Crea sito

Ioite homini de hodie pe lo novo anno

medioevoCome mi sembra fosco l’anno che si sta approssimando. Per i tanti scenari di una guerra asimmetrica quanto caotica e indecifrabile nei suoi veri scopi, che si moltiplicano e s’avvicinano. Per le molte situazioni di crisi che ci coinvolgono sempre più, a partire da un’economia che non vuole ripartire nell’occidente capitalista e che rallenta progressivamente nei recenti campioni dello sviluppo. Anch’essa forse conseguenza di conflitti economici tra i masters of universe che si contendono i mercati. Così milioni di disoccupati in Europa consumano i loro anni migliori senza potersi costruire un futuro, e se negli USA pare esservi più lavoro, una più attenta osservazione rivela anche lì la stessa tendenza alla precarizzazione che l’Europa sperimenta da anni, la cui conseguenza è la riduzione del tenore di vita, spesso compensata col debito. Quello stesso debito che sta sommergendo il pianeta. Siamo tutti indebitati, non fosse altro che col nostro futuro. Abbiamo preso troppo dall’ambiente, restituendo rifiuti ed inquinamento, ed ora sta arrivando il conto da pagare, in termini di cambiamenti climatici. Sono fortemente indebitate le imprese americane che hanno investito nel fracking e nello shale gas in anni in cui il petrolio costava più di 100 dollari al barile, e che ora stanno fallendo a decine, lasciando a casa settantamila lavoratori ad oggi, dissesto ambientale a parte.

Sono fortemente indebitati quegli Stati sempre meno sovrani, il cui debito pubblico è aumentato mediamente del 30% dallo scoppio della crisi, avendo scelto la strada della socializzazione delle perdite per salvare entità capitaliste troppo grandi per essere lasciate fallire. Un debito in continuo aumento grazie anche alle formidabili iniezioni di liquidità operate dalle Banche Centrali attraverso i Q.E., che sono serviti solo a sostenere le rendite dei titoli di borsa ed evitare che il loro crollo trascinasse la traballante economia. Mai prima d’ora i tassi d’interesse avevano stazionato così a lungo sullo zero ed anche meno, mai erano stati creati tanti trilioni di moneta fiat in così breve tempo. Eppure il cavallo non beve ed ora i rubinetti vanno chiusi se non si vuole rischiare l’allagamento. Così a dicembre la FED ha alzato di un quarto di punto il tasso di sconto per la prima volta dal 2006. Gli altri, se non vogliono veder migrare i capitali verso gli USA, faranno altrettanto. E i tassi dei mutui bancari si sono già adeguati. C’è da scommettere che le sofferenze bancarie cresceranno, così come i rischi di bancarotta degli istituti più esposti, con il ripetersi dell’esproprio di risparmi imposto dal meccanismo europeo di risoluzione delle crisi bancarie.

Il prezzo del petrolio sceso a 38 dollari al barile, può sembrarci una buona notizia, tuttavia vi è anche un altro risvolto, costituito dalla destabilizzazione che i minori introiti dall’esportazione di petrolio possono innescare in economie ancora in fase di sviluppo, trainato negli anni scorsi dagli alti prezzi di vendita del loro principale bene d’esportazione. Se ne intravede un accenno nella situazione venezuelana ed anche in quella russa, la cui leadership fa sempre più leva su nazionalismo e patriottismo per mantenere un consenso altrimenti minato dal rallentamento della crescita, lanciandosi spregiudicatamente in azioni militari fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo dell’imperialismo occidentale. Con il prezzo del petrolio così basso ci sono meno soldi da spendere in prodotti occidentali da parte dei paesi produttori, solo gli acquisti di armi sembrano non risentirne. Meno investimenti in infrastrutture e opere pubbliche nei paesi esportatori, hanno per conseguenza una minore domanda di lavoro, che richiamava masse di lavoratori dai paesi più poveri dell’Africa e dell’Asia. Altre centinaia di migliaia di disperati andranno ad ingrossare le fila di coloro che tentano l’approdo in Europa per sfuggire alle guerre e alla fame. Il loro arrivo massiccio sta mettendo in crisi l’Unione Europea, facendo venire alla luce posizioni opposte che rischiano di minare, ancor più delle divergenze economiche, le relazioni tra i paesi membri, accelerando quel processo di disgregazione che quest’ultimo anno ha evidenziato plasticamente con la crisi greca ed i risultati elettorali in Portogallo, Spagna, Polonia e Francia.

Il mio punto di vista in proposito è noto. Prima quest’Unione si dissolve, con la riappropriazione di quella sovranità monetaria e politica che una classe politica di traditori ha ceduto allo straniero, meglio è. Ma siccome sono convinto che faranno di tutto per tenere in vita il moribondo, nessuna sofferenza ci verrà risparmiata, come l’impennata del 11,3% di decessi registrata quest’anno sta a dimostrare.

Però non voglio concludere quest’anno con una visione tanto pessimistica, perciò vado a riportare le parole di Ciacco, un carrettiere immaginario vissuto secoli fa da queste parti: dunque oggi siete tutti ricchi…

“… et l’homo habe alfin debellato la fame et li mali. L’abundantia tracima da le vostre botteghe, magne come manieri, plene de lo cibo et d’ogni altro ben di Dio, che nos neque in sogno habemo idea. Vivete a lo calore d’inverno, senza dober ire a legna ne li boschi, le iornate ugghiose et frie a raccoglier fascine pe lo foco, anco solo pe cocinare. Avite tante et tal vesti et calzature che financo lo Principe noster nol tenìa. Et la fatica, che omnes li iuorni li homini debben facere pe cadauna cosa, hora sunt le macchine a facirla. Anco li cavalli hora riposano, che a lor luogo macchine veloci come augelli vos traen da una città a l’altra in poco tempo, pe le vie rase e sicure che omni li borghi uniscon come una ragnatela. Luce et splendore avite pe le vie, che da nos la notte niuno sorte et si lo face, mal puote incoglier, ove briganti et morti di fame esperano sol uno sventurato da arrobbare et lassar steso in terra, accoppato et niudo. Et si pur credete di nulla haber, anco solo le vesti che purtate, a lo mio tempo sunt ricchezza. Nos vivem poco et malo, habemo semper fame e casi mai manduchiam a satietatem. Anco li ricchi noster in paragone a vos paron pezzenti. Nos nol habemo hospitali et li medici sunt solo pe li ricchi, ma illi sunt cerusici fasulli in paragon a li vostri dotti. Le muliere noster laboran anco plus de li homini et partoriscon presto gran prole che sforma li iovini corpi, si che paron vetere ante lo tempo. Multe muliere crepan di parto et magno est lo numero de li infanti che nol pervengon a lo primo anno d’etade. Nol havvi subsidium pe li veteri, che nol laboran et nol puoten manducar, perchè nol havvi cure pe li denti, neque pe li potenti. Niuno tiene aqua diretta in domi, muliere et puelli la traen da le fonti co le brocche plus volte a lo iorno. Domus noster sunt mala, fria, sordida et cum lo fetore de li animali et de li homini che le habitano, che mai si lavan lo corpo come cada uno iorno vos tenite lo privilegio di facere, cum aqua calida et sapone profumato. Nos nol habemo iustitia, niun usbergo pe lo debole contro lo forte. Lo forte puote facere iustitia da se, ma semper havvi uno plus forte si che, come in le foreste, la legge de lo plus forte regna suprema in tra li homini. Et la guerra dilaga tra le contradi et pe le valli, si che li homini semper deben defendere cum le armi le loro misere cose et la terra che lor dà lo poco cibo cum magna fatica. Superstitione et ignorantia regnan ubique et non havvi pubblica schola, niuna istrutione pe lo popolo analfabeta che lo Sovrano comanda a morir a su piacimento. Et si uno offende lo Principe o nol obbedisce, la galera lo attende senza niuna esperanza di sortirne. Perchè libertade nol havvi, si nol pe li pochi potenti et nobili che nos governan. Nol havvi educatione né rispetto, niun diritto, niuna pietas financo pe li puelli che laboran fin da tenera etate et patiscon violentia da li homini. Non havvi divertimento ni svago pe lo popolo, niuna vacatione, lo solo conforto est ne le preghiere che li preti nos insegnan acchè guadagnar il Paradiso, alfin de lo noster breve itinere in questa valle di lagrime. Illa est la unica esperantia pe la moltitudine de li homini et muliere de lo popolo a lo mio tempo. Ioite homini de hodie, pe lo novo anno, cum l’abundantia, la libertade et la felicitate che Domine Deo habe regalato vos, subtrahendola a nos.”

[This post has already been read 625 times]

Comments are closed.