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Qualcosa sta per succedere

eurodominoMolto è cambiato in questi ultimi sei anni di crisi. Innanzi tutto il lavoro, drasticamente ridottosi e peggiorato nelle condizioni. Stabilità e diritti si sono contratti insieme al salario reale. Le tasse sono aumentate e i servizi pubblici peggiorati, giacché buona parte degli introiti fiscali va a servire il debito pubblico, che è costantemente aumentato, superando il 130% del PIL. Mentre tutto il debito aggregato di Stato, famiglie ed imprese, è arrivato all’iperbolica cifra del 286% del PIL, con un incremento del 55% dall’inizio della crisi.

Nel frattempo, chi era già molto ricco, lo è diventato ancora di più, scegliendosi pure il paese col regime fiscale più conveniente per le proprie attività globalizzate. Oggi “le dieci famiglie italiane più ricche possiedono un patrimonio pari a quello dei venti milioni meno ricchi. I primi 80 miliardari del pianeta detengono una ricchezza pari a quella posseduta da 3,5 miliardi di persone. Nel 2016 la ricchezza detenuta dall’un per cento della popolazione mondiale supererà quella del restante 99 per cento.

Ad altri paesi è andata pure peggio, ma è tutta l’Europa che non ce la fa proprio a riprendersi con le politiche ordo-liberiste dettate dall’oligarchia al potere. Ed anzi, appare sempre più evidente che tali ricette rappresentino la causa, piuttosto che la cura per la depressione economica di cui soffre l’Europa.

Così la gente comincia a ricredersi sul quel sogno di integrazione europea guidato dalla moneta unica. Sempre più cittadini vanno convincendosi della necessità di uscire dalla gabbia di “trattati inviolabili”, che stanno facendo addirittura rimpiangere la Grande Depressione seguita alla crisi del 1929!

Ovunque nascono e crescono partiti e movimenti contrari a questo modello d’integrazione puramente economica, nel quale l’egemonia tedesca impone scelte uniche per tutte le situazioni. Salvo rivelarsi peggiorative, sia in termini quantitativi che qualitativi, per tutti i popoli d’Europa, ad esclusivo vantaggio di quei pochi privilegiati e dei loro mandatari nei diversi centri di potere e controllo.

In Grecia gli antagonisti di quest’Europa sono divenuti già maggioranza, ponendo con lucida disperazione i temi reali della questione nella trattativa con le “istituzioni”, cioè la troika e i paesi che contano, ovvero la Germania. E se è vero che da questa trattativa il governo greco ne è uscito abbastanza perdente, scontando la contraddizione di pretendere di ribaltare le politiche di austerità senza rinunciare alla moneta comune, che di tali politiche ne è il volano, il collare saldato alla catena. E’ stato comunque di grande risonanza l’atto compiuto, disvelando ai tanti ancora illusi la vera natura del confronto e la portata delle forze che difendono il sistema.

Ciononostante, presto la situazione potrebbe precipitare. Il rischio concreto che, continuando su questa china, possano andare perduti i molti passi avanti fatti nell’integrazione europea dall’ultimo tragico conflitto mondiale, sta facendo uscire allo scoperto sempre più politici  ed intellettuali di prestigio, con prese di posizioni ed analisi impensabili ancora poco tempo fa. I partiti tradizionali si renderanno presto conto che il vento è cambiato e l’opinione pubblica pure. Temendo di perdere consenso e potere, saranno tentati di cavalcare l’onda con una piroetta politica, prima che lo faccia qualcun altro al posto loro.

Oppure potrebbero essere gli effetti dell’imminente scoppio della prossima bolla speculativa gonfiatasi da qualche parte, e di cui l’Europa non s’era neppure accorta. Perché di soldi e debiti nel mondo in questi ultimi anni di crisi, se ne son fatti sempre di più. A trilioni.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore