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Una colossale, travolgente, devastante esplosione di violenza

InsurrezioneIl 06/07/2014 18:03, Rosso Malpelo ha scritto:

Caro Alberto,

Perdonami il tono confidenziale, ma il seguirti da tre anni, sul tuo blog, nei tuoi interventi televisivi, negli articoli ed interviste sui giornali e, non ultimo, nel tuo libro, condividendo praticamente ogni tua parola, mi ti fa sentire quasi un amico. Oltretutto siamo all’incirca coetanei, anche se io sono un po’ più vecchio.
Sporadicamente sono intervenuto anche sul blog, seppur con timore di scatenare qualche reprimenda, vuoi perché profano rischio di farmi fraintendere, vuoi perché tu sei notoriamente suscettibile. Ma insomma, posso solo dirti grazie per quello che ho imparato da te in macroeconomia (e non solo).

Durante questo tempo ho condiviso con gli altri tuoi lettori un percorso d’apprendimento e di vita, spesso riconoscendomi nei racconti di chi è stato costretto a chiudere la sua attività o di chi ha dovuto emigrare per lavorare. Certo, la fame non l‘ho patita, la lunga esperienza ancora m’assicura la sopravvivenza, pur con molta più discontinuità rispetto al passato, tuttavia è innegabile che, come tanti altri in questi ultimi 6 anni, il mio reddito si sia sensibilmente assottigliato, come pure i miei (magri) risparmi. Ma ciò che mi fa veramente male è vedere il compagno di mia figlia lavorare a stage in un negozio fino a 15 ore al giorno per una miseria; è vedere la busta paga di mia figlia, di 800 €, a fronte del gran mazzo che si fa. Ora questi due giovani hanno deciso di vivere insieme e da qualche mese sperimentano cosa vuol dire mettere su famiglia con risorse scarse. È vero che anche io e mia moglie partimmo con poco, e i nostri genitori con ancora meno, però c’era quella fiducia diffusa in un futuro migliore, che in parte s’è anche concretizzato, mentre ora il futuro appare alquanto incerto per tutti, giovani in particolare. Quella fiducia in un futuro migliore, a ben vedere, non era solo cieca fede nelle sorti progressive della società, era soprattutto partecipazione attiva ai processi in atto nel Paese, sia politici che economici. Una partecipazione che spesso si scontrava violentemente con gli interessi dominanti, che tuttavia furono costretti a scendere a patti, cedendo un po’ di ricchezza e diritti ai lavoratori. Non sono un fanatico anticapitalista, sono anche stato un piccolo imprenditore, però riconosco che in assenza di regole, la maggioranza degli imprenditori si comporta egoisticamente e tende a privilegiare il plusvalore a scapito del lavoratore. La maggioranza, non tutti. Così come una certa quota persegue l’arricchimento a qualsiasi costo, anche violando codici legali e codici morali, ma questo accade da sempre ad ogni livello.

Ho fatto questa lunga premessa per permetterti di darmi una collocazione, prima di esporti le mia perplessità. Voglio solo aggiungere che condivido totalmente le tue critiche alla Sinistra italiana (e non solo), a cui pure tante volte in passato ho dato il voto, come te, del resto. I miei dubbi riguardano un passo del tuo post , esattamente questo: “…la sinistra partitica soffoca il maturare di una coscienza di classe e così continua ad alimentare il bacino elettorale della destra partitica …, il che sarebbe anche fisiologico (per quando da me non desiderato, se pure esattamente previsto), ma soprattutto a porre le basi per una colossale, travolgente, devastante esplosione di violenza. Il sangue dei prossimi morti è in capo a chi propugna false soluzioni ritardando la presa di coscienza dei veri problemi.”

Scusami se te lo dico, ma vi ravvedo una visione novecentesca della Storia, quella che “ci ha insegnato che un popolo affamato fa la Rivoluzion!”, come cantava Rita Pavone nei panni di Giamburrasca. Così in effetti avveniva una volta, quando gli oppressi si ribellavano agli oppressori. Ma ora siamo nel terzo millennio e la nostra società globale s’è andata evolvendo quasi esattamente come previsto da Orwell in 1984, con il Grande Fratello, la neo-lingua e quant’altro da lui immaginato.

Vedi, io non sono affatto sicuro che si stia preparando una colossale, travolgente, devastante esplosione di violenza, in Italia come nell‘eurozona. Intendiamoci, di violenza in giro se ne vede eccome, negli ultimi tempi purtroppo sempre più spesso autolesionistica. Ma ciò che intendi tu è ben lungi dall’accadere, non solo da noi, purtroppo anche nel resto dei PIGS, che pure se la stanno vedendo brutta da un bel po’. Eppure nulla accade. Ci sono state le elezioni, e pure nulla è cambiato. Le larghe intese s’impongono anche a livello europeo, e pure nessuno s‘oppone. La disoccupazione galoppa, ancora calma piatta. Credo che una colossale, travolgente, devastante esplosione di violenza, possa avvenire solo in un clima preinsurrezionale, dove la folla scenda nelle strade delle città ogni giorno a manifestare, anche violentemente, contro il potere. Purtroppo queste cose appartengono al passato, le masse non esistono più, ora ci sono solo individui, che hanno tutto da perdere nel caos devastante. E’ quando non ha più nulla da perdere che la gente si ribella e combatte. E noi italiani da perdere hai voglia quanto ne abbiamo ancora.

Con grande stima

Bruno

Il 08/07/2014 17:05, Alberto Bagnai ha risposto:


Certo, naturalmente, lo penso spesso anch’io. Del resto, lo pensavano anche nel 1914. Non ho detto che sarà domani, ma pensare che la Storia sia finita mi sembra piuttosto ambizioso.

 

Ed invece, caro Alberto, non credo che un secolo fa lo pensassero in molti. Allora milioni di uomini si sono massacrati perché convinti di poter scrivere la Storia, ma 100 anni dopo le pagine su cui scrivere sono finite. Penso che stiamo rapidamente arrivando al capolinea della nostra civiltà e non c’è più tempo per un cambio di rotta. Abbiamo superato il punto di non ritorno e stiamo percorrendo rapidamente l’ultimo tratto. Purtroppo la strada è segnata per i sette miliardi di individui che affollano questo pianeta sempre più surriscaldato. Siamo così presi dalle nostre vicende contingenti, che non ci rendiamo neppure conto del cambio climatico che sta sconvolgendo le stagioni a cui eravamo abituati. Diamo più importanza al chiacchiericcio sulle riforme, alla flessibilità sul Patto di Stabilità, al crollo prossimo venturo dell’euro, che agli eventi reali che ci investono direttamente. Come l’esodo biblico – destinato a crescere – di intere popolazioni in cerca di sopravvivenza. Certo che l’euro si disintegrerà, come pure il capitalismo finanziario con la colossale, travolgente, devastante massa di denaro che esso ha creato. Ma tutto ciò fa parte dell’ineluttabile fine che, a breve, tutti ci attende.

Con immutata stima.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore