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La Repubblica delle cariatidi

napolitano-scalfariE’ un po’ che assistiamo al crescere dello scontro tra il fondatore del quotidiano La Repubblica, Eugenio Scalfari, e una tra le più brillanti collaboratrici della testata, Barbara Spinelli, nonché figlia di Altiero. Nell’ultimo fine settimana lo scontro è arrivato al calor bianco, consumando forse una clamorosa rottura tra i due.

Nell’articolo in cui Scalfari attacca violentemente la Spinelli, è contenuta anche la definizione del presidente Napolitano quale “padre guardiano” di Enrico Letta. Forse avrebbe dovuto scrivere padre-padrone, ma sarebbe stato troppo forte.

Giorgio Napolitano, classe 1925, che partendo dai Gruppi Universitari Fascisti, ha avuto una formidabile carriera politica fin dal 1953, quando fu eletto deputato per la prima volta nel PCI, arrivando col tempo a ricoprire quasi tutte le più alte cariche istituzionali, per concludere con la doppia presidenza della Repubblica. E’ il vero dominus politico degli ultimi anni, il suo potere si è dilatato di pari passo all’incedere della crisi economica e la perdita di consenso dei partiti tradizionali. Inquietante il suo pressing sul Parlamento perché cambi quella stessa Costituzione sulla quale ha giurato per due volte e di cui dovrebbe essere garante supremo. Si è autoproclamato invece garante dell’Europa e della stabilità ad ogni costo, nemico giurato delle elezioni anticipate.

Eugenio Scalfari, classe 1924, è anch’egli un pilastro dell’establishment. Il gruppo editoriale che controlla ha molta più influenza di un partito, e spesso è stato usato per influenzare i partiti, specie il PD. E’ andato assumendo negli ultimi due anni posizioni sempre più integraliste a difesa della costruzione europea, identificata quasi esclusivamente nella moneta unica, nonostante i disastri provocati nei paesi della periferia e denunciati da fior di economisti. Non perde occasione per biasimare (e richiamare all’ordine) chi rema contro la stabilità delle larghe intese e il suo sponsor, Giorgio Napolitano, fosse anche un’intera rete televisiva, come LA7, rea di dare troppo spazio a Grillo.

Questi due arzilli vegliardi, spalleggiandosi l’un l’altro, tengono in scacco il paese nel momento più drammatico della sua storia recente, ostacolando in ogni modo un reale rinnovamento della classe politica. L’eventualità che nuove e non ortodosse soluzioni possano affermarsi nel dibattito politico, per tentare di far uscire l’Italia dalla recessione e dal declino industriale e politico, li vede all’unisono tragicamente contrari.

Incuranti del rischio incombente di demenza senile, essi decidono per milioni di italiani, molto più interessati di loro al proprio futuro. Fustigano dissidenti e critici, nel nome della conservazione dello status quo, da loro rinominato “stabilità” di governo.

Non è solo Grillo e il M5S a dover temere questa formidabile coppia di cariatidi al potere. Anche il neo eletto segretario del PD, Matteo Renzi, se li ritroverà ben presto di traverso sulla sua strada e dovrà decidere se perseverare nella battaglia per un effettivo ricambio generazionale, oppure chinare la testa ed adeguarsi. Lo vedremo molto presto.

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