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La proposta di Grillo sul debito pubblico

grillo_mentanaLa dichiarazione di Beppe Grillo durante l’intervista a Mentana di considerare parte del debito pubblico come immorale e quindi da ripudiare, ha suscitato commenti ironici o sarcastici, come quella del giornalista Franco Bechis, che ha ricordato come la maggior parte del debito sia detenuto da italiani, che non gradirebbero certo un hair-cut sui loro Bot. Eppure l’idea non è così peregrina.

Cominciamo dal meccanismo che da sempre ha fatto da volano ad una buona fetta dell’economia di questo paese: le opere pubbliche. A partire dalla ricostruzione post bellica, in Italia s’è andato consolidando un sistema di imprese e di amministrazioni pubbliche che ha consentito di costruire tutte le infrastrutture necessarie ad un paese moderno, garantendo lavoro e sviluppo grazie anche alla spesa pubblica.

Tale sistema non è mai stato esente da opacità, clientelismi e appropriazioni di denaro pubblico, tuttavia ha svolto la sua funzione egregiamente per diversi decenni, soprattutto grazie alla presenza di uomini di maggiore caratura morale, sia alla guida delle grandi imprese, che nella politica nazionale e locale.

L’arrivo del benessere diffuso, l’avvento di un nuovo modello sociale ed economico, l’avvicendamento generazionale ai posti di responsabilità, hanno determinato un progressivo svilimento del sistema delle opere pubbliche, facendone lievitare costi e tempi di realizzazione, a vantaggio di politici ed imprenditori corrotti e collusi.

Dopo il necessario viene il superfluo, la cui utilità è controversa ed opinabile. Così sono state finanziate una quantità di opere inutili al solo scopo di far lavorare le imprese e intascare bustarelle. Tante opere inutili, troppe, spesso rimaste incompiute quali monumenti allo spreco.

E’ stato con Mani Pulite che gli italiani hanno preso coscienza del fenomeno e in un sussulto d’indignazione hanno mandato a casa la vecchia classe politica. Tuttavia il fenomeno non è cessato, anzi, la nuova (si fa per dire) classe politica s’è rivelata persino peggiore della precedente in quanto ad insipienza e corruzione, l’assalto al territorio è continuato peggio di prima, edificando tutto l’edificabile salvo lasciarlo incompiuto o inutilizzato, come tanti carceri ed ospedali. Mentre il debito continuava a salire.

Certo che è più semplice (e conveniente) costruire un nuovo ospedale, che farlo funzionare bene, assumendo il personale necessario. La spesa è unica e ingente, le imprese lavorano, le maestranze guadagnano (e votano), e i cittadini vedono l’opera progredire anche se molto lentamente, così che i nastri possono essere tagliati più volte da politici diversi.

Questo è il vero spreco che continua tuttora ininterrotto in centinaia o migliaia di cantieri nel Paese, fatti salvi gli interventi della magistratura. Insieme naturalmente allo spreco delle forniture pubbliche, in cui agiscono le stesse logiche degli sprechi nelle opere pubbliche: bustarelle, prezzi gonfiati o qualità scadente, inutilizzo.

Questi sprechi sono immorali e se ad essi può essere ricondotta una parte del debito pubblico, anche questa lo è.

Il nostro debito ammonta ad oltre 2.100 miliardi di euro, pari al 130% del PIL, ed è in continuo aumento malgrado tutta l’austerità fatta finora, ma non sarebbe neanche un problema, come non lo è per il Giappone (che ha il 230% di rapporto debito/PIL), se noi avessimo ancora una moneta sovrana a garanzia illimitata dei titoli di stato.

Purtroppo con l’euro è come se il nostro debito fosse in valuta straniera, al pari dei paesi del terzo mondo costretti ad indebitarsi in dollari. Dobbiamo quindi scegliere se riappropriarci della sovranità monetaria e ricollocare la Banca d’Italia a garante del debito pubblico, oppure rimanere nell’euro e riportare il debito ad un livello di sostenibilità, senza rischi di default. In quest’ultima ipotesi, le vie possibili sono: o quella della austerità perenne stabilita dal Fiscal Compact (con prelievo diretto dalle nostre tasche), o una pesante imposizione patrimoniale (nell’ordine di 4-500 miliardi).

Ovviamente una ristrutturazione del debito sarebbe consentita dagli altri partner europei solo in caso di default, come accaduto con la Grecia. Dunque l’ipotesi di Grillo di ripudiare unilateralmente una parte del nostro debito è praticabile solo al di fuori dell’euro, ma in quel caso non ce ne sarebbe più bisogno.

Infine occorre ricordare che il debito pubblico è solo una parte del problema generale del debito, costituito anche da quello delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni finanziarie, e che in media viaggia sull’ordine del 300% del PIL in quasi tutte le economie avanzate. E’ un debito che non potrà mai essere rimborsato, ma l’importante è non farlo sapere in giro e rinnovarlo all’infinito(?).

ComposizioneDebiti

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore