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Bank run

Bank_Run_Northern-Rock_2007Non conviene a nessuno il panico dei risparmiatori e la corsa agli sportelli (bank run). Non conviene a nessuno scardinare la fiducia dei depositanti nella solidità del sistema bancario. Non conviene ai piccoli risparmiatori mettersi in coda con il patema d’animo di veder sfumati i propri risparmi. Non conviene ai piccoli depositanti vedersi limitato il tetto di prelievo di contante, ma neppure ai grandi depositanti fa piacere vedersi espropriato il conto della parte eccedente i 100.000 euro. E tra i grandi depositanti vi sono soprattutto le imprese, che dal loro conto bonificano ogni mese i conti dei loro dipendenti. Non conviene al sistema bancario, già alle prese con la crescita inarrestabile delle sofferenze. Non-Performing Loans, sono i prestiti concessi dalle banche a famiglie e imprese che non vengono rimborsati a causa della crisi economica, e che continuano a crescere con il persistere della crisi e dell’alto tasso di disoccupazione. Quando gli NPL travolgono una banca, questa fallisce. Peccato che in previsione del prossimo crac, i regolatori abbiano tirato fuori dal cilindro il coniglio bail-in. Si, perché dopo il fallimento dei colossi finanziari all’avvio della grande crisi, anziché rimettere in riga quegli stessi colossi too-big-to-fail che avevano speculato senza controllo sui titoli tossici (cioè ad alto rischio), hanno pensato bene di far ricadere l’onere degli inevitabili fallimenti sui piccoli risparmiatori, piuttosto che rischiare il fallimento degli stati sovrani laddove si fossero ancora fatti carico del ruolo di prestatore di ultima istanza del sistema finanziario.

In altri termini, il sistema finanziario privato, costituito da entità too-big-to-fail, non può più essere salvato dagli stati sovrani, che rischiano di fallire a loro volta, ma non può neppure essere lasciato fallire, per le conseguenze sistemiche che ciò comporta. Quindi va riscritto il diritto fallimentare e trasformati retroattivamente i piccoli risparmiatori e depositanti in investitori di fatto (ma non di diritto) delle banche, e chiamati ad intervenire nelle loro eventuali perdite.

La prova generale del nuovo metodo c’è stata a Cipro, nella primavera del 2013. Dopo di allora il nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie è stato recepito e codificato nei trattati europei. Entrerà in vigore il prossimo primo gennaio e prevede, a grandi linee, che in caso di fallimento, a ripianare vengano chiamati prima gli azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti oltre i 100.000 euro di deposito, dopo di che potrà intervenire un fondo a tutela dei depositi costituito dalle altre banche ed infine, qualora non fosse ancora sufficiente, il fondo di garanzia europeo, che però non è ancora stato costituito, a cui si oppone la Germania, e qualora fosse costituito, entrerà in funzione tra 8 anni.

I previdenti greci all’inizio di quest’anno, intravedendo la crisi bancaria puntualmente esplosa qualche mese più tardi, si sono ordinatamente messi in fila ai bancomat per ritirare il più possibile dai loro conti. Ed in questo modo hanno potuto sopravvivere al blocco della liquidità operato in estate dalla BCE, senza tumulti e sommosse. Saremo noi italiani altrettanto previdenti?

Erano 79 anni che degli obbligazionisti bancari non venivano completamente espropriati. Questo lascia intendere quale investimento sicuro fossero ritenute fino ad oggi le obbligazioni bancarie. Nulla sarà come prima, a cominciare dalla fiducia nei consigli della propria banca. Dal momento che gli strumenti tecnologici consentono oggi a chi voglia speculare di farlo comodamente a casa dal proprio PC, chi si reca allo sportello è per definizione uno “sprovveduto” in materia finanziaria e va dunque considerato un risparmiatore, non un investitore. Ma è pur vero che sono costoro i più facili da mungere e ora le banche hanno un disperato bisogno di soldi per ripianare le voragini che vanno progressivamente aprendosi nei loro bilanci a causa della crisi.

Come andrà a finire? A schifiu, se non ci riappropriamo della sovranità monetaria. Come ho già scritto altre volte in passato, per tenersi aggiornati, le banche sono un ottimo termometro della crisi.

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