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Profughi

profughiGeneralità

I profughi di guerra ci sono sempre stati. Ogni guerra ha prodotto i suoi profughi, che tentavano di scampare alla morte o all’asservimento. Un moderno conflitto bellico genera tre categorie di profughi. Quelli interni, che si trasferiscono da una parte all’altra del proprio paese per allontanarsi dalle zone di scontro, in attesa di farvi ritorno. In Italia durante il secondo conflitto mondiale ce ne sono stati tantissimi e si chiamavano sfollati. Poi ci sono coloro che si trasferiscono oltre confine, nei paesi limitrofi dove di norma vengono accolti in campi profughi. Nel recente passato l’ONU si è occupata di allestire molti campi profughi a ridosso dei paesi in guerra, ed anche tuttora vi sta provvedendo in diverse parti del mondo. Anche questi profughi sperano di poter tornare alle loro case, o a quel che ne rimane, al più presto una volta cessati i combattimenti. Infine ci sono coloro che decidono di emigrare definitivamente, consapevoli dell’impossibilità di ritornare alle loro case e riprendere la loro vita, in un futuro ragionevolmente vicino. Tra loro vi sono quelli che danno comunque per persa la guerra, con il rischio di essere perseguitati dai vincitori, e coloro che probabilmente considerano fortemente compromessa la vita pacifica e civile nel proprio paese, e con esse anche l’economia, con conseguente impossibilità di vivere dignitosamente. Verosimilmente a questa categoria fanno capo famiglie con istruzione e reddito medio-alto, che in molti casi hanno già parenti ed amici residenti all’estero, e che soprattutto possono disporre del denaro necessario per il viaggio. Non molti di essi saranno disposti a tornare nel loro paese qualora, dopo svariato tempo, fossero ripristinate le condizioni di pacifica convivenza, soprattutto se nel frattempo si saranno costruiti una nuova vita nel paese ospitante.

Un aspetto fondamentale differenzia i moderni profughi di guerra da quelli del passato, costituiti in massima parte da donne, vecchi e bambini, essendo per lo più i giovani maschi impegnati a combattere. Le moderne guerre non richiedono più masse di soldati da mandare al macello, essendo combattute con armi sofisticate e tecnologicamente evolute che necessitano di pochi soldati ben addestrati. Così tra i profughi ora vi sono moltissimi uomini giovani in età lavorativa e desiderosi d’occupazione, più propensi a trasferirsi laddove ci sono maggiori opportunità di lavoro. Se il lavoro poi ci sarà per tutti, è un’altra questione.

 

Domande

I profughi scappano dalla guerra, che è anche fame, perché in guerra tutto scarseggia, soprattutto il cibo e le medicine. Ma poi, in definitiva, c’è qualche differenza tra morire in guerra e morire di fame? La differenza vorrebbero vederla coloro che sperano di arginare la marea umana, cercando pretesti per mettere filtri e barriere all’ingresso nel proprio paese. Ma chi scappa dalla morte, scappa e basta, per istinto di sopravvivenza.

Vanno accolti tutti? Possono essere accolti tutti quelli che con ogni mezzo approdano da noi? Quanti sono tutti? Milioni? E quelli che non accogliamo, li respingiamo? Li lasciamo affogare? Gli spariamo addosso?

 

Storia passata

Nella seconda metà del IV secolo dopo Cristo, gli Unni, incalzati dai cinesi, calarono sulle pianure dell’Ucraina e della Bielorussia, facendo pressione sui Goti che vivevano, più o meno pacificamente, a ridosso dell’impero romano, dall’altra sponda del Danubio.

Nell’anno 376 gruppi di Goti, sotto la spinta degli Unni, chiesero all’imperatore d’Oriente Valente il permesso di oltrepassare il fiume Danubio: Valente, nonostante alcune perplessità, accettò la richiesta, allettato dalla prospettiva di ottenere nuove braccia per coltivare le terre incolte e nuovi guerrieri per rinfoltire le file dell’esercito romano. Il sovrano, secondo alcune fonti antiche, pose quali condizioni la conversione dei Goti al cristianesimo, il disarmo dei guerrieri e la consegna di bambini come ostaggi; i Goti avrebbero avuto in cambio terre da coltivare e sussidi dall’Impero.

Tuttavia la gran confusione in cui si svolsero le operazioni di trasbordo impedì il conteggio dei Goti, il cui numero era stato probabilmente sottostimato dalle autorità imperiali. Inoltre, la cattiva organizzazione non consentì ai Romani di provvedere efficacemente al disarmo dei guerrieri, mentre funzionari imperiali corrotti, all’insaputa dell’imperatore, rivendevano altrove le derrate stanziate per le popolazioni appena accolte, in breve ridotte alla fame ed alla miseria. Dopo essere stata costretta in condizioni di vita estremamente precarie sulla riva occidentale del Danubio, in attesa che giungessero istruzioni dell’imperatore da Antiochia, la moltitudine di profughi proseguì verso Marcianopoli, presso la quale tuttavia non era stato allestita alcuna misura di accoglienza: gli abitanti della città non permisero neppure ai Goti affamati di approvvigionarsi. Ciò provocò le ire dei barbari, i quali si ribellarono alle guardie romane che cercavano di riportarli all’ordine.” Seguirono giorni di scontri e razzie da parte dei Goti, che si organizzarono sotto la guida di Fritigerno, opponendosi tenacemente alle legioni romane, fino alla battaglia finale di Adrianopoli che ebbe luogo presso l’omonima città, il 9 agosto 378 e si concluse con l’annientamento dell’esercito romano guidato dall’imperatore d’Oriente Valente ad opera dei Visigoti di Fritigerno.

[da Wikipedia]

 

Anche gli europei sono stati migranti. Lo sono stati più di tutti gli altri, quando, per sfuggire alla fame e alla miseria hanno traversato in massa l’Atlantico e preso possesso del continente americano, sterminando quasi completamente i popoli nativi.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore