E guerra sia

Jens Stoltenberg, segretario generale della NatoI conflitti mondiali sono sempre forieri di rivoluzioni e guerre civili. La rivoluzione d’Ottobre avvenne proprio nell’ultimo anno della prima guerra mondiale, pure con un piccolo aiutino dei tedeschi che agevolarono il rientro in patria di Lenin, a cui seguirono cinque anni di feroce guerra civile, sostenuta anche dalle potenze vincitrici. In Italia una delle principali conseguenze del primo conflitto mondiale fu l’avvento del fascismo.

La guerra civile italiana fece seguito alla deposizione del duce da parte del re ed il successivo cambio d’alleanze del nostro paese, mentre le sorti del secondo conflitto mondiale volgevano in nostro sfavore sia sul fronte africano che su quello russo e gli angloamericani erano appena sbarcati in Sicilia. Le forze fasciste si raccolsero, con il supporto nazista, nella Repubblica Sociale Italiana, in nord Italia, permanendo in guerra sia con gli angloamericani che con tutti quegli italiani passati dall’altra parte e divenuti antifascisti. Quella guerra civile parallela durò due anni, alla fine i nazifascisti vennero sconfitti ed il paese poté iniziare una qualche pacificazione, sempre sotto l’egida degli americani, che da allora non hanno più abbandonato militarmente il Belpaese.

Anche in Cina una delle conseguenze della seconda guerra mondiale fu la ripresa della guerra civile tra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Zedong, che si era interrotta nel 1937 per l’invasione giapponese. Nel 1946, finita la seconda guerra mondiale, i combattimenti tra gli eserciti dei due contendenti ricominciarono con forza, durando fino al 1949, quando i nazionalisti capitolarono ed oltre due milioni e mezzo di cinesi si rifugiarono, con l’aiuto della flotta americana, sull’isola di Taiwan, occupandola e proclamandola Repubblica Cinese. Va da sé che la repubblica nazionalista di Taiwan ha potuto resistere alle rivendicazioni della repubblica popolare fino ad oggi solo grazie alla protezione americana.

Supponiamo per un attimo che gli angloamericani avessero deciso di non sbarcare in Sicilia nel 1943, anticipando invece quello sbarco in nord Europa a lungo richiesto da Stalin per alleggerire la pressione tedesca sul fronte russo. Quello stesso sbarco che effettuarono solo l’anno successivo, allorché le sorti del conflitto in Europa orientale stavano volgendo decisamente a favore dei russi, che ora rischiavano di prendersi tutto il continente. Il regime fascista in Italia sarebbe caduto comunque, forse poco dopo, ma la guerra civile ci sarebbe ugualmente stata e molto probabilmente sarebbe arrivata ad una resa dei conti finale, senza la presenza in forze degli angloamericani. Sempre per un esercizio di fantasia, immaginiamo che la fazione di sinistra delle forze partigiane fosse uscita sconfitta dal confronto con le altre fazioni e si fosse ritirata in Sardegna, occupandola e dichiarandola Repubblica Popolare, sotto la vigile protezione dell’Unione Sovietica. E’ lecito ritenere che la Repubblica Italiana non avrebbe mai cessato di rivendicare la sovranità sulla Sardegna, aspettando solo il momento più adatto per riprendersela.

Il conflitto che si sta svolgendo in Ucraina nasconde una posta in gioco molto più grande di ciò che può apparire a prima vista. Ce lo spiega il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nelle sue ultime dichiarazioni, quando afferma che la Russia ha l’ambizione di cambiare l’ordine internazionale, ovvero quello finora definito dagli USA ed i suoi satelliti Nato, che gli concede il privilegio di intervenire militarmente in Serbia, Iraq, Afghanistan, Siria e Libia senza alcun mandato ONU e lo vieta espressamente ad ogni altro paese. Se non è ordine egemonico imperiale questo… Stoltenberg aggiunge pure che gli alleati dovranno reagire alle sfide poste da Mosca e Pechino insieme.

All’egemonia mondiale non si rinuncia così facilmente, in ballo ci sono interessi immensi a partire dalla supremazia del dollaro nel commercio internazionale, metterlo in discussione farebbe cadere giù l’immenso castello di carta straccia stampata a debito dalle banche centrali dell’occidente negli ultimi decenni. Che la posta in gioco sia altissima e globale lo si deduce anche dall’assenza di ogni parvenza di dibattito e informazione indipendente deciso dai padroni dei media, dall’intolleranza di ogni sussulto pacifista nella popolazione e dal livello di pervasività raggiunto dalla propaganda russo fobica e guerrafondaia persino in un paese come il nostro, con (una volta) forti tradizioni cattoliche e pacifiste.

La Russia parte svantaggiata in questo confronto con l’occidente, ma lo sarebbe stata ancor di più in futuro se non avesse lanciato il guanto di sfida ora. Tuttavia un vantaggio oggettivo ce l’ha ed è costituito dalla grande disponibilità di materie prime, a partire dal petrolio. Gli eserciti sono tra i maggiori consumatori di energia, navi, aerei e mezzi corazzati necessitano di una marea di petrolio e se una guerra dura a lungo, avrà più possibilità di vincere chi riuscirà a far ancora muovere i propri mezzi. Ecco perché Hitler puntava al petrolio del Caucaso ed il non esserci arrivato gli è costata la guerra. Un altro vantaggio è costituito dalla confluenza di interessi, in questa fase storica, con il dragone cinese, che ha tutto da guadagnare nel ridimensionamento dell’egemonia americana, soprattutto in Asia. Se gli USA credono oggi di essere stati furbi per aver trascinato la Russia nella trappola ucraina, resteranno sorpresi quando s’accorgeranno di essere stati a loro volta sospinti nella trappola europea dalla Cina. E noi europei lo saremo ancor di più quando ci accorgeremo di essere l’esca, come gli ucraini stanno scoprendo a loro spese.

Le guerre mondiali vedono contrapposti nazioni e popoli, ma questi a volte possono dividersi al loro interno tra chi difende i propri privilegi nello status quo e chi vorrebbe rovesciarlo, come reazione alle scelte scellerate operate da una classe dirigente guerrafondaia e le nefaste conseguenze che ricadono sulla gente comune. Può darsi che alla fine anche quella classe dirigente venga chiamata a rispondere da un popolo ingannato, bastonato e impoverito e perciò sempre più inviperito.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore