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Siamo Guelfi o Ghibellini?

Guelfi_e_ghibelliniOstinarsi ad osservare gli eventi del nuovo millennio attraverso le lenti delle categorie politiche che si usavano nel secolo scorso, può dare una percezione distorta della realtà. Come la società, anche la filosofia, la sociologia e la politica si evolvono con essa. Il pensiero degli uomini cambia e le antiche categorie devono essere riadattate alla nuova realtà. Continuare a voler inquadrare atti e pensieri degli uomini all’interno degli antichi recinti della Destra e della Sinistra, non consente di distinguere i nuovi processi in atto nella società, che di fatto tali recinti hanno già scavalcato, dando luogo a nuove forme di pensiero politico, che sono frutto dell’ovvia evoluzione delle vicende umane, ovvero della Storia.

Destra e Sinistra hanno rappresentato pensieri ed ideali di uomini abbastanza diversi da noi, nel contesto di società enormemente mutate nel corso del secolo scorso. Riconoscendosi in tali categorie, gli uomini del passato recente si sono impegnati e battuti, anche con le armi, al pari di altri uomini appartenuti ad un passato più remoto che a lungo si divisero tra Guelfi e Ghibellini.

Certo, Karl Marx ci spiega che la Storia è l’eterno conflitto tra classi dominanti e classi subalterne, e la Sinistra è a favore delle classi subalterne. Ma nella Storia accade anche che le classi si scambino i ruoli, o che le classi subordinate preferiscano obbedire alla classe dominante nazionale, piuttosto che allearsi con le classi subordinate dei paesi stranieri, massacrandosi a vicenda.

Nella complessa società attuale, poi, è diventato estremamente difficile identificare la classe dominante. Chi domina veramente? L’un per cento più ricco del pianeta? Le grandi banche e i loro top manager? Le varie caste politiche? L’apparato militare e industriale degli eserciti? Le corporation multinazionali? I mass-media pervasivi? Le burocrazie e le tecnocrazie statali? Tutti insieme appassionatamente?

Molto più facile identificare le classi subalterne, nei diversi strati della piramide sociale, a partire da quelli più in basso occupati dagli ultimi della terra, coloro che in ogni angolo del mondo hanno solo gli occhi per piangere e le braccia per faticare.

Purtroppo, Destra e Sinistra vengono ormai sfruttate in termini di consenso elettorale, in quanto simboli emotivi d’appartenenza, al pari dei gonfaloni cittadini o dei colori delle squadre di calcio, indipendentemente dalle posizioni concretamente a favore delle classi dominanti piuttosto che di quelle subordinate.

Ecco dunque il paradosso di formazioni politiche etichettate di destra che fanno propri temi e lotte dismessi dalla sinistra, ma ancora percepiti come importanti in vasti strati popolari. Forse dovremmo tutti ricordare quella massima di Confucio, resa celebre da Mao: “Non importa di che colore sia il gatto. Importante è che prenda il topo”.

Se c’è una lezione che dovremmo trarre dalla fine delle ideologie, grazie all’affermazione globale dell’economia (che è l’ideologia dietro al denaro), è quella di essere pragmatici e giudicare leader, partiti e movimenti esclusivamente dai fatti concreti, piuttosto che dalle parole e dalle bandiere.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore