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Destra, Sinistra e interesse pubblico

MeloniGiorgia Meloni, esponente di Fratelli d’Italia, all’on. De Micheli del PD: “Se voi siete di sinistra, io sono Mao Tze Tung”. Parole sante, provenienti tra l’altro da chi pretenderebbe di collocarsi a pieno titolo a destra. Tuttavia, se è senz’altro vero che il PD ha da lungo tempo rinunciato a difendere gli interessi dei ceti subalterni per perseguire alleanze con i poteri forti, soprattutto bancari, a tutela della propria permanenza al potere, è parimenti vero che anche la destra di questo paese ha da tempo messo in soffitta molte delle sue parole d’ordine, quali patria e sovranità nazionale, avallando di fatto la progressiva perdita di indipendenza politica, economica e militare dell’Italia, rendendoci ancora più insignificanti sulla scena internazionale, oltre che più poveri come nazione. Nessuna obiezione a fare delle nostre forze armate un supporto alla strategia degli USA nei diversi scenari mondiali. Nessuna remora a governare insieme ad una forza secessionista. Nessun dubbio sulla perdita di sovranità monetaria. Nessuna opposizione alla cessione di potere politico agli organismi comunitari, nei quali contiamo sempre meno. Forse non si sono resi conto che da un quarto di secolo la guerra fredda è finita e il pericolo rosso non esiste più, forse pensano di trovarsi ancora a dover fare una scelta di campo, fatto sta che hanno abbandonato la difesa dell’interesse nazionale ed al pari della sedicente sinistra hanno agevolato il declino della nazione. Cara Giorgia, se voi siete di destra, io sono Friedrich Nietzsche.

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A proposito di Tsipras

TsiprasMi è subito piaciuto Alexis Tsipras, fin da quando è riuscito a coagulare alle elezioni del 2012 una forza autenticamente di sinistra, Siriza, alternativa al blocco di potere che ha governato e malversato la Grecia negli ultimi anni, costituito dal PASOK e Neo Democrazia, in pratica i nostri centrosinistra e centrodestra. Siriza s’è caratterizzata per la sua posizione fortemente critica verso le misure d’austerità imposte alla Grecia dalla Troika (BCE, Commissione Europea, FMI) e grazie a ciò è arrivata molto vicina a vincere le elezioni, che hanno visto il crollo dei due partiti storici di centrodestra e centrosinistra, ma che coalizzati in una grande ammucchiata, hanno relegato Siriza nel ruolo di unica opposizione democratica (escludendo ovviamente i neonazisti di Alba Dorata). Il suo successo è tuttavia andato crescendo nel tempo tanto che attualmente Siriza è dato vincente alle prossime elezioni e Tsipras è stato candidato ufficialmente alla presidenza della Commissione Europea per le prossime elezioni che si terranno a maggio, da parte del IV Congresso della Sinistra Europea svoltosi lo scorso dicembre a Madrid. Anche in Italia si sono recentemente schierati per lui importanti intellettuali dell’area di sinistra, quali Barbara Spinelli e Paolo Flores d’Arcais, che, dopo aver stilato un manifesto-appello, stanno danno vita ad una lista in suo appoggio.

Tre sono i punti di forza di questo giovane leader: l’aspetto simpatico da bravo ragazzo, nessuna corresponsabilità con la passata gestione del potere in Grecia e la volontà dichiarata di rimanere nell’area euro pur ricontrattando le condizioni imposte dalla Troika.

I greci, come gli italiani, sono in maggioranza preda dell’autosuggestione che alla radice delle proprie sofferenze vi siano le proprie colpe, essenzialmente riconducibili a corruzione, evasione fiscale e alto debito. Essendo tali colpe peculiari dell’indole nazionale, va da se che la classe politica espressa non può che risentire pesantemente di queste pessime caratteristiche. Dunque è in qualche misura giusto che il popolo abbia a soffrire le conseguenze di aver “vissuto al di sopra dei propri mezzi”.

Questo catechismo socio-economico in parte spiega come mai i greci abbiano finora dimostrato una “pazienza d’angelo” nel sopportare la disoccupazione, i tagli ai salari e ai servizi pubblici, conseguenti alle politiche di austerità imposte alla Grecia, ben più dure di quelle richieste finora all’Italia, anche se l’obiettivo è identico: recuperare competitività e riequilibrare la bilancia dei pagamenti attraverso una svalutazione interna. E spiega soprattutto perché greci e italiani non riescano ancora ad identificare nelle rigidità della moneta unica le cause delle loro sofferenze, conservando fiducia (pur se decrescente) nell’euro.

Si da però il caso che quei deprecati vizi nazionali esistevano anche quando l’economia andava bene e nessuno si preoccupava del debito che cresceva o della corruzione che sottraeva risorse pubbliche. Solo quando la crisi economica ha ridotto la liquidità nel sistema, tali inclinazioni sono apparse come la radice di tutti i mali. Salvo sorvolare sul fatto che la stessa crisi ha impoverito nazioni il cui debito pubblico era molto contenuto e la corruzione come l’evasione fiscale non erano così accentuate.

Ben venga un Alexis Tsipras al posto di un Barroso, tuttavia è inutile illudersi che una figura, seppure importante come il presidente della Commissione Europea, possa alterare significativamente i rapporti di forza che hanno condotto l’Europa alla attuale configurazione. Illusorio è credere di poter convincere il popolo tedesco (ma non solo) ad accettare tutte quelle cessioni di sovranità e ricchezza che l’appartenenza ad uno stato sovranazionale comporterebbe. Due tra tutti, i trasferimenti di risorse dalle aree in surplus a quelle in deficit e la condivisione del debito. Per ottenere ciò occorre forse passare prima per un’altra sconfitta militare della Germania, ma noi non siamo in guerra. Anche se i tedeschi stanno ugualmente vincendo.

Caro Alexis, ricontrattiamo pure le regole, ma se alla Germania non convengono, sarà lei la prima ad uscire dall’eurozona. Il resto è utopia.

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