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Rollback to Lira

10_lireNella sempre più probabile eventualità di rottura dell’Unione Monetaria Europea, il ritorno alla moneta nazionale, secondo gli economisti che lo propugnano, andrebbe realizzato, per semplicità, con un rapporto di cambio alla pari con l’euro, ossia una lira per un euro.

Io credo invece che sarebbe più opportuno scegliere un rapporto di cambio maggiormente consono alle nostre tradizioni monetarie, che al pari di altri paesi quali la Spagna o il Giappone, hanno sempre privilegiato una moneta “leggera”, cioè con un basso valore unitario. Così come altri popoli hanno preferito monete “pesanti”, come la sterlina o il marco, con alto valore unitario. L’Italia, probabilmente in virtù di una tradizionale inflazione che in passato l’ha costretta a svalutare di frequente per recuperare competitività, s’è ritrovata spesso con una moneta di basso valore nominale. Ciò ha comportato la necessità di esprimere importi di una certa entità con numeri a molti zeri, nonché l’utilizzo di moneta spicciola di scarso valore, che ha permesso agli italiani di controllare più efficacemente le proprie spese minute, certamente meglio che dopo l’avvento dell’euro. In generale posso affermare che, per ciò che mi riguarda, riesco ad essere più parsimonioso quando le somme che spendo sono espresse con cifre “grandi”, viceversa divento più spendaccione quando i prezzi sono espressi con cifre “piccole”, questo almeno nelle tante spese minute, che alla lunga costituiscono una buona parte del flusso di uscite.

A mio avviso il ritorno alla valuta nazionale andrebbe invece realizzato ad un con-cambio di 1 a 1000, ovvero mille lire per un euro. Ciò consentirebbe anche di rimettere immediatamente in circolazione banconote e monete metalliche in lire che gli italiani avevano conservato all’avvento dell’euro, riducendo così in parte il tempo di rollback. A proposito di ciò, va evidenziato il rischio di tesaurizzazione del contante in euro da parte degli italiani, nell’ottica di un sicuro apprezzamento nei confronti della lira, dopo la fase di rollback. Poco male, sarà comunque reddito che rientrerà in circolazione in un secondo momento.

Ricapitolando, il rollback da euro a lire dovrà essere effettuato in un periodo di chiusura prolungata delle banche, 3 o 4 giorni festivi durante i quali ogni deposito e titolo di credito, così come ogni altro rapporto debitorio contratto secondo le leggi italiane, incluso lo stock del debito pubblico, verrà ridenominato in lire per decreto, con un rapporto di 1 a 1000. Seguiranno tre mesi in cui la Zecca dello Stato dovrà stampare qualcosa come 20 mila miliardi di lire, in tagli da 1.000, 5.000, 10.000, 50.000 e 100.000 lire, nelle proporzioni di 20 banconote da 1.000, 16 da 5.000, 10 da 10.000, 2 da 50.000 ed 1 da 100.000, per ogni 400.000 lire, ovvero un totale di 1.000.000 pezzi da 1.000 lire, 800.000 pezzi da 5.000, 500.000 pezzi da 10.000, 100.000 pezzi da 50.000 e 50.000 pezzi da 100.000 lire, oltre a svariate tonnellate di monete metalliche. Durante questi tre mesi sarà in vigore la doppia circolazione monetaria e i prezzi dovranno essere espressi sia in lire che in euro. I prelievi di contante potranno essere fatti anche in lire, mano a mano che i bancomat verranno riforniti di nuove banconote. Gli euro verranno progressivamente ritirati dalla circolazione dalle banche, che provvederanno a convertirli in lire presso la Banca d’Italia. Questo tempo dovrà servire anche per l’adeguamento accelerato di tutti i dispositivi automatici di pagamento. Un’emissione massiccia di speciali carte prepagate in lire, potrebbe ridurre la necessità di moneta contante. Trascorsi i tre mesi, gli euro potranno essere cambiati in banca al tasso corrente di mercato, ma non potranno essere esportati all’estero oltre un tetto minimo consentito, per un periodo da definire. In pratica dovranno essere introdotti limiti ai movimenti di capitale in qualunque valuta per un certo tempo. Ovviamente non sarà consentita l’apertura di conti in valuta estera durante la fase di transizione.

Contestualmente il governo italiano dovrà avviare una trattativa con la Commissione europea e con l’eurogruppo per il rientro delle quote versate nel fondo salva Stati (MES) e quelle della BCE, nonché per le compensazioni dovute nell’ambito del sistema Target 2. Il resto è una passeggiata.

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