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Medici, economisti e imbroglioni

CerusiciSi possono cogliere delle curiose analogie tra la medicina e l’economia. Entrambe si fregiano del titolo di scienza, salvo essersi evolute nel corso del tempo, spesso ripudiando antichi rimedi e teorie. Entrambe si prefiggono lo scopo ideale del benessere umano, l’una per ciò che riguarda la salute e l’altra per gli aspetti materiali della vita. Entrambe vengono perlopiù ignorate dalla maggioranza della gente quando sta bene e le prospettive sono rosee, per la salute come per gli affari. E’ quando non si sta più bene che medici ed economisti vengono interpellati per conoscere la cura giusta che faccia tornare come prima.

Fortunatamente la medicina è molto più avanti con la ricerca e la sperimentazione, e le terapie per gran parte delle patologie sono abbastanza condivise e sperimentate, anche se sporadicamente compare una nuova cura alternativa, spesso proposta da imbroglioni, ma talvolta anche efficace. Si può assistere in tali casi ad un duro scontro tra sostenitori e detrattori della nuova cura che, in perfetta buona fede, difendono fanaticamente il partito preso anche a prescindere dai fatti, che però hanno la testa dura e alla fine prevalgono su qualunque fanatismo: se i malati guariscono la cura è efficace, viceversa non lo è. Un po’ più complicato interpretare i fatti quando la cura è efficace per qualcuno, ma non per tutti. Allora diventa necessaria una statistica che consenta di valutare la percentuale d’efficacia e gli eventuali effetti collaterali, ma tutto ciò è fortunatamente previsto nei protocolli di sperimentazione di ogni nuova terapia e il sistema tutto sommato funziona abbastanza bene.

Gli economisti sono invece molto più discordi riguardo le ricette efficaci per riavviare il ciclo economico all’indomani di ogni crollo. Perché l’economia di mercato, o capitalismo che dir si voglia, procede per cicli alterni di espansione e recessione, e ciò è ormai noto anche ai profani. Il suo andamento non è per nulla lineare, piuttosto è a dente di sega, con alti e bassi che si alternano più o meno ciclicamente, senza che nessuna politica economica sia finora riuscita ad eliminare. Dunque si può supporre che tale andamento ciclico sia connaturato al sistema capitalista e pertanto non eliminabile, a meno di non trasformare il capitalismo in qualcos’altro. Questo i capitalisti non lo vogliono, ma non vogliono neppure rischiare di perdere tutto o quasi per colpa delle crisi economiche, come nel 1929. Così intervengono i governi, che per salvare “capra e cavoli” – il sistema e i capitalisti, turano le falle miliardarie con soldi pubblici, ovvero socializzando le perdite. Si inietta nuovo carburante nel motore che s’era ingolfato, creando i presupposti per il prossimo ciclo di boom e crisi. E visto che chi sarebbe dovuto essere penalizzato dal mercato, è stato invece beneficiato dallo Stato, continuerà a fare con ancor più mezzi ciò che faceva prima: altri soldi.

Nel frattempo il denaro aumenta sempre più, purtroppo non nelle tasche della gente comune, bensì nella disponibilità delle banche d‘affari, dei fondi d’investimento e delle corporation (ovvero di top manager, magnati e oligarchi vari sparsi sul pianeta). Cresce anche la massa dei prodotti finanziari, creati quasi esclusivamente a scopo speculativo, che ha già superato di un ordine di grandezza il PIL del mondo. Aumenta il debito aggregato, pubblico e privato, e aumenta anche la diseguaglianza tra l’elite economico-finanziaria e tutto il resto del popolo. Insomma, c’è decisamente da temere che la prossima crisi sia ancor peggio di quella che stiamo attraversando attualmente, a sua volta peggiore di tutte quelle che l’hanno preceduta. Ammesso che da questa si riesca ad uscirne. Perché, almeno qui in Europa, le terapie a base di austerità messe in atto dai governi hanno finora solo aggravato le condizioni. Resta da sperare che alle prossime elezioni i cittadini dicano chiaramente che questa cura non funziona e chi la prescrive è un imbroglione.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore