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Imperi e repressione

montezumaScrive Scalfari nel suo sermone domenicale:

la sinistra ha il compito di porsi l’obiettivo di costruire l’Europa federata che riformisti e moderati debbono far nascere insieme, come richiede una società globale governata da Stati di dimensioni continentali

Ancora una volta il grande vecchio del giornalismo italiano confonde la realtà con i suoi desiderata. Come sempre il suo auspicio è per la nascita degli Stati Uniti d’Europa, che insieme con USA, Cina, Russia, India e Brasile, governino la società globale, in stile 1984 di Orwell. Agglomerati mastodontici e burocratici di popoli, razze e culture diverse, frullati insieme nella necessità economica di competere su scala globale. Se questo vi può sembrare un bel sogno, ve lo lascio volentieri. La realtà è invece assolutamente differente e ci dice che oggi sul pianeta ci sono 196 Stati sovrani ed altri 9 a riconoscimento limitato; quando sono nato io, nel 1957, di Stati sovrani ve n’erano 97, altri 3 erano occupati, 13 erano Mandati della Lega delle Nazioni, 2 erano membri non sovrani delle Nazioni Unite e la Cina reclamava ancora la sovranità; un secolo fa, alla vigilia della prima guerra mondiale, di Stati sovrani ce n’erano appena 61, più altri 8 semi-indipendenti. Non c’è dubbio che la tendenza dell’ultimo secolo sia per una maggiore frammentazione, piuttosto che una concentrazione delle entità nazionali. La ragione è intuibile, visto che gli Stati di grandi dimensioni geografiche e demografiche, tendono a trasformarsi in imperi, schiacciando autonomia e libertà delle tante piccole comunità periferiche, così come i loro diritti sociali, queste si ribellano e come possono rivendicano l’indipendenza, spesso soffocata con la repressione. Infatti, tenere insieme un impero richiede forti controlli di polizia e pronta repressione delle proteste. In questo senso è indicativo l’altissimo numero di carcerati che si registra negli USA: un detenuto su cinque nel mondo sta in un carcere USA, mentre la polizia americana gode di una sorta di licenza di uccidere valida per gli afroamericani che vivono nei sobborghi poveri e degradati delle città. Ma anche gli apparati repressivi di Cina e Russia, altri Stati giganti nella competizione globale, non sono da meno; della Cina non sappiamo neppure il numero di condanne capitali eseguite né l’entità della popolazione carceraria, mentre la Federazione Russa è governata col pugno duro da più di 16 anni da un ex colonnello dei servizi segreti. Per tenere insieme gli ipotetici Stati Uniti d’Europa sarebbe necessario un gigantesco apparato repressivo con comando centralizzato; nel volgere di un decennio andrebbero costruite molte nuove prigioni dove detenere i ribelli indipendentisti di tutt’Europa, magari appaltate ai privati come già accade negli USA. L’insurrezionalismo indipendentista rischierebbe di saldarsi ad un terrorismo islamico alimentato dagli enormi flussi migratori e dalla perdurante crisi economica, giustificando uno stato di polizia e una durissima repressione in Europa. In questo clima, con anche i diritti sindacali ridotti al lumicino, la sinistra italiana ed europea potrà sentirsi fiera di “essersi posta alla testa di questo ideale” (E. Scalfari).

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