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La moneta da un trilione di dollari

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Avevo sospettato che una cospicua parte del flusso di denaro che ha abbandonato l’Italia nell’ultimo anno e mezzo, fosse finita nelle tasche dei possessori stranieri dei titoli di Stato, cioè principalmente banche francesi, inglesi e tedesche. Invece lo stock di titoli pubblici detenuti dagli investitori esteri è cresciuto (676 mld di euro), tornando quasi ai livelli di un anno fa (703 mld di euro). In effetti il loro rendimento, malgrado la riduzione dello spread, è ancora interessante per le banche europee, a corto di impieghi sicuri.

Dunque si è trattato di vera e propria fuga di capitali, alla ricerca sia di maggior sicurezza che di migliori opportunità d’investimento, visto lo stato comatoso della nostra economia. Lo confermano anche i risultati di una indagine di Swg per Coldiretti, secondo la quale solo il 10% degli intervistati ha una visione ottimistica del futuro, mentre il 48% pensa che la situazione possa peggiorare e un altro 42% non vede miglioramenti all’orizzonte.

Siamo in piena recessione da oltre un anno e la disoccupazione galoppa. A differenza della prima fase della crisi, nel 2009, ora anche il mercato immobiliare mostra vistosi segni di cedimento, con le compravendite ridottesi di quasi un quarto in un anno e il 40% di mutui prima casa concessi in meno dalle banche.

Del resto le banche sono le prime che hanno fiutato la brutta aria ed hanno ridotto il credito a famiglie e imprese, malgrado ciò (o meglio, anche per questo) le sofferenze bancarie sono cresciute, come pure le esecuzioni immobiliari e le vendite all’asta, che vanno ad inflazionare un mercato già in ribasso.

E’ il credit crunch, bellezza! Che ci porta direttamente nella trappola della liquidità, perché la gente preferisce tenersi i soldi quando l’aspettativa è di deflazione, ma soprattutto se ritiene che la situazione possa ancora peggiorare. Il calo dei consumi si riflette direttamente nella diminuzione della produzione e quindi dell’occupazione e del reddito, mentre l’economia s’avvita in una spirale recessiva.

Come se già non bastasse tutto ciò, il governo aumenta le tasse e taglia la spesa pubblica, così la gente avrà ancora meno soldi da spendere, dovendo però far fronte all’aumento di prezzi e tariffe dei servizi pubblici ridotti con i tagli di spesa, che colpiscono principalmente il welfare e il pubblico impiego.

Forse dovremmo anche noi coniare una moneta di platino da un trilione di dollari, come s’appresta a fare il Tesoro degli Stati Uniti per aggirare i vincoli legali sulla stampa del denaro, e continuare a pagare i conti dello Stato.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore