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Lo spread che precede la tempesta

tempestaMalgrado lo spread basso e gli annunci governativi, all’orizzonte non si vede nessuna ripresa economica. Gli annunci fiduciosi di Saccomanni sono contraddetti dai dati concreti: ottavo trimestre consecutivo di recessione, aumento continuo dei disoccupati, diminuzione del reddito e quindi dei consumi, pressione fiscale e debito pubblico in ascesa inarrestabile. La sofferenza crescente delle famiglie, sempre più impoverite, che hanno fatto fronte finora col risparmio alla contrazione del reddito, un risparmio anche generazionale, intervenuto in aiuto con le pensioni dei genitori o la loro casa. La chiusura progressiva di imprese e negozi, strozzati dalla contrazione dei consumi e dalla crisi di liquidità, che ha portato ad una generale insolvenza, a partire dallo Stato, che non riesce a pagare i suoi creditori, alle imprese che non pagano i fornitori e questi ultimi che non possono pagare gli stipendi.

Non solo non c’è nessuna ripresa, ma all’orizzonte si intravedono nubi ancora più minacciose. In pochi mesi scadranno molte casse integrazioni in deroga ed un mucchio di gente resterà senza neppure quel reddito minimo, in assenza di qualsiasi opportunità concreta di lavoro. A fine anno dovranno essere rimborsati miliardi di euro che le banche italiane hanno preso in prestito dalla BCE, inoltre entreranno in vigore le nuove regole bancarie di Basilea 3, che prevedono un aggiornamento ai valori di mercato del patrimonio delle banche, e queste dovranno fare i conti con il crollo del mercato immobiliare, che rischia di aprire voragini nei conti delle banche, laddove le garanzie reali non coprano più le esposizioni in sofferenza. Infine il rating del nostro debito pubblico potrebbe scivolare ulteriormente (come già preannunciato), scendendo sotto la soglia di accettazione come collaterale e limitando fortemente la capacità delle banche di finanziarsi sul mercato dei capitali e presso la BCE, usando come garanzia i titoli pubblici italiani di cui sono letteralmente imbottite.

Il primo anello debole della catena destinato a saltare è il MPS, che dovrà essere quasi certamente nazionalizzato. Ma anche gli altri grandi gruppi bancari come Intesa San Paolo e Unicredit, non versano in condizioni molto migliori, il loro rating è così basso che molte imprese straniere non li vogliono più come intermediari finanziari nel commercio con l’Italia.

Purtroppo la situazione si configura come un domino in cui la caduta della prima tessera provoca il crollo di tutte le altre. Fallimenti bancari ed esplosione della bolla immobiliare andranno di pari passo, configurando per il prossimo anno una sensibile caduta dei prezzi delle case, ben oltre quella verificatasi finora. Il governo si troverà a scegliere tra il salvataggio delle banche e il pagamento di pensioni e stipendi, mentre un salvataggio da parte delle istituzioni internazionali dovrebbe avere dimensioni almeno dieci volte quello della Grecia. A quel punto l’uscita dall’euro diventerà inevitabile.

La discesa dello spread di quest’ultimo periodo è la calma che precede la tempesta, il miglioramento del malato terminale. Dovuto essenzialmente all’alleggerimento dell’esposizione verso il debito pubblico italiano da parte dei grandi investitori internazionali, grazie all’acquisto delle banche italiane. Ma anche al timore che il crollo dell’Italia comporterà inevitabilmente la caduta dell’intera eurozona e il default a catena dei PIIGS, con giganteschi rischi per l’intera economia mondiale.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore