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Re Giorgio il Fazioso

ReGiorgioIeri in prima serata TV Re Giorgio ha voluto comunicare al popolo il suo pensiero sull’Europa, a sei settimane esatte dalle elezioni europee. Il non averlo fatto a reti unificate, come avrebbe potuto, ma tramite un’intervista al Vespa del centrosinistra, Fabio Fazio, non sminuisce l’ennesimo comportamento scorretto da parte di chi, ricoprendo la più alta carica dello Stato, deve mantenere un atteggiamento assolutamente imparziale rispetto tutti i partiti e movimenti politici che partecipano alla competizione elettorale, sostenendo ciascuno legittimamente la propria visione e le proprie proposte.

E’ chiaro che questa mossa inedita e partigiana denota innanzi tutto la grande paura che al fronte euroscettico possa andare un consenso anche oltre le attese. Ciononostante resta un’altra ferita inferta dal nostro monarca allo spirito della Carta Costituzionale, quella stessa sulla quale ha prestato giuramento di rispetto e tutela, e che – un giorno si e l’altro pure – incita a modificare.

Quest’uomo che nella sua lunga vita è passato dall’ideologia fascista a quella stalinista, dall’avversione all’euro alla sua strenua difesa, dall’antiamericanismo alla sponsorizzazione degli F35, sempre facendo carriera, fino a raggiungere lo scranno più alto, con nomina a vita, ci viene a fare oggi la reprimenda sul debito:

Quando si parla di necessità assoluta di ridurre il debito pubblico in Italia, non si dice abbastanza che lo si deve fare non perché ce l’ha chiesto l’Europa ma perché è un dovere verso i giovani. Quando diciamo che dobbiamo sbarazzarci di questo fardello pensiamo soprattutto a loro”

Sorvolando sul fatto che da quando è seduto sul suo trono quel fardello è passato da 1.580 a 2.107 miliardi di euro, continuando a crescere ininterrottamente, anche quando ha pescato dal cilindro Mario Monti – il salvatore della Patria -, senza far votare gli italiani. Quel Monti, ex Goldman Sachs, che ha applicato tutta la ricetta d’austerità richiesta dall’Europa

“Ce lo chiede l’Europa” non è una cattiva parola però suscita molti equivoci nel senso del significato più nobile o nell’uso più nobile che ne è stato fatto. Fu adoperata anche da uomini di governo italiani europeisti i quali ritenevano che per sbloccare certe situazioni in Italia, per determinare cambiamenti che erano necessari ma che tardavano a venire, occorresse una sollecitazione, una richiesta, una frusta dell’Europa.

strozzando l’economia italiana, e spingendola nella deflazione, grazie anche al contributo di Letta – sempre voluto da Re Giorgio a suggello delle larghe intese, interpretando al contrario la volontà espressa dal popolo col voto dello scorso anno.

Un vincolo indissolubile lega Re Giorgio al Partito Unico dell’Euro, ovvero quella coalizione eterogenea che sta governando il Paese dalla fine del 2011, approvando supinamente tutto ciò l’Europa chiedeva: dalla riforma delle pensioni al Fiscal Compact, dai tagli alla Sanità al pareggio di bilancio. Simul stabunt vel simul cadent.

Re Giorgio ha “il timore è che se si avessero forti rappresentanze euroscettiche nel Parlamento diventerebbe più faticoso il cammino”, noi invece abbiamo la certezza che finché lui siederà sul Suo trono, l’Italia non riprenderà il suo cammino, continuando a peggiorare come sta obbiettivamente accadendo dalla Sua incoronazione.

Infine, della frusta dell’Europa ne faremmo volentieri a meno.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore