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Critica marxiana

marxNon v’è dubbio che per ogni uomo, di tutte le ricchezze immaginabili, quella più preziosa è rappresentata dal proprio tempo, inteso come quello che rimane da vivere. A riprova di quest’affermazione si supponga di poterlo scambiare istantaneamente con tutti i beni esistenti, il risultato sarebbe la morte fulminea dell’uomo più ricco del mondo. Verosimilmente nessuno accetterebbe un siffatto baratto, a meno di non essere disposto a suicidarsi.

Se il nostro tempo rappresenta quindi il bene più prezioso, il denaro dovrebbe esserne la conseguente misura. Ciò presuppone però il concetto di uguaglianza del valore della vita umana e dunque del tempo speso da ciascuno per lavorare. Se la vita umana ha lo stesso valore, il tempo di ciascun individuo vale in ugual misura. Ne consegue che la retribuzione dovrebbe essere la stessa per ogni ora di lavoro, indipendentemente dalle capacità individuali. Ovvero, espresso con altre parole: a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità.

In una società veramente socialista, il denaro dovrebbe rappresentare la misura del tempo-lavoro, a condizione che ogni lavoro svolto abbia una sua utilità sociale.

Invece nell’attuale società capitalista il denaro è merce a se, moneta fiat creata dal nulla da soggetti privati in posizione egemone, per essere poi data in prestito al resto del popolo in cambio di lavoro ed interessi. Una piccola frazione di umanità privilegiata decide in tal modo delle condizioni di vita della maggioranza, accumulando ricchezze e potere senza svolgere alcun compito di utilità sociale, ma al contrario avvantaggiandosi del peggioramento delle condizioni di vita altrui.

Come si è arrivati a questo? L’occidente capitalista ha vinto il confronto planetario con l’Unione Sovietica nel 1989, con la vittoria della Guerra Fredda. I paesi dell’ex Patto di Varsavia sono passati al campo capitalista che, anche per reagire alla caduta del saggio di profitto, si è espanso in ogni angolo di mondo, imponendovi le proprie regole con ogni mezzo. Nel contempo ha lasciato cadere la maschera buona della socialdemocrazia, utile nella precedente fase di confronto, liberando finalmente quegli spiriti selvaggi che da mezzo secolo erano stati repressi e vincolati, in ragione delle loro responsabilità nelle carneficine dei due conflitti mondiali. L’avidità intrinseca alla natura del capitalismo ha potuto così estrinsecarsi in tutte le sue manifestazioni peggiori, aggredendo nella stessa misura ambiente terrestre e società umane, con le stesse finalità di saccheggio ed i medesimi effetti distruttivi. Tutto ciò è stato chiamato neo-liberismo, o anche ordo-liberismo.

La globalizzazione non è stata altro che questo movimento di espansione ed imposizione delle proprie regole, in puro stile mafioso. Chi ha opposto resistenza è stato prima stigmatizzato dal sistema dei media capitalisti, criminalizzato, isolato e alla fine attaccato militarmente, sia direttamente, con gli eserciti dei paesi NATO, che indirettamente, tramite il finanziamento, l’addestramento e l’appoggio logistico di fazioni ribelli.

A cosa si riducono quelle regole imposte (altrimenti dette riforme)? In tutti i paesi, a partire da quelli centrali dell’impero, a quelli periferici, il ruolo dello Stato deve essere ridotto, attraverso tagli alla spesa pubblica. I servizi pubblici vanno liberalizzati, ovvero ceduti ai privati. Il capitale deve essere libero di muoversi dove più conviene. Il lavoro deve tornare ad essere una merce, il cui prezzo è deciso dal mercato, meglio se in presenza di un alto livello di disoccupazione, ed emarginando il sindacato. Tasse e controlli vanno ridotti, se non proprio eliminati, per le grandi imprese, specie quelle finanziarie. Il processo democratico va svuotato e le scelte politiche vanno subordinate agli interessi economici.

E’ chiaro che non può funzionare a lungo. Stiamo andando a sbattere violentemente contro un muro e chi avrebbe gli strumenti culturali ed economici per capirlo, preferisce lo status quo, ignorando i rischi altissimi di una catastrofe per l’umanità. Pur di non mettere in discussione il sistema ed i privilegi che questo gli assicura.

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