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Grecia-Italia, una faccia una razza (e un destino)

 

Polizia grecaRitengo da tempo che l’Italia stia seguendo il triste percorso della Grecia, che ci precede di uno, massimo due anni. Basta seguire gli accadimenti dall’inizio della crisi nel 2008, segnato dal fallimento della Lehman Brothers. La scoperta dei conti truccati nel bilancio greco e i derivati di Goldman Sachs, la fuga dei capitali esteri, l’aumento dell’interesse sui titoli pubblici e il rischio di default. Poi la estenuante trattativa per un salvataggio europeo, sempre in ritardo sull’aggravarsi della crisi, le condizioni imposte al governo greco ed il successivo suo commissariamento di fatto, con il brusco dimissionamento del premier democraticamente eletto Papandreou, reo di aver proposto un referendum sulle misure imposte dalla UE, e la sua sostituzione con l’ex vicepresidente della BCE e membro della Trilateral, Papademos. Quindi l’austerità, la svendita del patrimonio pubblico, le tasse sulla casa riscosse con la bolletta elettrica, la perdita di migliaia di posti di lavoro, la chiusura dei negozi, i problemi nell’approvvigionamento di medicinali, l’aumento di poveri e sfrattati, i suicidi, le manifestazioni e gli scontri di piazza con la polizia. Nella primavera dello scorso anno si sono svolte le elezioni politiche, che devono però essere ripetute di lì a poco perché non si riesce a formare un governo. Due le novità del quadro politico: il nuovo partito di sinistra Syriza, critico con le misure economiche imposte dalla Troika, e i fascisti di Alba Dorata, decisamente anti-europei e xenofobi. Alle nuove elezioni tutti i vecchi partiti fanno fronte comune e riescono ad ottenere la maggioranza, anche grazie al premio previsto dalla legge elettorale, ma i sondaggi danno l’opposizione di Syriza e Alba Dorata in costante crescita. Arriviamo così a questo freddo inverno, che ha visto diminuire del 75% il consumo di gasolio per il riscaldamento e l’aria di Atene assomigliare a quella della Londra di Dickens, a causa della legna bruciata nelle case per scaldarsi. Le scuole chiuse nel nord del paese per il freddo. L’assalto a boschi e parchi per procurarsi la legna da ardere. Anfiteatri antichi trasformati in rifugi per senzatetto. I supermercati e le banche assaltate, anche se i nostri mezzi d’informazione hanno steso un velo di censura sugli avvenimenti in Grecia. Cinque anni di crisi, austerità e recessione hanno riportato il paese nel terzo mondo della malnutrizione infantile e dell’emigrazione di massa, tanto che persino l’influente economista tedesco Hans-Werner Sinn suggerisce l’uscita temporanea dall’euro di Grecia e Portogallo e successiva svalutazione delle loro monete, al fine di evitare una catastrofe umanitaria generata dalla completa distruzione economica.

In Italia la crisi s’è manifestata più tardi, o forse se n’è solo presa coscienza più tardi, grazie anche ad un governo che faceva ogni sforzo per negarne l’esistenza. Quando nell’estate del 2011 gli interessi sul debito pubblico hanno cominciato a salire e la borsa ha subito un tracollo, trascinando giù anche i titoli delle aziende del presidente del consiglio Berlusconi, già ostracizzato dagli altri leader europei, è stato costretto a dimettersi sull’onda di panico per una possibile crisi di liquidità dello stato. Con un’operazione fortemente voluta dalle cancellerie europee, il presidente della repubblica ha prima nominato senatore a vita e successivamente conferito l’incarico di formare il nuovo governo al professor Monti, ex commissario europeo e membro della Trilateral e del Bildelberg. Ne è nato un governo tecnico di professori e ex banchieri che ha attuato il memorandum contenuto nella lettera della BCE al governo italiano dell’estate del 2011. In pratica tagli alla spesa pubblica, riforma delle pensioni e del lavoro, aumento delle tasse e solenne impegno al pareggio di bilancio in Costituzione e rientro del 60% del debito pubblico nei prossimi 20 anni. Un programma di austerità che ha ulteriormente ridotto i consumi e depresso l’economia, col risultato che il debito pubblico è ancora aumentato, sia in termini assoluti, superando i due trilioni di euro, che in rapporto al PIL, arrivando al 126%. Moria di aziende e di posti di lavoro, suicidi, aumento della povertà e delle sofferenze bancarie, che rischiano di trascinare a fondo tutto un sistema bancario in pieno credit crunch e imbottito di titoli a rischio. In questo scenario ci apprestiamo ad eleggere un Parlamento che molto probabilmente non sarà in grado di esprimere una maggioranza solida in entrambi i rami, e forse neppure un governo qualsiasi. In breve tempo l’impasse si accavallerà all’elezione del nuovo capo dello stato, che forse dovrà sciogliere le Camere come suo primo atto, e rimandare di nuovo il paese alle urne. E per il seguito, basta vedere ciò che accade in Grecia.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore