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Gnomi elvetici

swiss1Ogniqualvolta ritorno in Svizzera non posso fare a meno d’invidiare quel popolo ed i suoi governanti, indipendentemente dal loro colore politico, che rendono quel paese uno dei migliori al mondo per viverci.

La Svizzera è decisamente un paese capitalista, ma è un capitalismo stemperato da regole democratiche e per taluni aspetti persino socialiste. La partecipazione dei cittadini è pari al loro senso civico, il loro modello di confederazione ha garantito pace, libertà e benessere per lungo tempo, nonostante le grandi differenze linguistiche e culturali tra i diversi cantoni. Lo Stato è davvero efficiente e la burocrazia quasi del tutto sconosciuta nonostante le suddivisioni amministrative arrivino fino al più piccolo villaggio di montagna ed i pubblici dipendenti non siano certo pochi.

Colpisce in modo particolare la larghezza di manica delle retribuzioni anche per i lavori più umili, tutti rigorosamente regolari. Così come il basso livello di tassazione dei redditi da lavoro e quella più elevata per i redditi d’impresa. Colpisce il basso tasso di disoccupazione, anche grazie ai lavori socialmente utili direttamente offerti dai comuni a chi ne ha bisogno. Colpisce il timore diffuso che un’eccessiva immigrazione possa far peggiorare le condizioni di lavoro, anche se più del 20% dei residenti non ha il passaporto svizzero e la parola integrazione non suona a vuoto.

Forse i padroni svizzeri sono ancora su posizioni fordiste, mentre nel resto del mondo capitalista l’iper-liberismo ha portato alla compressione dei salari, all’aumento della precarietà ed al maggior sfruttamento della forza lavoro, grazie alle politiche che hanno progressivamente ridotto tutele e diritti dei lavoratori ed aggredito lo stato sociale. Con l’ovvia conseguenza di una contrazione della domanda interna, aumento della disoccupazione e indebitamento delle famiglie.

Io credo più semplicemente che gli svizzeri abbiano ben chiaro un concetto a noi non altrettanto evidente: che il benessere personale nelle nostre società è funzione anche del benessere collettivo, ovvero altrui. E’ per questo che in Svizzera gli esercizi commerciali hanno orari di apertura rigidi ed i giorni festivi tutti i negozi sono chiusi, compresa la grande distribuzione. Perché anche chi lavora nel commercio ha il diritto di godersi le feste, senza essere costretto a sacrificare al profitto sempre più tempo della propria vita.

E non è certo la forza della classe lavoratrice svizzera ad impedire ai loro padroni di allinearsi nella guerra dichiarata dai capitalisti degli altri paesi alle loro classi subalterne, nella rincorsa al profitto ottenuto a scapito del lavoro. Rincorsa che sta diventando sempre più una spirale al ribasso alimentata col ricorso alla delocalizzazione delle industrie, il ricatto della disoccupazione e la concorrenza tra poveri.

Una strategia suicida che sta soffocando l’economia dei paesi dove l’iper-liberismo è diventato il nuovo dogma che domina le coscienze delle classi dominanti, convinte che ciò che è buono per loro lo sia necessariamente anche per il paese. Così, diritti e regole vengono demoliti per non limitare lo sviluppo del capitale, lo Stato dipinto come un incapace gestore di settori altrimenti profittevoli per la speculazione privata, la pubblica amministrazione continuamente tacciata di spreco e corruzione.

La guerra dichiarata dal capitale alle proprie classi subordinate sta producendo impoverimento, insicurezza ed infelicità diffusa, ed ha allargato a dismisura la forbice tra quell’un percento ricco e tutti gli altri. La Svizzera è ancora un’oasi, mentre tutto intorno il capitalismo del laissez-faire fa terra bruciata del benessere faticosamente conquistato da una generazione di lavoratori e cittadini. Gettando le basi, in tal modo, per la futura rovina del capitalismo stesso, che – a detta di Keynes – non ha futuro con un alto livello di disoccupazione, e va dunque salvato da se stesso.

Questo gli gnomi elvetici l’hanno capito e provano ad assicurare un futuro al capitalismo svizzero.

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