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La mossa svizzera

Swiss_flagOggi la banca centrale svizzera ha rimosso il vincolo con l’euro, sganciando di fatto la valuta elvetica dalla moneta unica alla quale era vincolata da quattro anni, in un rapporto di 0,8 euro per un franco. Tale livello veniva garantito dalla banca centrale, tramite acquisti di valuta estera pregiata, dollari, yen e sterline, ma soprattutto euro, essendo l’eurozona il maggior partner commerciale. In pratica si stampavano franchi e si acquistava valuta estera per tenere basso il valore della divisa svizzera. Decisamente meglio di quanto dovette fare per un periodo la Banca d’Italia per garantire l’aggancio allo SME (ovvero al marco tedesco), nel 1992. Allora la lira tendeva a svalutarsi e la B. d’I. si dissanguò, vendendo valuta pregiata per riacquistare lire, nel tentativo di sostenerne il valore.

Negli ultimi quattro anni in Svizzera c’è stata di fatto una doppia circolazione monetaria, con i bancomat che erogavano indifferentemente franchi ed euro e molti esercizi commerciali che accettavano entrambe le valute.

La decisione odierna della banca centrale svizzera è stato quanto di più traumatico abbia sperimentato l’economia della confederazione nell’ultimo quarto di secolo. Il franco svizzero s’è rivalutato in brevissimo tempo di quasi il 30% sull’euro, scendendo sotto la parità per poi assestarsi ad 1,04. La borsa di Zurigo ha perso in una giornata quasi il 9%, penalizzando maggiormente le imprese esportatrici, che con un franco così forte vedranno calare i loro fatturati. Stiamo parlando di svariate decine di miliardi di capitalizzazione evaporati improvvisamente. Qualcuno ha anche stimato un 0,7% in meno di crescita del PIL, ovvero dai 60 agli 80 mila posti di lavoro in meno (anche se attualmente il paese è prossimo alla piena occupazione).

Che cosa ha spinto le autorità monetarie elvetiche a questa dolorosa mossa? Di una cosa possiamo essere certi: gli svizzeri hanno con il denaro un rapporto oculato da sempre, attraversando indenni crisi e sconvolgimenti planetari, mentre gestivano e custodivano al meglio patrimoni propri ed altrui. Costruendo al contempo un invidiabile stato sociale e garantendo un diffuso grado di benessere. Se oggi hanno deciso di sganciarsi dall’euro, i motivi sono stati attentamente soppesati.

Meglio uscire ora che tra 6 o 12 mesi quando il quadro potrebbe essere più difficile ovunque”, ha dichiarato oggi il presidente della banca centrale, Thomas Jordan, a Bloomberg.

Forse è iniziata la fuga dalla barca che affonda (dopo aver urtato l’iceberg). Se non ritenessero che la barca sta per affondare, gli svizzeri avrebbero potuto facilmente continuare ad acquistare euro per poi convertirli in oro, come peraltro richiesto anche dal referendum popolare approvato poche settimane fa. Invece hanno deciso di tirarsi fuori adesso, nonostante le perdite, probabilmente certi che dopo sarebbe stato peggio. Ritrovarsi nelle casse centinaia di miliardi di una valuta in caotica dissoluzione, non deve essere sembrato un buon affare (e le riserve in valuta sono arrivate all’80% del PIL). Ma soprattutto avere il corrispettivo valore in franchi detenuto ad di fuori dei propri confini, non deve essere parsa più una buona cosa alle autorità monetarie elvetiche.

Forse è davvero cominciato il conto alla rovescia.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore