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Buone vacanze (a chi può permettersele)

SPIAGGIANon c’è gratificazione con un blog come questo. L’avverarsi delle fosche previsioni, così come il precipitare di eventi e crisi da tempo intuiti, non è fonte di alcuna soddisfazione. Semmai acuisce ancor di più il malessere di vivere in questo tempo di incertezza.

Già, il futuro non ci appare più tanto radioso. Dopo aver introiettato la certezza che le nuove generazioni non staranno affatto meglio dei genitori, ora è la volta della libertà e della democrazia a dover essere sacrificate sull’altare della sicurezza. Sicurezza che malgrado tutti gli sforzi è in arretramento su ogni fronte, da quello lavorativo a quello sanitario, da quello previdenziale a quello retributivo, fino alla paura estrema di incappare in un qualche attentato a caso, a cui siamo disposti a sacrificare ogni limite ai controlli, per ritrovarci in uno stato d’emergenza perenne che somiglia maledettamente ad uno stato di polizia.

D’altra parte ci ritroviamo a vivere il tempo delle distopie immaginate da Orwell e Huxley. Un tempo in cui il socialismo è divenuto il cane da guardia del capitalismo mentre precari ed emarginati si riconoscono di più nelle parole della destra antisistema. Dove la Nato porta guerra e la democrazia non da il pane. Dove il terrore ha origine dentro le nostre società, ma viene combattuto all’esterno.

No, non c’è nessun piacere nel constatare la catastrofe che si era intravista, e purtroppo non è neppure di alcuna utilità. La realtà complessa che stiamo vivendo è sempre più regolata dalla Legge di Murphy ed è davvero poco ciò che l’individuo può fare, anche quando riesce nel miracolo di aggregare milioni di persone partendo dalla rete, come ha fatto Beppe Grillo. Ciò che deve accadere, accade ugualmente, perché chi ha il potere sceglierà sempre di far morire Sansone con tutti i filistei.

E’ ormai tanto, troppo tempo che ci ripetiamo che questo sistema è insostenibile, che stiamo distruggendo il nostro habitat, che l’ampliarsi delle disuguaglianze conduce a conflitti sicuri. Eppure il paradigma non cambia e tutto va avanti come prima, peggio di prima.

E allora, non c’è speranza? No, la speranza è sempre l’ultima a morire, anche se a viver di speranza si finisce per morire disperati.

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