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Il terzo decennio

Grillo-CrozzaAlla soglia dei sessant’anni, posso definirmi un testimone, che ha vissuto quest’ultimo mezzo secolo guardando gli avvenimenti dal suo personale osservatorio, con la consapevolezza di aver potuto incidere poco o nulla su di essi. In particolare, tale consapevolezza è andata crescendo col tempo, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, quando ero invece convinto che i giovani come me potessero cambiare la società con le lotte ed il rifiuto di quel modello di vita che la società proponeva ed imponeva. Era il tempo delle stragi eversive, delle bombe piazzate per diffondere paura e insicurezza, ma anche delle lotte operaie e studentesche, delle grandi manifestazioni popolari e delle occupazioni di scuole, fabbriche ed università, degli scioperi, generali e selvaggi. Erano gli anni dei figli dei fiori e delle Comuni anarchiche, della protesta sociale contro la guerra nel Vietnam e del rock pacifista, suonato nei concerti per soli giovani da giovani rock band.

E mi ricordo chi voleva

al potere la fantasia…

erano giorni di grandi sogni…sai

erano vere anche le utopie

Ma non ricordo se chi c’era

aveva queste queste facce qui

non mi dire che è proprio così

non mi dire che son quelli lì!

[Vasco Rossi]

 

Poi le rock star hanno cominciato ad invecchiare, proprio come il loro pubblico, mentre io mi accorgevo che chi riusciva ad incidere davvero sulla realtà, faceva immancabilmente un salto qualitativo verso la fama e la ricchezza, sia che si trattasse di artisti, che di inventori di quei nuovi oggetti che andavano diffondendosi: i computer e le loro applicazioni. La spinta al cambiamento s’era trasformata da fenomeno collettivo a percorso individuale, decisamente più gratificante per il singolo fortunato di successo. Così parve anche a me di dovermi dar da fare in ciò che meglio mi riusciva e cercare di aver successo, ovvero scrivere software. Ed in parte ci riuscii, considerando da dove ero partito. Misi su famiglia e godetti di un tenore di vita piccolo borghese, migliore di quello della mia famiglia d’origine.

Qualcuno li ha chiamati gli anni del riflusso nel privato, dopo la delusione di quell’assalto al cielo fallito, trasformatosi nella mattanza degli anni di piombo, con il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro che ne segnarono l’apoteosi. All’inizio degli anni Ottanta il pendolo della Storia invertiva la sua oscillazione. Con la marcia dei 40.000 a Torino la gente stava dicendo basta, accontentiamoci di ciò che s’è ottenuto finora e pensiamo a vivere meglio. In fondo quelle lotte avevano portato a salari migliori e tutele maggiori per i lavoratori, oltre ad una ventata di libertà nella società. Così si arrivò all’abolizione della scala mobile ed al referendum perso dal PCI nel 1985, perché dopo la redistribuzione degli anni precedenti, ora il capitale doveva tornare ad accumularsi per far fronte alle nuove sfide, che vedevano il prodotto italiano affermarsi nel mercato sempre più globale. Furono gli anni di Craxi e della sua Milano da bere, dell’Italia quinta potenza economica del mondo, del benessere diffuso dalla miriade di fabbrichette e dunque della fine delle ideologie, sancita dalla caduta del muro di Berlino e dal crollo dell’Unione Sovietica al termine di quel decennio.

Nel 1992 il politologo americano Francis Fukuyama poteva pubblicare il saggio Fine della storia, in cui affermava che il capitalismo e la democrazia liberale stavano per divenire la forma finale di governo del mondo. Nel frattempo l’Italia, che aveva aderito allo SME nel 1978 con parere contrario del PCI, era andata in crisi a seguito della decisione di rientrare nella banda ristretta di oscillazione del cambio, che fino al 31 dicembre del 1989 era stata del 6%. La crisi economica andò peggiorando fino a quando il governo Amato decise l’uscita dallo SME, nel settembre del 1993, il giorno dopo l’uscita della sterlina inglese. La lira si svalutò un poco, ma l’economia riprese alla grande, così come l’occupazione.

Dopo quella che allora ci era sembrata una grande crisi economica, la stagione delle inchieste di Mani Pulite fece seguito alla richiesta di moralità da parte dell’opinione pubblica. Gli scandali disvelati spazzarono via in breve una classe politica che aveva fatto il proprio tempo già alla caduta del muro di Berlino, ma rimasta al potere per mancanza di alternative. In fretta e furia si approntarono le alternative per le elezioni politiche del 1994, costituite dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto, che aveva traghettato il PCI nel PDS, diluendo ulteriormente il poco rosso residuo, e la neonata Forza Italia dell’imprenditore televisivo Silvio Berlusconi, abile nel chiamare a raccolta tutti gli anticomunisti, mentre la TV era diventata già da tempo il passatempo preferito dagli italiani.

Cominciò così il ventennio berlusconiano, anche se in realtà il centrosinistra ha governato per la metà del tempo con i vari Dini, Prodi, D’Alema e Amato. Lungi dall’aver appreso qualcosa dalla crisi dello SME, soprattutto i partiti di centrosinistra identificarono nell’adesione all’euro (con il conseguente vincolo di cambio) e nel rafforzamento dell’integrazione europea, gli antidoti alla deriva berlusconiana, percepita e propagandata come un rischio per la democrazia italiana. Fu nell’ultimo lustro del secolo scorso che nacque e si diffuse quel Sogno europeo per il quale ogni sacrificio era giustificato, come il contributo straordinario per l’Europa, tassa introdotta da Prodi nel 1996, o la rivalutazione della lira avvenuta nello stesso anno per poter aderire all’euro, e bella mazzata per il nostro export.

Il nuovo millennio s’aprì con eventi che difficilmente avrei previsto un decennio prima. L’introduzione della moneta unica fu propagandata come un traguardo epocale e festeggiato in tutta Europa, anche se da noi i prezzi al dettaglio andarono rapidamente adeguandosi al cambio di un euro per mille lire, mentre le retribuzioni restavano al palo. I fatti del G8 di Genova mostrarono quanto fragile è il confine tra uno Stato di diritto ed uno Stato di polizia, oltre alla debolezza della nostra democrazia, indipendentemente dall’adesione all’euro e alla UE. Con gli anni la giustizia avrebbe in parte sanato quella ferita, ma resta come una macchia indelebile nella nostra storia, il male che in quei giorni è stato ingiustamente inflitto a tanti inermi cittadini, in dispregio alle leggi ed alla civiltà, per puro sadismo, da parte di rappresentanti dello Stato. Infine l’11 settembre del 2001, e l’abbattimento delle Twin towers in mondovisione. La conseguente dichiarazione di guerra degli USA al terrorismo e agli Stati canaglia che lo appoggiavano. L’invasione dell’Afghanistan, nella vana ricerca di Osama Bin Laden, e la cui occupazione è ancora in atto, anche con il supporto italiano. L’invasione dell’Iraq giustificata dalla falsa accusa di detenzione di armi di distruzione di massa, costata quasi un milione di vittime tra civili e combattenti, le cui imprevedibili conseguenze hanno spinto persino Tony Blair, all’epoca alleato entusiasta di George W. Bush insieme ad Aznar e Berlusconi, a fare recentemente atto di contrizione.

Ma l’evento senza dubbio più significativo del primo decennio del nuovo secolo è stato lo scoppio della grande crisi economica, iniziata con il fallimento della Lehman Brothers. Significativo perché ha inciso sulla carne viva di milioni di persone in tutto il mondo, che hanno patito la perdita del lavoro, della casa, della salute e persino della vita, o anche solo una forte riduzione del proprio reddito, con conseguente peggioramento del tenore di vita, ai limiti dell’indigenza. Da noi la crisi è arrivata con un paio d’anni di ritardo, ma i suoi effetti sono stati devastanti. A sette anni di distanza la nostra economia è ancora lontana dai livelli pre-crisi, sia come Pil che come occupazione, in compenso tutta l’eurozona è in deflazione e il nostro debito pubblico non è mai stato così alto. L’adesione alla moneta unica ed ai trattati che ne regolano il funzionamento ci ha privato degli strumenti per poter reagire alla crisi. Ci stiamo accorgendo che l’aver devoluto la nostra sovranità monetaria non ci ha protetto dalla crisi, ma anzi l’ha aggravata, allo stesso modo in cui ci rendiamo conto che sul problema dei profughi o dell’uso dell’esercito ognuno pensa per sé.

Con la recente vicenda Greca s’è visto quanto conti la volontà popolare di un piccolo Stato europeo contro la potenza della BCE e la politica della Germania. Anche se noi l’avevamo già vista all’opera nel 2011 con il benservito a Berlusconi. Da allora in poi non un solo premier è stato indicato dalla volontà popolare, né tanto meno s’è sottoposto al giudizio degli elettori, ad eccezione di Monti, seppur con un risultato umiliante.

Dopo la Grecia, saranno Portogallo e Spagna i prossimi casi da affrontare, mentre la Francia s’è già smarcata, invocando la sicurezza nazionale per liberarsi dai vincoli di bilancio, dopo i recenti attentati di Parigi. In Portogallo sta per nascere un governo euro-scettico ed in Spagna si voterà tra breve, con la prospettiva di un rafforzamento dei partiti euro-critici. Il nostro paese seguirà l’onda e probabilmente un governo 5 Stelle ci traghetterà fuori dall’euro nei prossimi tre anni.

Il terzo decennio me lo immagino più tranquillo, dopo che gli ultimi anni del secondo decennio avranno fatto vedere il peggio, tra guerre, attentati, rivolte e migrazioni. Se siamo fortunati un diverso assetto economico e politico europeo potrà favorire sia una reale ripresa economica, che una maggiore stabilità nell’area mediterranea, al cui sviluppo occorre guardare con lungimiranza se si ha a cuore la pace. Se invece non fossimo fortunati, non essendoci limite alla disgrazia, potremmo attenderci anche il peggio, ovvero guerra e distruzione.

Voglio essere ottimista e pensare che in qualche modo ce la caveremo, io, le mie figlie, i miei nipoti, noi italiani, noi europei, noi uomini. Voglio immaginare per allora un movimento guidato dall’ex comico Maurizio Crozza, si presenti alle elezioni per contrastare il predominio incontrastato dei 5 stelle. E che spasso saranno quegli scontri in streaming TV tra un Grillo quasi ottantenne e un Crozza quasi settantenne.

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