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Telenovela greca, dramma europeo

VaroufakisAllora, si mettono d’accordo oppure no? La troika aprirà i cordoni della borsa per evitare che la Grecia faccia default? O sarà il governo greco a doversi prima sottomettere all’ulteriore dose d’austerità richiesta? E se lo farà, quanto a lungo potrà durare? Ce la propinano come una telenovela, ma in realtà si tratta di una partita mortale, nella quale si gioca il destino dell’Europa e la vita di milioni di europei. Greci, innanzi tutto, che potrebbero essere condannati ancora a lunghi anni di sacrifici, con il rischio di non riprendere più il loro percorso di sviluppo. Una nazione diventata un’area depressa economicamente, con un’unica risorsa economica, il turismo, che ne fa un paese di vecchi e di camerieri, mentre il resto dei giovani è costretto ad emigrare. Ed insieme ai greci tutti gli altri popoli della periferia europea, rimessi in riga dall’esempio greco, continuerebbero a dover tirare sempre più la cinghia per corrispondere interessi su di un debito in continua ascesa, stretti in una tenaglia mortale di tasse e disoccupazione, con l’unico risultato di far arricchire ancor di più quell’un percento già ricchissimo.

Oppure potrebbe essere la Grecia a spuntarla ed ottenere i soldi (o la sospensione dei pagamenti dovuti, che è lo stesso) anche senza attuare quelle ulteriori misure d’austerità pretese dalla troika: aumento dell’IVA, innalzamento dell’età pensionabile, riforma del mercato del lavoro e privatizzazioni. Con il conseguente effetto domino sugli altri paesi schiacciati dalle politiche di austerità, il blocco dei paesi rigoristi, Germania in testa, avrebbe perduto la faccia. A quel punto, per il rompete le righe, sarebbe solo questione di tempo. Il tempo di attendere le elezioni in Spagna e Portogallo.

Ecco perché il negoziato tra la Grecia e la troika si va facendo sempre più duro, con accuse e colpi bassi da ambo le parti (“Varoufakis presuntuoso e inconcludente”. “E’ falso, ho registrato i colloqui”), mentre ci si avvicina pericolosamente al precipizio. E se per un azzardo di qualcuno, la Grecia dovesse dichiarare default nelle prossime settimane, assisteremmo ad uno scontro ben più violento, nel quale tutti si rinfacceranno le responsabilità. La Grecia si troverà nel disperato bisogno di assistenza economica e la Russia sarà ben felice di offrirgliela, mutando così lo scenario geopolitico europeo e mediterraneo.

E’ per questo che, molto probabilmente, la dissoluzione dell’area euro porterà l’Europa stessa sull’orlo di un nuovo devastante conflitto. I politici dei paesi del nord recrimineranno ai paesi del sud i loro bilanci pubblici allegri e l’alto tenore di vita a debito, quelli dei paesi del sud rinfacceranno al nord le sue politiche di dumping salariale ed il surplus esorbitante. Tutto pur di scaricare le proprie responsabilità davanti agli elettori. Mentre si andrebbero configurando nuove alleanze commerciali internazionali.

In un mondo normale e ragionevole la disgregazione dell’eurozona verrebbe gestita con buon senso collaborativo, ma questo non è un mondo ragionevole. In assenza di una utopistica integrazione europea, la moneta comune s’è trasformata in un feticcio politico, difeso con fanatismo religioso. La sua fine sarà dunque caotica e rancorosa, come il peggiore dei matrimoni.

Il rischio concreto è che qualcuno (meglio se angloamericano) pensi di far sfogare all’esterno le tensioni che vanno accumulandosi nella zona euro, magari sul teatro ucraino, un attimo prima del precipizio greco. Ma si tratterebbe di una mossa che ci farebbe passare da un precipizio ad un baratro ancor più profondo.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore