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Buone vacanze (a chi può permettersele)

SPIAGGIANon c’è gratificazione con un blog come questo. L’avverarsi delle fosche previsioni, così come il precipitare di eventi e crisi da tempo intuiti, non è fonte di alcuna soddisfazione. Semmai acuisce ancor di più il malessere di vivere in questo tempo di incertezza.

Già, il futuro non ci appare più tanto radioso. Dopo aver introiettato la certezza che le nuove generazioni non staranno affatto meglio dei genitori, ora è la volta della libertà e della democrazia a dover essere sacrificate sull’altare della sicurezza. Sicurezza che malgrado tutti gli sforzi è in arretramento su ogni fronte, da quello lavorativo a quello sanitario, da quello previdenziale a quello retributivo, fino alla paura estrema di incappare in un qualche attentato a caso, a cui siamo disposti a sacrificare ogni limite ai controlli, per ritrovarci in uno stato d’emergenza perenne che somiglia maledettamente ad uno stato di polizia.

D’altra parte ci ritroviamo a vivere il tempo delle distopie immaginate da Orwell e Huxley. Un tempo in cui il socialismo è divenuto il cane da guardia del capitalismo mentre precari ed emarginati si riconoscono di più nelle parole della destra antisistema. Dove la Nato porta guerra e la democrazia non da il pane. Dove il terrore ha origine dentro le nostre società, ma viene combattuto all’esterno.

No, non c’è nessun piacere nel constatare la catastrofe che si era intravista, e purtroppo non è neppure di alcuna utilità. La realtà complessa che stiamo vivendo è sempre più regolata dalla Legge di Murphy ed è davvero poco ciò che l’individuo può fare, anche quando riesce nel miracolo di aggregare milioni di persone partendo dalla rete, come ha fatto Beppe Grillo. Ciò che deve accadere, accade ugualmente, perché chi ha il potere sceglierà sempre di far morire Sansone con tutti i filistei.

E’ ormai tanto, troppo tempo che ci ripetiamo che questo sistema è insostenibile, che stiamo distruggendo il nostro habitat, che l’ampliarsi delle disuguaglianze conduce a conflitti sicuri. Eppure il paradigma non cambia e tutto va avanti come prima, peggio di prima.

E allora, non c’è speranza? No, la speranza è sempre l’ultima a morire, anche se a viver di speranza si finisce per morire disperati.

Assuefazione al dolore

Cronache degli ultimi venti giorni.

assuef

28 giugno, assalto armato all’aeroporto di Istanbul, 42 morti e 238 feriti

2 luglio, assalto armato ad un ristorante di occidentali a Dacca, 28 morti di cui 9 italiani

3 luglio, attentato dinamitardo a Baghdad, oltre 250 morti ed altrettanti feriti

7 luglio, strage di poliziotti a Dallas da parte di un cecchino di colore, 5 morti e 7 feriti

12 luglio, scontro tra due treni in Puglia, 23 morti e 50 feriti

14 luglio, attentato con un autocarro lanciato tra la folla sul lungomare di Nizza, 84 morti di cui 6 italiani ed un centinaio di feriti

15 luglio, tentativo fallito di golpe in Turchia, oltre 260 morti e migliaia di feriti e prigionieri

17 luglio, strage di poliziotti a Baton Rouge da parte di un ex marine di colore, 3 morti e 3 feriti

18 luglio, assalto con armi bianche da parte di un immigrato diciassettenne afgano, ucciso dalla polizia dopo aver ferito diverse persone su di un treno in Germania

(continua)

#Correntista stai tranquillo

brQuando le autorità ripetono ai cittadini di stare tranquilli è il momento di preoccuparsi.

Dicevano che tra i benefici maggiori dell’euro c’erano i bassi tassi d’interesse che hanno contribuito alla crescita del mercato immobiliare. I bei tempi andati in cui le banche concedevano mutui pari o addirittura superiori al valore dell’immobile, perché con l’euro eravamo più affidabili. E allora giù a far debiti, chi per comprar casa – il mattone è sempre stato l’investimento preferito degli italiani, chi per continuare a lavorare e produrre e chi per speculare, tutti assecondati dalle banche che approfittavano del crediti concessi per inserirci anche qualche pensierino non richiesto, come azioni e obbligazioni. Ma il denaro così creato dalle banche girava alla grande, lavoro ce n’era abbastanza e nessuno si preoccupava, fino allo scoppio della grande crisi, la bolla dei mutui subprime, il crollo della Lehman. Dopo otto anni i dati riportano per l’Italia un bollettino paragonabile solo a quello dei conflitti bellici: 7 punti di PIL e un quarto della capacità industriale persi, reddito reale arretrato di decenni, elevata disoccupazione con quella giovanile insostenibile, pressione fiscale asfissiante e debito pubblico in continua ascesa. Il crollo dei valori immobiliari ha vaporizzato una parte dei risparmi investiti nel mattone, oggi molte famiglie si ritrovano a dover pagare un mutuo superiore al valore della casa. Coloro che non ce la fanno a pagare, magari perché rimasti senza lavoro, scaricano il problema sulle banche, che si ritrovano sul groppone immobili svalutati, la cui immissione massiccia sul mercato ne deprime ulteriormente il valore. Vanno ad aggiungersi ai prestiti ed ai fidi aziendali incagliati a causa del persistere della crisi economica, ancor più aggravata dalla deflazione dei prezzi. Piccole e medie imprese, spina dorsale economica dell’Italia, stanno pagando un tributo altissimo a questa crisi. Tanti imprenditori ostinatamente provano a resistere alle avverse condizioni, consapevoli che la resa è la fine di una storia di grandi sacrifici, oltre che del reddito delle maestranze; purtroppo anche qui le cifre attestano impietosamente la moria di aziende liquidate o fallite.

Alla fine i nodi vengono al pettine, che sarebbe poi il sistema bancario italiano, di cui potevamo stare sicuri all’indomani dello scoppio della crisi, visto che era quello meno esposto con la speculazione in derivati, a differenza di altri sistemi bancari europei che avevano richiesto l’intervento pubblico degli stati per puntellare i propri bilanci. L’anno scorso sono arrivati al pettine i nodi di Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti e più di 60.000 risparmiatori hanno pagato lo scotto delle nuove regole europee o bail-in. Poi sono arrivati i nodi della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ad azzerare i risparmi di migliaia di azionisti. Adesso è la volta del Monte dei Paschi di Siena, la cui platea di obbligazionisti è molto più vasta di quella delle quattro banche a cui è stato applicato il bail-in. E anche Carige non naviga in buone acque.

La barca fa acqua pericolosamente ed anche i ricchi banchieri cominciano a temere che le loro azioni non valgano più nulla ed essere estromessi dalle stanze dei bottoni. Improvvisamente lo scontro con l’Europa diventa esiziale per il nostro capitalismo finanziario ed ecco che oggi Patuelli, il Presidente del ABI, afferma davanti a tutti i banchieri d’Italia che la normativa sul bail-in è incostituzionale.

Povero cocco, ti sei svegliato finalmente. Solo ora t’accorgi che senza il terzo pilastro dell’Unione bancaria, siamo senza paracadute? Senza l’assicurazione europea dei depositi, sono a rischio anche i conti correnti al di sotto dei centomila euro, che in totale ammontano a circa 476 miliardi di euro, mentre il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi arriva a meno di due miliardi, e di recente vi è stato anche attinto per le quattro banche a cui è stato applicato il bail-in. Stiamo ballando sull’orlo del precipizio di una crisi di fiducia da parte di depositanti e risparmiatori verso il sistema bancario, che attende solo l’evento MPS per scatenarsi con conseguenze drammatiche.

La ricchezza degli italiani è calcolata in 7-8000 miliardi di euro, buona parte in beni immobili che hanno già subito una sensibile svalutazione. Ora è la volta del risparmio ad essere aggredito, quelli che per 70 anni sono stati titoli sicuri, azioni e obbligazioni bancarie, sono improvvisamente divenuti ad alto rischio. La garanzia sui depositi in conti correnti è puramente virtuale, dal momento che è passata dallo Stato all’Europa, ma ancora non esiste. Piano piano anche in alto loco ci si sta accorgendo del cappio al collo che ci siamo stretti rinunciando alla sovranità monetaria. Né sarà sufficiente promuovere un referendum per uscirne. La Gran Bretagna non ha adottato l’euro e dunque aveva le mani libere per svincolarsi più facilmente, noi ce le siamo legate dietro la schiena e qualora provassimo a saltare via rimarremmo impiccati al cappio. Povera Italia.