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La trappola della liquidità da un altro punto di vista

siccitaL’acqua è elemento essenziale per la vita, la sua abbondanza è da sempre fattore di sviluppo di floride comunità. Il controllo e la distribuzione delle risorse idriche sono senz’altro stati tra i motivi della longevità dell’impero romano.

Tuttavia oltre l’abbondanza vi può essere l’eccesso, cosicché anche la benefica acqua è talvolta causa di catastrofiche alluvioni.

L’uomo si confronta da sempre con gli elementi naturali, che alle loro estreme manifestazioni, possono rappresentare un pericolo per l’incolumità e le attività delle persone.

Dovremmo aver imparato con l’esperienza a prevenire situazioni di rischio, ma in realtà interessi economici spesso ci spingono ad ignorare le conoscenze che l’umanità ha accumulato nel corso della sua storia.

Ecco quindi il verificarsi di disastri annunciati e prevenibili, se solo si fosse evitato di costruire in determinate zone, o si fosse salvaguardato il naturale corso di fiumi e torrenti, e ci si fosse presa cura del territorio.

Ma seppure riuscissimo a trarre profitto dall’esperienza pregressa e dai progressi scientifici per ridurre sensibilmente i danni di un’alluvione, non avremmo evitato la possibilità dell’estremo opposto: la siccità.

Perché se l’eccessiva abbondanza d’acqua è fonte di pericoli, anche la sua penuria lo è, ed un comportamento di ragionevole prevenzione deve tener conto di entrambi gli estremi.

Come l’acqua per la vita, il denaro è essenziale per il funzionamento della nostra economia. Senza il denaro l’attività economica regredirebbe al baratto e gran parte del nostro benessere svanirebbe per incanto.

Anche per il denaro vale la regola che potremmo definire della “giusta misura”. Un’inondazione di denaro è causa d’estrema inflazione e può distruggere l’economia allo stesso modo che una sua eccessiva penuria.

La giusta quantità di denaro consente al sistema economico di funzionare, e una certa abbondanza può stimolare lo sviluppo di imprese ed iniziative economiche, ben più della sua carenza.

A differenza dell’acqua, il denaro è un prodotto degli uomini, sono (alcuni di) loro che decidono la quantità ottimale da immettere nel sistema, e una decisione sbagliata può essere l’equivalente di un diluvio o di un’aridità.

Al pari dell’esperienza accumulata con gli elementi naturali, anche del denaro, che è una nostra creazione, possiamo dire di conoscerne a sufficienza pregi e difetti, oltre agli effetti estremi. Ciononostante le scelte più ragionevoli sono talvolta accantonate a favore di quelle che rispondono meglio agli interessi di alcuni.

In realtà la situazione è ancora più complessa, perché attualmente ci troviamo in un’unione monetaria, una vasta area che include zone dove l’acqua è abbondante ed altre che stanno soffrendo la siccità, ovvero dove c’è scarsità di denaro. Coloro che non risentono di tale penuria si oppongono alla creazione di altro denaro, per paura che l’eccessiva abbondanza causi la svalutazione del proprio, in altri termini temono che l’inflazione possa erodere i propri redditi e ricchezze.

Naturalmente chi ha abbondanza d’acqua non è neppure così disponibile a condividerla con chi ne ha poca, magari riducendone il consumo. Forse con l’acqua potrebbe essere persino ipotizzabile un gesto d‘altruismo, ma con il denaro è davvero difficile.

Il punto è che l’acqua è un bene comune al pari di come dovrebbe esserlo il denaro, il suo bisogno deve essere garantito dallo Stato. Nessuno dovrebbe essere lasciato senza denaro, come a nessuno dovrebbe essere negata l’acqua. Il parallelo tra questi due elementi così diversi eppure così essenziali per la nostra esistenza, si spinge fino all’assunto che, così come lo Stato deve garantire a ciascuno la quantità d’acqua necessaria ai propri bisogni, parimenti deve essere garantita a ciascuno la quantità di denaro necessario per vivere una vita dignitosa.

Ciò non significa che gli uomini non debbano lavorare per ottenere l’acqua e il denaro. A questo mondo non esistono pasti gratis. Significa che a ciascuno deve essere assicurata la possibilità di procurarseli, lavorando onestamente. Ma deve essere compito dello Stato garantire che, sia di acqua che di denaro, ve ne sia a sufficienza per tutti.

E considerato che entrambi gli elementi sui quali stiamo ragionando in parallelo, rispondono alla regola della “giusta misura”, lo Stato dovrebbe vivamente scoraggiarne gli sprechi e favorirne la più equa distribuzione possibile.

L’Italia può tornare ad essere una florida comunità, se si riesce a mettere fine alla scarsità di denaro e alla sua pessima distribuzione tra la popolazione.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore