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Lotta al bispensiero

1984Il dominio pressoché incontrastato delle élite economico-finanziarie ha bisogno del controllo assoluto della grande informazione e soprattutto dei media televisivi, che rimangono ancora quelli su cui si formano le opinioni della maggioranza della gente, per la diffusione pervasiva di concetti manipolati volti a convincere il popolo della giustezza di scelte che avvantaggiano puntualmente le élite stesse.

Il meccanismo prevalente è quello descritto da George Orwell in 1984 e battezzato bispensiero. Questo è alla base di convinzioni tanto diffuse quanto false, le cui conseguenze volute vanno nella direzione auspicata da chi le ha concepite e diffuse, a scapito del popolo che inconsapevolmente cade nella trappola logica costituita dal bispensiero.

Vediamo alcuni casi reali.

1.

“Le grandi banche non possono essere lasciate fallire”, variante del “too big to fail”. Questa convinzione diffusa ha comportato il salvataggio con soldi pubblici delle banche che speculando azzardatamente hanno subito enormi perdite allo scoppio della crisi dei mutui subprime. Sia negli USA che in Europa i governi hanno scelto di socializzare le perdite delle banche, senza nessuna sanzione nei confronti del loro management e senza imporre nessuna nuova regola sulla speculazione finanziaria, che infatti è ripresa più florida che mai, gonfiando la prossima bolla.

In realtà non è vero che le banche non possono essere lasciate fallire, come ogni altra impresa privata. L’Islanda ha dimostrato che è possibile lasciarle fallire per poi nazionalizzarle, salvaguardando al contempo i depositanti; che è possibile perseguire penalmente i responsabili del fallimento, condannando alla galera 26 alti dirigenti bancari; che è possibile regolare i movimenti di capitale e la speculazione. L’Islanda è un piccolo paese, ma le banche avevano un potere enorme, ciononostante, la consapevolezza e la determinazione degli islandesi ha permesso loro di operare la scelta giusta, come sta a dimostrare la buona ripresa economica, certificata anche dal FMI.

2.

“La corruzione è il nostro problema principale, risolto il quale l’economia potrà ripartire”, variante de “lo Stato corrotto e sprecone”. In realtà la corruzione c’è sempre stata e sempre ci sarà, almeno ad un certo livello fisiologico. E’ una debolezza umana ed esiste ad ogni latitudine. E’ da sempre uno degli strumenti occulti di concorrenza del capitalismo, nessuna grande corporation ne è immune. Nei paesi capitalistici avanzati s’è deciso da tempo di legalizzare la corruzione ad alto livello, piuttosto che combatterla, con l’istituzione delle lobbies. Per ciò che riguarda l’Italia, in passato c’era persino più corruzione, essendo ormai le intercettazioni telefoniche e ambientali gli strumenti principali nel suo contrasto, tuttavia è innegabile che il paese abbia sperimentato periodi di crescita e sviluppo maggiore nonostante il livello endemico di corruzione. La corruzione non è altro che una dazione di denaro in cambio di favori e privilegi che muovono comunque una certa economia, ed in questo senso forse risulta meno inutile del fiume di denaro sprecato nel gioco. Eppure il gioco è sempre più diffuso e per nulla contrastato. Certo è che quando lo Stato sarà ridotto al lumicino, senza più denaro da spendere, la corruzione pubblica sarà minore, con grande gioia dei soggetti privati che erogheranno a pagamento i servizi che prima erano pubblici. E il denaro potrà legalmente comprare favori e privilegi privati.

3.

“Il denaro contante favorisce evasione e criminalità”. Da alcuni anni è in atto una sorta di criminalizzazione del contante, finalizzata all’uso dei mezzi alternativi di pagamento. Si associa l’utilizzo del denaro contante con traffici loschi ed economia in nero, dimenticando che per secoli il denaro è stato solo contante, senza che le economie fossero fagocitate dalla criminalità o i paesi ridotti sul lastrico per l’evasione. E’ solo negli ultimi decenni che si stanno diffondendo sofisticati mezzi alternativi di pagamento, sempre più basati sull’elettronica e le reti informatiche. Tuttavia, a differenza della moneta sonante, che è emessa dallo Stato (eccetto che nell’eurozona, dove viene emessa dalla BCE, che non si è ancora ben capito se sia un ente pubblico o privato) e da esso garantita, i mezzi alternativi sono strumenti privati, di proprietà delle banche. La completa smaterializzazione del denaro servirà a renderci tutti clienti delle banche, che ci noleggeranno i loro strumenti di pagamento (a pagamento). Saremo tutti un po’ meno liberi quando le banche disporranno di tutto il nostro denaro e noi non potremo mai più chiederlo indietro, ma solo spenderlo tramite i loro sistemi. Senza dimenticare che le banche stesse sono tra i maggiori evasori ed elusori fiscali, nonché complici di altri grandi evasori.

 

Se è vero – com’è vero – che le differenze economiche vanno accentuandosi, con sempre più ricchezza concentrata in poche mani, mentre le classi medie scivolano progressivamente verso la povertà; che nel nostro continente la ricchezza prodotta viene sempre meno redistribuita, mentre diminuiscono le tutele sociali, e servizi e patrimonio pubblici sono privatizzati, significa che l’eterno confronto tra (pochi) ricchi e (tanti) poveri sta vivendo una fase d’attacco favorevole per i ricchi, e tra loro, ancor più favorevole per i ricchissimi, che sono estremamente pochi ma concentrano nelle loro mani il potere del pianeta, determinando anche il bispensiero propalato al popolo. Cercare di sottrarsi alla manipolazione mentale, svelando l’inganno del bispensiero è il primo atto di ribellione.

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