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Incertezza sovrana

Ho voluto attendere un po’ prima di commentare il risultato del referendum sulla Brexit. Del resto in questi giorni di commenti non si avvertiva certo la penuria, e sinceramente non ritengo di dover aggiungere altro rumore alla canea che da quell’evento ha preso il via, se non che quest’ultimo periodo mi ha regalato alcune soddisfazioni, a partire dalla batosta presa dal PD alle recenti elezioni dei sindaci, proseguendo con l’esito del referendum inglese, fino alla notizia dell’ultim’ora dell’annullamento del risultato del ballottaggio per l’elezione del presidente austriaco. Magari qualcuno sperava qualcosa di più dal replay delle elezioni spagnole, ma ragionando obbiettivamente, perché i cittadini spagnoli avrebbero dovuto cambiare massicciamente il proprio voto a soli sei mesi di distanza? Infatti il quadro che ne è scaturito ricalca il precedente, e la difficoltà di formare un governo è rimasta pressoché immutata. Ma il quadro europeo invece è notevolmente cambiato, l’impossibile è accaduto, il Regno Unito ha infranto il tabù dell’irreversibilità dell’Unione Europea. Recedere è possibile e gli inglesi lo hanno fatto, quando si sarà posato il polverone mediatico, la realtà apparirà per ciò che è sempre stata, la Gran Bretagna rimarrà nel continente europeo al pari della Svizzera, della Norvegia e di tutti gli altri stati, continuando a commerciare con tutti così come è sempre avvenuto nella storia. Forse il deficit della bilancia commerciale inglese necessitava comunque di una correzione e la Germania non poteva continuare all’infinito ad accumulare miliardi di surplus dalla Gran Bretagna, fatto sta che la Brexit arriva al momento giusto, fornendo agli inglesi il pretesto per un aggiustamento.

Dal blog Goofynomics

La parola predominante nei commenti di questi giorni è incertezza. Incertezza dei mercati che non sanno più prevedere gli eventi, dei risparmiatori che temono per i propri risparmi, della politica che affronta scenari inediti (“acque inesplorate”) senza la guida degli ideali novecenteschi, dei cittadini elettori che fino all’ultimo non sanno più chi votare divenendo insondabili, dei lavoratori che vedono progressivamente avanzare la precarietà e allontanarsi la pensione, dei consumatori che la deflazione spinge a non spendere in attesa che i prezzi scendano ulteriormente. Incertezza anche sul futuro della UE e dell’euro, la cui disfunzionalità ha arrecato danni enormi alle economie della periferia d’Europa. Eppure si è sempre saputo che una moneta unica non sarebbe stata sostenibile in assenza di una politica fiscale comune e della mutualizzazione del debito, come pure è sempre stata nota l’avversione tedesca per entrambe le cose, ma in molti si sono illusi che la Germania avrebbe mutato atteggiamento se fosse stato davvero a rischio l’euro che tanti vantaggi ha portato all’industria tedesca, come dire: “Droghiamo di euro (surplus) la Germania e quando non potrà più farne a meno la costringeremo ad accettare bilancio comune ed eurobond”. Peccato che per arrivare a ciò è stato necessario dissanguare (deficit) qualche altro paese, ed in ogni caso non ha funzionato. Ogni concessione fatta dalla Merkel porta voti agli euro-scettici di Pegida e AfD, e l’anno prossimo ci saranno le elezioni.

In questa chiave può forse essere letto lo scontro surreale tra Merkel e Renzi sugli aiuti pubblici alle banche italiane. Mentre la cancelliera ribadiva la linea di intransigenza alle regole e Renzi gli rinfacciava di averle infrante nel 2003, la Commissione Europea aveva già deciso di autorizzare l’Italia ad attivare uno scudo da 150 miliardi di euro come paracadute per le banche in crisi. Forse è in atto uno scontro sotterraneo tra la Germania e la Commissione, che intende emulare Draghi nel suo “whatever it takes”, per salvare la UE, anche accelerando al massimo la procedura d’uscita della Gran Bretagna, contro gli interessi di Berlino.

Dice: ma quando si è trattato di salvare le banche tedesche, il governo ha elargito soldi pubblici a piene mani. Vero, ma erano soldi tedeschi. Nel caso nostro, il governo dovrà emettere 150 miliardi di debito, che verrà in buona sostanza acquistato dalla BCE con il suo QE. Quindi noi mettiamo in sicurezza le banche e la BCE si ritrova in pancia altri miliardi di titoli pubblici italiani. Quando lo spiegheranno anche ai tedeschi ci sarà da ridere.

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