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Il capitale spaventato

kapitalSul giornale dei padroni, Elisabetta Bufacchi ci erudisce sui timori dei Masters of Universe – ovvero traders e gestori dei fondi speculativi globali – dovuti alle conseguenze dell’esercizio democratico del voto dei cittadini, laddove la loro scelta non sia in linea con i desideri del mercato (che in definitiva possono ricondursi sempre e solo al profitto). 

La politica, con i suoi imprevedibili colpi di scena, è in cima ai pensieri di Legg Mason che, poverino, di sfide, come chairman e CEO di un fondo di gestione globale da 700 miliardi di dollari, “ne ha già fin troppe”, come ad esempio i tassi negativi prodotti dalle politiche monetarie delle banche centrali, che erodono i guadagni. Ora ci si mettono pure gli italiani a dare preoccupazioni, “indebolendo Renzi ed il PD, mentre continua l’ascesa del M5S”. Così facendo “l’Italia, dopo due anni tranquilli, rischia di nuovo l’instabilità politica, sinonimo di rallentamento delle riforme e quindi negativo per la crescita economica”. Crescita che invece in questi ultimi due anni è stata ottima ed abbondante (…).

Comunque è la Brexit “il primo grande scoglio politico per i mercati”, ovvero l’esito del referendum inglese sulla permanenza nella UE, ma anche le elezioni spagnole rappresentano un’incognita per il mercato, il rischio – dichiara apertamente un trader in Bonos – è quello di “un nuovo governo più sensibile ai problemi della gente, il tasso di disoccupazione resta alto e i salari per chi lavora sono bassi”. «La Spagna ha fatto le riforme strutturali ma potrebbe smantellarle».

I mercati temono i partiti di protesta.” – afferma perentoriamente la Bufacchi – “Se al trionfo del M5S a Roma ieri farà seguito un’avanzata di Unidos Podemos alle elezioni in Spagna per i mercati il cammino delle riforme strutturali per consolidare e rafforzare la crescita invece di velocizzarsi per sfruttare la finestra del QE della Bce verrà rallentato.

Non passa nemmeno per l’anticamera del cervello alla nostra simpatica strillona del capitale che è proprio l’assenza di crescita e lavoro ad orientare le scelte dei cittadini alle urne? Le riforme strutturali reclamate a gran voce dal capitale sono state fatte tutte, in Italia come in Spagna, da governi obbedienti agli ordini della BCE e di Bruxelles, ma di ripresa e lavoro esiste traccia solo nell’affabulazione renziana.

In ottobre arriva il referendum sulla riforma della Costituzione in Italia e, alla luce dell’esito delle elezioni amministrative e dei ballottaggi, si profila: «Una bomba se Matteo Renzi dovesse dimettersi», come “pronostica un trader in Btp”. Insomma, una bomba se il Bomba si dimette! Riesce perfino a strappare un sorriso la triste lettura di questo dazibao della setta T.I.N.A. 

E poi in novembre le elezioni negli Usa. «Se Donald Trump dovesse diventare presidente degli Stati Uniti e mantenere le sue promesse elettorali per una sfrenata liberalizzazione, il dollaro schizzerebbe all’insù del 20% e gli Usa entrerebbero in recessione». La recessione negli Stati Uniti sarebbe veleno per la crescita globale”. Veleno!

Niente di nuovo sotto il sole, dice l’ecclesiaste. Dopo di noi il diluvio, ci dice oggi il capitale, passando ovviamente per le dieci piaghe d’Egitto, se i cittadini s’azzardano a disattendere nelle urne le attese dei mercati, che – guarda caso – coincidono sempre con il volere delle élite ricche. Peccato che i cittadini stiano scoprendo il gioco e lanciano segnali di ribellione, per ora nelle urne.

Al popolo si può sottrarre la libertà o si può ridurre il pane, ma non si può fare contemporaneamente, altrimenti – prima o poi – il popolo si ribella.

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