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Diritti e rovesci

DEGRADO AL S.CAMILLO DI ROMA,CURATI IN TERRA AL P.SOCCORSOTi accorgi del regresso del nostro sistema sanitario quando ne hai davvero bisogno. Quando sei costretto ad attese lunghissime nelle sale del pronto soccorso sempre più affollate e sempre più distanti, perché con i tagli alla sanità sono stati ridotti ospedali e posti letto. Così il pronto soccorso s’è trasformato in un lazzaretto, un ospedale da campo, dove i pazienti attendono per giorni e giorni prima di trovare posto in reparto. Ma il pronto soccorso non è attrezzato per la degenza, e per i disgraziati che l’affollano si trasforma in un inferno, nel via vai frenetico di medici, infermieri e personale delle ambulanze che vi scaricano incessantemente infortunati ed infermi.

Solo barelle, pochissimi o nessun posto letto attrezzato con comodino ed armadietto. Tante, troppe, barelle da cui penzolano misere buste di plastica con quel poco di indispensabile che si riesce a tenere. Barelle messe alla rinfusa, nella completa promiscuità, in continuo movimento per lasciar passare altre barelle, sanitari nervosi e parenti angosciati. Il personale sanitario che vi lavora riesce a fare miracoli in condizioni penose, se fosse un lavoro diverso, sarebbero in sciopero perenne. Ma lì non è possibile fermarsi, ne va della vita della gente, e allora si fa il proprio dovere consapevoli che i politici che hanno generato quell’inferno il loro dovere non l’hanno certamente fatto, distraendo fondi da ciò che veramente è necessario per destinarli ad opere faraoniche, spesso inutili, quando non incompiute, servite ad alimentare un circuito criminale di corruzione con il pubblico denaro. Oppure in missioni di guerra con relativo bagaglio di armi in giro per il mondo, al guinzaglio della NATO. Oppure ancora in vitalizi e stipendi spropositati per la casta.

Accade che ti ritrovi a riflettere sulle cose veramente importanti della vita, sotto le luci intense dei neon sempre accesi, tra il rumore di apparecchi di monitoraggio ed il brusio incessante di cento voci, tra le quali anche lamenti di altri disgraziati. Passano così giornate senza fine, tra le proprie sofferenze e quelle ancora maggiori di altri sfortunati cittadini, colpevoli solo di non essere ricchi abbastanza da potersi permettere i canali preferenziali, di cui anche i politici e le loro famiglie s’avvalgono impunemente. Giorni passati nell’attesa che si liberi un posto letto in qualche reparto di qualche ospedale, magari anche a molti chilometri di distanza, con ulteriore disagio dei familiari che debbono affrontare viaggi sempre più lunghi per andare a trovare e portare conforto al proprio caro ricoverato. Quel conforto è diventato progressivamente più costoso, tra carburante, autostrade, parcheggi e quant’altro.

Mi ricordo però che non è stato sempre così, c’è stato un tempo in cui il pronto soccorso era solo pronto soccorso ed i degenti venivano subito smistati ai reparti. C’è stato un tempo in cui tanti ospedali, grandi, medi e piccoli, erano diffusi sul territorio e di posti letto ce n’erano a sufficienza.

Era il tempo in cui i politici promettevano scuole, ospedali e posti di lavoro sul territorio per farsi votare, dopo d’allora hanno trovato più conveniente fare gli interessi del settore privato. Obbedienti all’imperativo delle liberalizzazioni, hanno favorito il proliferare del business della sanità. Cliniche e laboratori analisi sono spuntati come funghi, mentre i tagli economici ed il dilagare della corruzione mettevano in crisi la sanità pubblica. Chi poteva permetterselo, migrava verso il privato. Tutti gli altri vedevano ridotto il proprio diritto alla salute, oltre che aumentato sensibilmente il contributo economico richiesto, attraverso i ticket.

Salute, pensioni, istruzione, trasporti pubblici e giustizia, tutto è divenuto più costoso per il cittadino comune. Curarsi è diventato più caro se non si possono attendere i tempi lunghi delle strutture pubbliche. Le pensioni sono state ulteriormente impoverite e differite nel tempo, rendendo necessaria una previdenza integrativa privata. Studiare è diventato più caro anche per chi non può permettersi prestigiose scuole private. Viaggiare è diventato più caro, obbligando all’uso dell’automobile molta gente che avrebbe volentieri usufruito di un trasporto pubblico efficiente. Avere giustizia è divenuto più caro, non fosse altro che per le durate bibliche dei processi in Italia. Tutto il comparto del welfare è andato via via riducendosi e degradandosi a tutto vantaggio dell’offerta privata di quegli stessi servizi, per chi se li può permettere, peggiorando significativamente la qualità della vita della gente comune che, complice la crisi, deve ora subire anche l’aggressione alle tutele lavorative ed al proprio reddito.

Insomma, da un certo punto in poi è come se i ricchi avessero rotto la tregua e dichiarato guerra ai ceti subalterni, che hanno subito passivamente l’esproprio di ricchezza e diritti, proprio come gli ebrei subivano le deportazioni nei lager nazisti, senza ribellarsi. Tuttavia, in quel caso l’uso della coercizione violenta era palese. Adesso invece i ceti subalterni, che sono la maggioranza, stanno accettando questo esproprio come fosse la conseguenza di una guerra che non è stata neppure combattuta, in virtù della fede cieca nella economia di mercato e delle sue sacre leggi, che richiedono sempre più austerità e tagli alla spesa pubblica.

E’ il Culto del dio Denaro che reclama il nostro sacrificio.

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