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L’euro, la Grecia e il Paese dei Balocchi

pinocchioPovera Grecia, che sta facendo la fine di Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Lo conosciamo tutti il capolavoro di Collodi dov’è narrato l’episodio di Pinocchio che, seppur svogliato di indole, era stato indotto dalla Fata Turchina a rigare dritto per un po’, allorché andato a salutare l’amico Lucignolo in partenza per un paese dove non esistono scuole e la gente fa festa dalla mattina alla sera, il Paese dei Balocchi, appunto, si lascia convincere dal grassoccio cocchiere del carro, già carico di altri ragazzi, ad aggregarsi a loro.

Il Paese dei Balocchi si presenta come un enorme luna park, pieno di ragazzi spensierati che trascorrono le giornate a divertirsi e mangiare leccornie. Ma dopo cinque mesi di quella vita, Pinocchio s’accorge una mattina che gli sono spuntate due orecchie da asino. E’ una marmotta a svelargli la sua malattia, la febbre da somaro, la quale colpisce i ragazzi che passano troppo tempo a divertirsi e non fare nulla anziché studiare, e che nel giro di due o tre ore l’avrebbe completamente trasformato in un somaro. Pinocchio corre a riferirlo all’amico Lucignolo, a cui pure erano spuntate due orecchie asinine, ma i due non prendono sul serio le parole della marmotta, ridendo a crepapelle fino a che la trasformazione in somari non appare evidente e la loro voce diviene un raglio. I due somari sono quindi raccolti con altri e portati al mercato, dove vengono venduti.

Si scopre così che il cocchiere grassoccio del carro s’arricchiva raccogliendo i ragazzi svogliati di tutto il mondo per condurli nel Paese dei Balocchi, dove diventavano in poco tempo dei veri e propri somari da vendere al mercato. Il Paese dei Balocchi non era altro che una fabbrica di schiavi, la cui vendita arricchiva il padrone.

L’ingenua e simpatica Grecia, un po’ lazzarona lo è sempre stata, come l’Italia-Lucignolo del resto. Debito, deficit, evasione, clientelismo e burocrazia ci hanno sempre accomunato: una faccia una razza. Si sapeva in tutti gli ambienti importanti che i conti pubblici erano stati più o meno ritoccati per rientrare nei parametri di adesione all’euro, così come si conosceva la storicamente bassa propensione dei governi di Grecia e Italia a porre rimedio ai difetti che ci contraddistinguono dai paesi del nord e centro Europa. Ciononostante fummo accolti a braccia spalancate sul carro dell’euro, in partenza per il Paese dei Balocchi. Pardon, volevo dire per gli Stati Uniti d’Europa.

La moneta comune ha portato i tassi d’interesse a livelli estremamente allettanti in paesi abituati a ben altri tassi. Le banche dei paesi del nord hanno potuto prestare denaro per finanziare gli acquisti dei prodotti esportati, senza più il timore di una svalutazione del debito, e i cordoni si sono allargati. Il denaro è fluito copioso nelle economie greca, spagnola, portoghese, irlandese e italiana, generando consumi e lavoro, i valori immobiliari sono schizzati e l’inflazione s’è mantenuta sempre più alta di quella dei paesi del nord e centro Europa. Alla fine è arrivata la crisi, il flusso di denaro s’è interrotto improvvisamente e quella che non era stata altro che una bolla finanziaria, s’è sgonfiata in breve tempo generando una moltitudine di debitori insolventi che avrebbero mandato a gambe per aria molti istituti bancari greci, a loro volta indebitati con le banche del nord Europa.

Invece l’Unione Europea, la BCE ed il Fondo Monetario Internazionale decidono di “salvare la Grecia”, prestandole il denaro necessario per non far fallire le banche, che a loro volta potranno rimborsare i debiti con le banche del nord Europa. A dire il vero, non tutti i membri del FMI si trovarono d’accordo con quella decisione, ritenendola un favore alle banche del nord Europa, ma il salvataggio fu comunque avallato dai membri più influenti, USA in testa. Alla Grecia venne accordato nel 2010 un programma di prestiti in cambio di una lista di interventi economici di estrema austerità, che nel giro di appena due anni hanno affossato l’economia greca, distruggendo Pil, welfare e occupazione come una vera e propria guerra, rendendo ancora più insostenibile il suo debito. Tant’è che nel 2012 si è reso necessario un nuovo salvataggio con annesso programma di austerità, e oggi siamo ancora daccapo.

Cara Grecia, ora che ti sono spuntate le orecchie asinine e stai per trasformarti definitivamente in un somaro che farà arricchire ancor di più il padrone, mentre una gran parte d’Europa pensa che sia giusto che ti trasformi in somaro perché hai passato il tempo a divertirti, vivendo al di sopra dei tuoi mezzi, nel Paese dei Balocchi, voglio solo dirti che il capolavoro di Collodi si conclude con Pinocchio che, dopo mille traversie, riesce a trasformarsi da burattino ad essere umano. Ed è ciò che auguro anche a te.

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