è disgregata e le nazioni che furono sotto il suo dominio (quelle del Patto di Varsavia) hanno riacquistato la loro sovranità. Tutto ciò era stato stabilito al tavolo di Yalta da Churchill, Roosevelt e Stalin, prima ancora di terminare la guerra.

Ora di nostalgici del fascismo non ve ne sono quasi più, ce n’erano eccome quando ero giovane io e vivevo insieme ai miei coetanei il periodo della contestazione giovanile e delle lotte studentesche, di cui sono oggi nostalgico, vuoi perché si tratta della mia giovinezza, vuoi perché la popolazione italiana era molto più giovane (noi eravamo i figli del boom economico, ma boomer è una parola che mi dà il voltastomaco), vuoi perché avevamo grandi ideali che sembravano essere alla nostra portata.

Insomma, nell’eterno ripetersi del ciclo della vita, ora il nostalgico sono io, ed anche se l’esperienza della vita mi ha grandemente disilluso, alcune convinzioni giovanili le conservo immutate. Come l’ideale di un mondo in pace, che può avverarsi solo con la giustizia poiché senza giustizia non può esservi pace, e la giustizia non può prescindere dall’equità, che significa eliminazione della sperequazione illimitata tra pochi che hanno moltissimo e troppi che non hanno nulla, e quindi conseguente eliminazione dello sfruttamento e dell’oppressione degli esseri umani a qualunque latitudine.

Il prossimo 25 settembre gli italiani andranno al voto, per la prima volta nella storia repubblicana in autunno. Tanto ci sarebbe da dire su questa legislatura che finisce con la caduta del governo Draghi (non prima però che i parlamentari maturassero il vitalizio). Sembra un secolo, ma solo quattro anni fa avevano raccolto la maggioranza due forze apparentemente antisistema, ne è scaturito un governo giallo-verde che sembrava dovesse finalmente sottrarre l’Italia ai diktat esteri e invece siamo finiti governati dal proconsole della UE e del potere economico transnazionale. Nel frattempo, con il pretesto della pandemia, siamo stati prima messi agli arresti domiciliari e poi obbligati a iniettarci un vaccino, non già per norma di legge, bensì per ricatto sul diritto al lavoro, al reddito e alla libertà di movimento. Per ottenere ciò siamo stati schedati e multati, poi, siccome il vaccino s’è rivelato essere inefficace, il ricatto è stato reiterato una, due, tre e adesso anche quattro volte. L’informazione è stata irreggimentata e trasformata in bieca propaganda e diffusione d’odio, aizzando il livore popolare e le discriminazioni nei confronti dei dissenzienti, pur tutelati dal diritto costituzionale e dall’assenza di obblighi di legge per quanto riguarda la vaccinazione. Esaurito il filone pandemico, s’è passati senza soluzione di continuità allo stato di guerra (e correlata propaganda bellica) senza che nessuno ci abbia attaccato o minimamente minacciato. Con tutto il Parlamento schierato a favore, che nemmeno sotto il fascismo, s’è prima deciso di spendere miliardi pubblici in vaccini inefficaci e dannosi da iniettare coartatamente a tutta la popolazione, e successivamente altri miliardi in armi da inviare all’Ucraina, nonché contestualmente di far tirare la cinghia al popolo che, tra inflazione e tagli alle forniture di gas russo, andrà incontro ad un duro inverno.

Ecco dunque la fretta nello scioglimento delle Camere. Meglio espletare questa mera formalità del voto prima che la situazione si faccia pesante per la gente. E noi dovremmo votare questi partiti che tanto bene ci hanno fatto finora? Che tanto benessere al Paese hanno portato?

Non so voi, ma io ho smesso di votare da oltre quindici anni. E’ un gioco truccato e ostinarsi a partecipare serve solo a perdere di più. Voglio essere un facile profeta: la prossima legislatura sarà la delusione dei fascisti (o almeno di quelli che pensano di esserlo), giacché non ha senso riempirsi la bocca della parola Patria se non si opera per renderla indipendente e sovrana. Sono quasi ottant’anni che la nostra povera Patria è una colonia americana e preda di razzie economiche da parte di potentati stranieri, chi ha tentato d’opporsi è stato eliminato e il popolo imbrogliato col gioco truccato del voto.

Oramai siamo troppo vecchi e inebetiti dall’informazione asservita per ribellarci, lo faranno forse le masse dei giovani immigrati africani che prenderanno il nostro posto.

[This post has already been read 48 times]

Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore