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I PIIGS al mondiale di calcio

nazCome stanno andando i PIIGS al mondiale di calcio in Brasile? Portogallo, Italia e Spagna se ne tornano a casa dopo il primo girone, l’Irlanda non era neppure arrivata in Brasile. L’unica che riesce a passare agli ottavi di finale è la Grecia, ed è già un bel risultato.

C’è una correlazione stretta tra il declino calcistico dei paesi PIIGS, ovvero la periferia dell’eurozona, ed il processo d’integrazione nella UE, di cui l’adozione della moneta comune costituisce una tappa fondamentale.

Quando, all’indomani dell’ignominiosa eliminazione della nazionale ai mondiali del 1966 da parte della  Corea del Nord, si decise di ripartire, le società calcistiche s’accordarono per limitare le presenze straniere nel campionato (una forma di protezionismo, se vogliamo). Allora si poteva ancora fare, mentre oggi le regole della UE consentono la libera circolazione del lavoro, ed i giocatori di calcio sono lavoratori, tutto sommato. Ben pagati, ma sempre stipendiati dalle società sportive. E il protezionismo è bandito dalla UE.

Un tempo, inoltre, la passione per il calcio era molto più diffusa, e si poteva anche praticare più facilmente. Io ricordo di quando si giocava per le strade, interrompendosi di rado per far passare le auto; ogni giardinetto era un campetto di calcio. Oggi praticare il calcio, al pari di molti altri sport, è divenuto un lusso che non tutti si possono permettere.

Ecco allora che i paesi ricchi (il centro dell’eurozona) riescono compensare con interventi pubblici che rendono accessibile a tutti la pratica sportiva, mentre i PIIGS, costretti dalle politiche d’austerità a tagliare la spesa pubblica, riducono ciò che ritengono meno essenziale, come ad esempio il sostegno alla pratica sportiva. E le società sportive ritengono più efficiente fare shopping nei paesi emergenti che coltivare talenti nei vivai.

Alla lunga (ma non troppo, perché le carriere sportive sono in genere brevi) i risultati ne risentono, ed il paese subisce un declassamento anche nello sport, soprattutto il calcio che è il nostro sport nazionale. Gli ultimi due mondiali di calcio lo dimostrano ampliamente.

Poi si scopre che Uruguay e Costarica sono forti davvero, però si da il caso che i loro campioni sono la forza lavoro importata dalle nostre (della UE) società calcistiche.

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