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L’età del disordine

caosL’epoca di disordine nella quale ci troviamo a vivere già da diversi anni, è figlia della complessità crescente della nostra vita, una complessità dovuta certamente al progresso scientifico e tecnologico che ha di fatto rimpicciolito il mondo. Anche le società sono divenute sempre più complesse, sia per rispondere ai problemi e alle sfide che la loro crescita poneva, che per competere tra loro. Così come più complessa è divenuta l’economia capitalista, che alla continua ricerca di nuovi profitti, ha generato una sovrastruttura finanziaria in grado di influenzare la vita di miliardi di persone. Inesorabilmente il denaro ha acquistato un ruolo sempre più centrale nella nostra vita ed il paradigma dell’avidità ha pervaso tutta la nostra civiltà. Persino nella Cina comunista s’è imposto il capitalismo ed è partita la corsa all’arricchimento, facendone il paese più efficiente dal punto di vista capitalista.

Ma la civiltà che ruota attorno al guadagno di denaro è un sistema altamente instabile, vuoi per le disuguaglianze che esso crea nelle condizioni materiali degli uomini, vuoi per l’impossibilità intrinseca del sistema di assestarsi in un punto di equilibrio che non preveda crescita ulteriore di ricchezza. Il denaro, nella forma moderna, può sopravvivere solo replicando se stesso ad un ritmo crescente. Ed ecco quindi che gli strumenti finanziari si sono fatti sempre più complessi e rischiosi, mentre la politica che dovrebbe regolare il mercato ha perduto progressivamente importanza e autorità, riducendosi al soldo del potere economico. Anche la stessa dimensione degli stati, ha agevolato la subordinazione della politica al denaro, essendo questo divenuto il carburante indispensabile per qualsiasi campagna elettorale.

Ammettiamolo, siamo stati sfortunati. La storia avrebbe potuto essere diversa ed oggi ci saremmo trovati in una situazione decisamente migliore. Avremmo potuto usufruire tutti del progresso tecnologico per lavorare meno e vivere dignitosamente. Saremmo vissuti in un civiltà meno consumistica e più sostenibile, se solo l’obiettivo fosse stato diverso dal profitto. Se solo il denaro non avesse preso il sopravvento nei fini dell’umanità, avremmo potuto produrre beni indistruttibili, in grado di durare una vita e non avremmo consumato risorse inutilmente, unicamente per generare profitto.

Se solo avessimo posto la felicità come scopo ultimo, e al contempo compreso che la felicità del singolo non è prescindibile dalla felicità collettiva, i mezzi messi a nostra disposizione dalle tre rivoluzioni industriali ci avrebbero permesso di sconfiggere fame e sofferenza nel mondo. Ci avrebbero consentito di costruire una società più giusta e felice, che sarebbe stata l’ostacolo più grande per ogni nuovo conflitto, invece guerre e conflitti sono andati inesorabilmente intensificandosi negli ultimi anni.

Però la storia non finisce qui. Il crollo inevitabile dell’attuale civiltà, con tutte le sue nefaste conseguenze, servirà ad instillare nell’umanità il ripudio dell’avidità quale paradigma di comportamento sociale, la diffidenza nel denaro quale strumento di prosperità e benessere, lo scetticismo verso il gigantismo delle entità sociali ed economiche. Per tornare forse ad una vita più sobria e degna di essere vissuta, non più schiava del circolo vizioso produzione-consumo.

L’età del disordine in cui viviamo è la transizione tra la fine della modernità, che ha avuto nel progresso economico la sua musa ispiratrice, e un futuro ancora nebuloso, di cui ancora non riusciamo a cogliere i lineamenti, ma avvertiamo la sua immanenza.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore