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Scenari di guerra asimmetrica

Fig1Lancereste un’atomica a chi vi ha tagliato l’elettricità o vi ha interrotto la connessione ad internet? Eppure è proprio questo il dilemma che potrebbe presentarsi, allorché un ben congegnato assalto con virus e malware mettesse fuori uso parte delle reti informatiche, mentre altri attacchi mirati, aventi per obiettivi i computer delle centrali di produzione e della rete di distribuzione, riducessero drasticamente la disponibilità di energia elettrica. Azioni ben coordinate di una guerra asimmetrica a lungo studiata e segretamente preparata.

Impossibile? Non esattamente, se si pensa che cinque anni fa ha fatto la sua apparizione Stuxnet, un virus informatico realizzato dagli USA in collaborazione con Israele, appositamente per sabotare la centrifuga di arricchimento dell’uranio della centrale atomica iraniana di Natanz. In generale, qualunque computer il cui software sia sostituibile, è suscettibile di sabotaggio, poco importa che il software venga inviato per via telematica, o trasportato su di un supporto mobile. Ciò che conta è conoscere le informazioni giuste e disporre delle capacità tecniche necessarie, dopodiché è solo una questione di tempo.

Immaginate allora che all’improvviso pos e bancomat cessino di funzionare e che per un tempo indeterminato si fosse costretti ad usare solo moneta contante. Che in quello stesso tempo non sia possibile usare internet da computer, tablet e smartphone, ed anche la rete cellulare risenta di disservizi e malfunzionamenti. Che l’energia elettrica venga razionata a seguito di lunghi blackout, e che persino rifornirsi di carburante possa diventare problematico. Quanto sarebbero in grado di resistere le nostre società prima di un collasso generale? La risposta è in funzione della dipendenza che la diffusione della tecnologia genera in ogni nostra azione quotidiana, e verosimilmente le società più complesse ed evolute tecnologicamente sarebbero anche quelle più vulnerabili al caos conseguente ad un blackout tecnologico. Va da sé che quelle più arretrate resisterebbero meglio e più a lungo.

Quest’attacco potrebbe essere scatenato su scala planetaria, magari al picco di un’epidemia causata da un ceppo di virus influenzale creato in laboratorio, particolarmente infettivo e violento, capace di mettere a letto decine di milioni di persone in tutto il mondo in poche settimane, aggravando ulteriormente disagi e confusione. Mentre cellule dormienti di combattenti in incognito si attiverebbero per seminare altro caos e paura.

Naturalmente gli apparati militari conserverebbero, anche in tali condizioni, pressoché immutata la loro efficienza, che tuttavia dovrebbe essere in parte rivolta al contenimento del crescente caos sociale, riducendo di conseguenza la propria capacità offensiva/difensiva in un eventuale imminente confronto con armi convenzionali. E se ciò dovesse configurare la possibilità di soccombere per il numero e l’ampiezza dei fronti, ecco che si profilerebbe l’opzione di ricorrere alle armi di distruzione di massa, prima tra tutte quella atomica, contro quegli stati percepiti come ostili, con la certezza di incorrere in una risposta analoga.

Ovviamente si tratta solo di ipotesi…

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore