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Promesse elettorali

PinocchioA meno di una settimana dal voto, gli elettori sono subissati da promesse elettorali, che come tali, hanno la stessa valenza di quelle dei marinai. Restituzione dell’IMU, abolizione dell’IMU, taglio dell’IRAP, reddito di cittadinanza, saldo dei creditori dello stato, defiscalizzazione dei nuovi assunti, e chi più ne ha più ne metta.

I modi indicati per reperire le risorse necessarie sono i più disparati. Si va dalla lotta all’evasione al taglio della spesa pubblica (ma solo quella improduttiva), dalla riduzione dei costi della politica alla vendita del patrimonio pubblico. I più coraggiosi si spingono fino alla richiesta di allentamento del patto di stabilità.

Tuttavia, una buona parte dell’elettorato ha capito che i margini di manovra economica del nostro governo sono alquanto limitati dai trattati che l’Italia ha sottoscritto. E che senza dubbio il maggiore di tali limiti consiste nella cessione della sovranità monetaria, che ci obbliga a sottostare alle decisioni della BCE, le cui strategie ed obiettivi non sempre coincidono con quelli dei paesi deboli dell’Unione, anzi sono fortemente condizionate dalle economie forti, come quella tedesca.

Parimenti nell’opinione pubblica è diffusa la convinzione che sprechi, corruzione, malaffare, evasione fiscale e alti costi della politica sono mali endemici della società italiana e la loro eliminazione, benché sostenuta a parole da tutte le forze politiche che si sono avvicendate al potere negli ultimi due decenni, non sarà un processo breve, ma richiederà anni ed anni di impegno e buon governo.

L’austerità prolungata si sta dimostrando un cattivo rimedio per uscire dalla crisi, come alla fine riconosce anche il FMI. La gente l’aveva già capito, contraendo i propri consumi nella prospettiva di un ulteriore peggioramento della situazione. Le banche per prime hanno contribuito alla diffusione di aspettative negative, riducendo drasticamente l’erogazione del credito. E se la gente non consuma, diventa pressoché inutile migliorare la produttività, magari riducendo i costi di produzione (leggasi salari).

Il crollo dell’occupazione a cui stiamo assistendo è la conseguenza della caduta dei consumi interni, frutto della scarsità di denaro. Nella congiuntura attuale, non è il lavoro che crea denaro, ma il contrario. La disponibilità di denaro per i consumatori, unita all’aspettativa di continuità del flusso di denaro, genera un maggiore consumo di beni e servizi, che a sua volta porta ad un aumento dell’occupazione, che conferma le aspettative, aumenta il reddito disponibile ed alimenta il ciclo virtuoso.

Questo ciclo economico risulta attualmente bloccato e ha un urgente bisogno di una spinta energica per ripartire. Tale spinta può essere fornita solo da un ingente incremento della spesa pubblica e non certo da una sua riduzione. In teoria, un forte aumento delle esportazioni potrebbe rappresentare una valida alternativa, peccato che al cambio attuale dell’euro, le nostre esportazioni risultino alquanto penalizzate. Tentare di recuperare quote di mercato agendo sul solo versante dei costi, non può far altro che deprimere ulteriormente redditi e consumi interni.

Ci troviamo dunque in una trappola, la cui via d’uscita non è nelle mani del governo italiano, almeno fin quando permarremo nell’eurozona. Avremmo bisogno di iniettare maggiore liquidità nel sistema, tramite massicci interventi pubblici, ma non possiamo farlo perché lo Stato non può indebitarsi ulteriormente (anche se con il governo Monti ha continuato a farlo), anzi dovremo rientrare di una cinquantina di miliardi di euro l’anno per i prossimi venti anni. Dovremmo farla finita di vendere titoli del debito pubblico a speculatori stranieri, pagando l’interesse da essi imposto, ma non possiamo farlo perché la Banca d’Italia non può acquistare più titoli di stato. E’ una istituzione privata, indipendente dal governo, e ai suoi dirigenti viene assicurata una brillante carriera tra ricche istituzioni finanziarie internazionali e prestigiosi incarichi europei.

Siamo quindi condannati ad una austerità senza fine, ad una deindustrializzazione ed impoverimento progressivi, dovendoci sorbire pure tutte le promesse elettorali irrealizzabili, sapendo già che l’adesione all’eurozona sarà poi la scusa che tutti i politici addurranno per non ottemperare alle loro promesse.

A meno che dalle urne non esca una sorpresa…..

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore