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Un po’ di storia

Non ritengo giusto tacciare di tradimento il premier greco Tsipras per essersi al fine arreso ai diktat della trojka, per il semplice fatto che la maggioranza del suo popolo, non lo accusa di tradimento. In altre parole, sono proprio i greci che, preso atto della disparità di forze in campo, si sono arresi ai loro creditori, accettando supinamente tutto ciò che appena pochi mesi fa ritenevano non più tollerabile, mandando al potere per la prima volta nella storia un governo di sinistra radicale.

Se osserviamo l’intera vicenda con l’ottica di un nuovo e diverso tipo di conflitto, possiamo inquadrare gli accadimenti come eventi bellici di una guerra moderna combattuta con altri sistemi, anche se per questo non meno determinante per le sorti di popoli e nazioni.

La Grecia s’è arresa nel timore della catastrofe finale, così come s’arrese la Francia all’invasione tedesca nell’estate del 1940, dopo appena un mese di combattimenti, con una buona parte di francesi non ancora ostile ai nazisti e ben disposta a collaborare al loro progetto di Grande Europa.

S’è arresa come s’arrese l’Italia di Badoglio l’8 settembre del 1943, “riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria”. Mussolini era stato esautorato e arrestato già dal 25 luglio, con una manovra di palazzo che aveva visto tutti d’accordo, dal Gran Consiglio del Fascismo alla monarchia e, forse, persino allo stesso Duce. Giacché l’Africa era stata conquistata dagli Alleati, che ora erano sbarcati in Sicilia, mentre l’Armata Rossa stava sconfiggendo le forze dell’Asse. La guerra era persa e gli italiani l’avevano capito e, non intendendo soffrire ulteriormente, avevano, da un giorno all’altro, ripudiato il fascismo ed avviato trattative segrete per l’armistizio. Che in realtà fu resa senza condizioni. Ma le cose non andarono come popolo e potere avevano sperato. All’Italia non furono risparmiati massacri e distruzioni, i combattimenti risalirono lentamente per tutta la Penisola e la guerra durò ancora un anno e mezzo.

L’Italia e gli italiani hanno pagato il conto salato delle proprie scelte. Una guerra non è un campionato di football e la decisione di combattere dovrebbe essere sempre l’ultima ratio, mai un calcolo di mero interesse. Vero è che la propaganda del regime ha ingannato a lungo il popolo, che si è riappropriato della sua sovranità solo quando ha compreso la catastrofe a cui aveva condotto il regime. Sfortunatamente era troppo tardi. L’arresto del Duce e la resa incondizionata non evitarono la catastrofe, che travolse il Paese con tutta la sua classe politica, portando alla nascita della Repubblica dalle macerie del Regno d’Italia.

La Germania ed il suo popolo invece non si sono arresi, hanno combattuto fino all’ultimo metro del centro di Berlino e, a parte l’attentato fallito a Hitler il 20 luglio del 1944, ad opera di un gruppo di alti ufficiali dell’esercito, nessun accordo di capitolazione fu mai preso in considerazione dalla stragrande maggioranza del popolo tedesco e dalla élite nazista. Anche la Germania ed i tedeschi hanno pagato il conto salato delle proprie scelte, con l’aggravate di averlo fatto pagare anche ad innumerevoli altri uomini e donne incolpevoli. Tuttavia ne sono usciti a testa alta e sono stati riammessi nel consesso internazionale, riacquistando col tempo quel peso egemonico verso cui sono inevitabilmente spinti dal loro carattere nazionale.

Gli europei si stanno combattendo, come hanno sempre fatto nel corso dei secoli, ma con altre nuove, diverse armi. E’ mai stato ragionevole ipotizzare un unico Stato federato in presenza di tali e tante differenze di caratteri, interessi ed esperienze storiche?


 

fiumic

Fiumicino sta diventando uno scalo del quarto mondo. Quelli che girano per aeroporti sanno quali abissali differenze separano il nostro maggiore scalo aereo dalla maggior parte degli altri scali mondiali. Se non bastassero le sue inadeguatezze, a cui in tanti anni non si è stati capace di provvedere, nonostante il proliferare di grandi opere senz’altro meno utili, di recente ci si son messi anche gli incendi ed i blakout elettrici ad aggravare la situazione. E il bello della storia è che ora sono solo i privati a gestire tutto l’ambaradan, Alitalia ed Aeroporti di Roma in testa. Perché il pubblico era inefficiente e fonte di sprechi… A me, che ci ho lavorato tanti anni fa, sembra proprio che allora funzionasse meglio, anche se era in mano pubblica.

Riflettano coloro per cui la privatizzazione è la cura di tutti i mali del Paese.

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