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Lucky

Quando l’animale di compagnia, quello cresciuto con noi, diventando parte della famiglia, se ne va, lascia un vuoto al pari di ogni altra perdita affettiva. Soffriamo della morte del nostro cane o gatto, quasi come per una persona cara (talvolta senza quasi). A chi crede nell’aldilà viene spontaneo in questi momenti, di chiedersi se esista un aldilà anche per gli animali. Io penso di si: se l’aldilà esiste, allora esiste per tutte le forme viventi. Perché se fosse popolato solo di esseri umani (o del loro spirito), sarebbe sommamente monotono e meno variegato dell’aldiquà.

Se esiste l’aldilà, necessariamente tutto ciò che vive aldiquà deve trasmutarvi prima o poi. Ma se non credete all’aldilà, se pensate che la nostra vicenda semplicemente si esaurisca con questa vita, il pensiero della sorte del vostro amico a quattro zampe non vi può impensierire più di quanto vi impensierisca la vostra di sorte.

Teoricamente tra “credenti” e “non credenti” nella trascendenza della vita, dovrebbe esserci un’inconciliabile diversità morale e comportamentale. In pratica non è quasi mai così, remore morali, etiche o di coscienza – chiamatele come volete – sono presenti in tutti gli esseri umani. Se davvero credessimo che la nostra vicenda si esaurisce sulla terra, non si capisce perché non staremmo a scannarci dalla mattina alla sera per il possesso delle ricchezze che ci consentirebbero di spassarcela, anziché tirare la carretta tutta la vita.

Come dite? C’è qualcuno che lo fa? Che passa la vita a fottere il prossimo, incurante delle sofferenze causate, pur di garantirsi maggior ricchezze e una posizione sociale più elevata? C’è qualcuno (magari molti) che fa del male per egoismo o per puro piacere? Si, lo so, ma so pure che molti di costoro dicono di credere, mentre molti di quelli che si dicono non credenti, non farebbero del male ad una mosca. Come lo spieghiamo?

In realtà, soffriamo per le perdite affettive e per il male altrui, indipendentemente dal nostro credo e proporzionalmente alla nostra sensibilità. Se si ritiene d’avere una coscienza, capita anche di darle ascolto. Se non si crede nella coscienza è più facile metterla a tacere, ma talvolta si fa obbedire ugualmente.

Questo discorso ci porterebbe lontano, mentre io voglio fare solo un semplice elogio al mio cane Lucky, un buon amico e parte della famiglia da quando 17 anni fa lo raccolsi dalla strada, poco più di un batuffolo bastardo destinato a finire presto sotto le ruote. Si direbbe morto di vecchiaia, ma la vecchiaia non è una malattia, in realtà è un processo degenerativo che porta con se le malattie. Così, attraverso la sua vecchiaia ho potuto vedere ciò che m’aspetta, come in un film proiettato a velocità maggiore. Sordità, cecità e attacchi ischemici sono andati rapidamente progredendo, mentre, come tanti altri vecchi, veniva meno la ritenzione urinaria. Alla fine è giunto l’attacco più forte che gli ha paralizzato la parte posteriore e non s’è più rialzato. Ha guaito un poco, ma poi è rimasto tranquillo, coricato in quel giardino che è stato il suo territorio, accarezzato dalle mie due figlie, sue predilette compagne di giochi, mentre il veterinario gli praticava le tre iniezioni per abbreviargli le sofferenze.

Chissà se, quando sarà il mio momento, potrò godere delle stesse premure o se mi toccherà l’agonia solitaria fino all’ultimo…

 

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