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Il tramonto dell’Europa

eurotramontoInizia a farsi strada ovunque la consapevolezza che questo modello d’Europa sia disfunzionale per i nobili fini che avevano guidato il processo d’integrazione. In verità, questa consapevolezza alcuni popoli avevano già avuto modo d’esprimerla nel 2005, all’epoca dei referendum in Francia ed Olanda per l’approvazione della Costituzione europea, ma le élite hanno pensato bene di aggirare l’ostacolo tramite lo strumento del Trattato di Lisbona nel 2009. Ora, grazie soprattutto alla vicenda greca, anche ampi settori dell’intellighenzia e della politica iniziano ad avere dubbi sull’impianto di governance e sui beneficiari reali di questa architettura che l’élite ha voluto ad ogni costo imporre.

In questi giorni si assiste al ripensamento critico di quanti, soprattutto a sinistra, s’erano eletti a paladini, senza se e senza ma, del sogno europeo incarnato nella moneta comune. Lascia a bocca aperta l’analisi dell’ex premier Massimo D’Alema, che accusa le banche tedesche di lucrare sui differenziali d’interesse con la Grecia, con un enorme trasferimento di ricchezza dalla povera Grecia alla ricca Germania. Viene da chiedersi dov’era lui (che oggi firma l’appello per il no al referendum greco, con Stiglitz e Piketty) e tutte le altre anime belle della sinistra quando quest’impianto europeo veniva edificato, salvo accorgersi solo ora che l’edificio è una prigione-caserma.

Le crepe che vanno aprendosi, impensabili fino a pochissimo tempo fa, sono il precursore del crollo imminente di tutto l’edificio, nonostante possa ancora sembrare incontrastabile la forza delle élite di potere in Europa, ora come non mai asserragliate alla guida di un strumento di dominio, a difesa di interessi sempre più palesi, e proprio in virtù di ciò nude agli occhi dei popoli, come ci spiega anche Lucia Annunziata.

Che cosa stiamo apprendendo noi cittadini in questi giorni? Che nella pletora di governanti che si riuniscono di continuo, la voce che conta di più è quella tedesca, per tutte le decisioni cruciali, soprattutto in materia economica. Come nella Fattoria degli animali di Orwell, tutti gli Stati sono uguali, ma la Germania è più uguale degli altri. Così può permettersi di sforare i parametri di Maastricht quando ciò le torna comodo, oppure di sottrarre alla vigilanza della BCE le proprie casse di risparmio, o ancora superare ripetutamente il surplus con l’estero, già fissato ad un asimmetrico 6% sul Pil, mentre il deficit tollerato era il 3%. Insomma, Deutschland uber alles, anche senza le panzer division, ma grazie ad un euro che si è rivelato il supporto ottimale al mercantilismo tedesco.

Stiamo anche apprendendo che l’Europa è un ottimo spazio per muovere e guadagnare denaro, almeno per chi ne ha già molto, ma, come gli individui nella società, gli Stati sono lasciati sempre più soli nell’affrontare i loro problemi, che siano di crisi umanitaria per l’afflusso massiccio di profughi o per l’impoverimento di vasti strati della popolazione, poco importa, ciascuno può contare solo su di sé. Sempre a condizione che non stoni fuori dal coro e rispetti i vincoli stabiliti dall’élite.

Abbiamo già appreso che la democrazia conta sempre meno, perché i trattati non sono soggetti al processo democratico (parola di Juncker). Che il governatore della BCE, sottratto a qualunque giudizio popolare, può dettare l’agenda politica dei governi nazionali, nero su bianco, sotto il ricatto dello spread. Che votare destra o sinistra cambia poco se poi le politiche vengono decise altrove, e quindi sempre più cittadini scelgono di non recarsi alle urne. Che i governi recalcitranti possono essere rimossi a piacimento, come nel caso di Berlusconi in Italia, Papandreou e ora Tsipras in Grecia.

Ci stiamo rendendo conto della potente macchina di propaganda realizzata a supporto di questo progetto europeo, in grado di ripetere su tutti i media concetti distorti e fuorvianti, nascondere verità scomode e fiancheggiare un potere pronto a ricambiare con il denaro e la cooptazione nelle élite dei politici, giornalisti, docenti universitari ed intellettuali compiacenti, in quella che gli anglosassoni definiscono “oligarchic capture”. Menzogne diverse propagandate ai differenti popoli allo scopo di deviarne il malcontento, indirizzandolo contro altri soggetti deboli, in una quanto mai opportuna – per il potere – guerra tra poveri.

Di tutto ciò stanno prendendo consapevolezza i popoli d’Europa insieme con la parte onesta dell’intellighenzia, e comunque andrà a finire la vicenda greca, la fortezza Europa è prossima a sgretolarsi dall’interno, grazie al moderno Cavallo di Troia escogitato dalla coppia Tsipras-Varoufakis. Ma sta per sgretolarsi anche per l’incapacità americana di esercitare un’influenza determinante, in una fase di riposizionamento geo-strategico da parte della superpotenza USA, mentre è in atto uno scontro sempre meno velato con i crescenti interessi capitalistici globali dei paesi Brics e della Germania. Non sono un caso le indiscrezioni di Wikileaks di questi giorni sulle intercettazioni ai danni di Angela Merkel da parte dei servizi USA, ed il conseguente pubblico disappunto espresso dalla cancelliera.

Non può certo far comodo agli USA una Grecia fuori dalla UE e destabilizzata dalla crisi di liquidità nella quale l’ha costretta l’Europa stessa, ed infatti l’amministrazione americana sta da tempo esercitando forti pressioni sulla Germania perché arrivi ad un accordo, mentre quasi tutto l’establishment economico americano è schierato a favore della Grecia.

Di sicuro il traballante edificio europeo non sarà in grado di resistere ad un altro stress in stile Grecia, che già si annuncia per novembre, con le elezioni spagnole ed il probabile approdo di Podemos al governo. Ammesso che non crolli prima, con il rompete le righe attuato in anticipo dalla Germania, perché, come ha detto la Merkel qualche giorno fa, il fallimento dell’euro è il fallimento dell’Europa. E quel giorno per i tedeschi sarà meglio ritrovarsi con i marchi in tasca.

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