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Non ci sono soldi

Il refrain di questi ultimi anni di crisi è: non ci sono soldi. Non ci sono per mettere in sicurezza le scuole pubbliche. Non ci sono per prendersi cura adeguata dell’immenso patrimonio archeologico e artistico. Neppure per migliorare il trasporto ferroviario utilizzato quotidianamente da milioni di pendolari. O per aumentare le pensioni da fame che costringono a tirare la cinghia milioni di anziani. Neanche per fornire un’assistenza sanitaria decente in molte regioni d’Italia. Non ci sono soldi per bonificare aree pesantemente inquinate, fonte di gravi malattie per la popolazione che ci vive. Non ci sono per prendersi cura del territorio martoriato, sempre più esposto a catastrofi naturali, dai costi umani altissimi. Non ci sono persino per la carta da fotocopie nei tribunali e la benzina delle auto della polizia.
Non ci sono soldi! E nessuno che s’accorga dell’assurdità di questo concetto. Nessuno che abbia la lucidità di dire che il re è nudo, che i soldi non crescono sugli alberi e non vengono estratti nelle miniere. Perché il denaro è un’invenzione umana, esiste perché è stato pensato dall’uomo, sconosciuto in natura. Del petrolio o dell’acqua si può dire che scarseggiano, ma il denaro è opera dell’uomo. I soldi che sono in circolazione sono fabbricati dagli uomini, o almeno, da alcuni uomini. Dire che mancano i soldi è come affermare che mancano le parole, soprattutto ai giorni nostri che il denaro (quello ingente) è solo una stringa di bit nella memoria di qualche computer. Semplicemente non ha senso dire che non ci sono soldi, specialmente da chi il denaro è legittimato ad emetterlo, ovvero lo Stato. Far mancare il denaro non solo deprime l’economia, principalmente acuisce le differenze tra ricchi e poveri, tra chi i soldi li ha già e chi non riesce a procurarseli neppure lavorando. Far soffrire inutilmente la popolazione, ovvero la parte meno abbiente, costantemente in aumento, è un crimine di cui si stanno macchiando ormai da diversi anni i nostri governanti. Aver deciso di rinunciare alla sovranità monetaria si sta rivelando fatale per il nostro paese, ma non solo. Un’intera classe politica ha scelto di privare l’Italia dell’unica terapia in grado di rianimarla. E’ come se avessimo ceduto a ditte private estere la fornitura di ossigeno negli ospedali e queste lo negassero agli ammalati in crisi respiratoria per paura di un’iperossigenazione. E’ pura follia! Come pure folle è l’esortazione ricorrente che i convinti europeisti italiani rivolgono al governo affinché “batta i pugni sul tavolo” per imporre finalmente quell’Europa federale, panacea di tutti i nostri mali. Ma non capiscono costoro che se l’Europa è quello che è la ragione risiede negli interessi particolari di ciascuna nazione, cui nessun governo è disposto a derogare? Non capiscono che non abbiamo nessun’arma per imporre la nostra visione d’Europa agli altri stati? L’unica arma sarebbe quella di riappropriarci della nostra sovranità, ma è un’arma a cui i nostri politici hanno deciso da lungo tempo di rinunciare, perché in definitiva per loro il progetto europeo vale molto più del popolo italiano.

P.S.: Un bravo giornalista come Scalfari dovrebbe sapere che il nostro debito pubblico non è il più alto del mondo, sia in assoluto, che rispetto al PIL.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore