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smartphoneTra le cose che più colpirebbero un ipotetico viaggiatore del tempo proveniente dal recente passato, vi è certamente l’uso generalizzato e compulsivo del cellulare, posseduto ed utilizzato da tutti in ogni momento, soprattutto in viaggio, sui vagoni della metropolitana, in treno, sul bus, negli aeroporti. A noi che ci siamo abituati e che condividiamo quel gesto automatico di immergerci in qualche gioco, o navigare su internet, scambiarci messaggi o semplicemente telefonare, con il telefonino (o smartphone) nella mano, non fa più alcun effetto, ma vedere migliaia di persone contemporaneamente assorti individualmente nel medesimo atto, sarebbe senz’altro bizzarro agli occhi del nostro viaggiatore nel tempo, il quale potrebbe trarne la conclusione che nel futuro gli individui vivano isolati, totalmente presi dal loro strumento di comunicazione, anche quando cose da comunicare non ve ne sono, a scapito della comunicazione reale tra la moltitudine di persone che affollano questo futuro, ridottasi ad una comunicazione commerciale, d’affari o comunque d’interesse venale. A ben vedere, gran parte delle conversazioni che teniamo con l’altra gente nel corso della giornata sono improntate all’acquisto o vendita di merci, di servizi o prestazioni, oppure sono comunicazioni di lavoro, anch’esse motivate dall’interesse nel procurarci il reddito da poter spendere. Persino tra le mura domestiche le conversazioni che hanno per oggetto le spese, il lavoro e, in ultima istanza, il denaro, tendono a divenire predominanti, forse perché riteniamo tutto il resto meno importante e non sappiamo più parlare d’altro. Com’è potuto accadere che abbiamo lasciato svilire i rapporti umani a tal punto da mercificare ogni aspetto della nostra vita, trasformando noi stessi in centri di produzione e consumo, obbedienti alle regole dell’interesse pecuniario e del profitto? Come abbiamo potuto accettare questa trasformazione disumanizzante, che assegna a ciascuno di noi un valore economico,  regolando di conseguenza i rapporti con gli altri individui sulla base del reciproco interesse pecuniario? In parte può spiegarsi con la teoria della rana bollita, ma anche con l’assuefazione e la tolleranza sviluppate nel tempo, tipiche di ogni tossicodipendenza. Si, voglio proprio dire che ci siamo resi dipendenti dal denaro in maniera assolutamente totalizzante, nel senso che tale dipendenza coinvolge ormai ogni aspetto della nostra esistenza. Al pari di una droga pesante, il denaro spinge ad un maggior consumo ed alla necessità di aumentare le dosi, procurarsene sempre di più. Come la tossicodipendenza, non assicura affatto la felicità, ma consente di godere di brevi momenti di piacere indotto dai nostri acquisti, sempre più superflui, condizionati dalla pubblicità martellante. Quante persone conducono un’esistenza solitaria, parlando con gli altri solo di argomenti venali o di lavoro, convinti di essere in comunicazione col mondo perché sempre connessi alla rete? Quanti sublimano nella TV i propri sogni e aspirazioni? Quanti affogano la propria infelicità in un mare di prodotti inutili (psicofarmaci inclusi)? Soprattutto quel sofisticato piccolo oggetto che fissiamo tenendolo in mano, sconosciuto ai nostri padri, di cui non sappiamo più fare a meno.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore