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Alla vigilia del domani

brexitCome sarebbe bello poter mandare in pensione prima e senza penalizzazione chi ha lavorato una vita o chi ha fatto un mestiere usurante, e quanti posti di lavoro si renderebbero disponibili per i giovani. Quanto sarebbe sensato aumentare sensibilmente la spesa per l’istruzione e la ricerca. Che grande volano economico sarebbe la riqualificazione degli edifici pubblici, la messa in sicurezza degli istituti scolastici, il recupero del patrimonio edilizio urbano. Quale risparmio energetico si potrebbe realizzare su scala nazionale. E come sarebbe opportuno intervenire sul territorio sempre più a rischio di calamità nazionali. Quanto lavoro verrebbe creato. E quant’altro lavoro è richiesto nella sanità, dove i tagli alla spesa degli ultimi anni hanno ridotto il personale, stessa cosa accaduta per la giustizia, le cui lentezze sono in buona parte da attribuire alla carenza di personale. Servirebbero più lavoratori per l’assistenza e la cura degli anziani, ad una popolazione che invecchia sempre più.

Tutto questo ed altro ancora, come l’ammodernamento e l’incremento del trasporto pubblico, se attuato darebbe luogo alla più clamorosa delle riprese economiche, con il simultaneo aumento di benessere e Pil. Occorrerebbe solo un booster finanziario di un centinaio di miliardi di euro che, allo stato attuale l’Italia potrebbe disporre soltanto se: a) s’indebitasse ulteriormente facendo crescere il rapporto debito-PIL – mettiamo – al 140%; oppure b) creasse “denaro dal nulla”, stampandolo. Ovviamente entrambe le strade ci sono precluse dall’appartenenza alla UE e all’eurozona. Non è possibile fare ulteriore debito (anche se di fatto accade) perché i parametri di Maastricht stabiliscono un tetto del 60%, che tuttavia nessun membro dell’eurozona rispetta. Eppure il Giappone, che non ha di questi vincoli, riesce a cavarsela bene anche con un debito pubblico al 250% del Pil; certo, dipende molto dal fatto che il suo debito è quasi totalmente detenuto da giapponesi, risultando una partita di giro. Ma cosa impedisce ad uno stato di indebitarsi solo con i suoi cittadini? E la ricchezza degli italiani è stimata in 8000 miliardi di euro, le risorse dunque ci sarebbero. Tuttavia, onde non dover corrispondere interessi che alla lunga travasano ricchezza verso i più abbienti, è di gran lunga preferibile la via monetaria, anch’essa preclusa da quando abbiamo ceduto la sovranità monetaria (ovvero il diritto di battere moneta) alla BCE, la quale sta effettivamente creando ed immettendo moneta nel sistema, ma con modalità tali che arrecano beneficio solo ai grandi operatori finanziari e, lungi dal far ripartire le economie dei paesi in affanno, generano ulteriore disuguaglianza. Non essendovi modo per i cittadini di intervenire in correzione delle politiche monetarie della BCE, questi possono solo sfiduciare i governi nazionali corresponsabili nell’edificazione della gabbia europea. Con l’avvento al potere di nuove forze euro-scettiche e anti-sistema diviene però percorribile l’opzione di recesso dall’Unione ed il ripristino della sovranità monetaria. Solamente dopo di ciò sarà possibile per un governo democraticamente eletto esercitare pienamente le proprie prerogative, usando il potere di creare moneta per far ripartire la crescita economica ed il benessere dei cittadini. E forse solo allora sarà possibile mantenere le promesse elettorali.

Post scriptum: non mi si venga a parlare di rischio d’inflazione, nell’attuale condizione di deflazione persistente. L’inflazione oggi sarebbe la benvenuta, come l’acqua dopo la siccità.

Post post scriptum: non mi si venga a parlare neanche di mestieri umili che gli italiani non vogliono più fare. Non esistono lavori troppo umili, ma solo retribuzioni troppo misere.

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