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La miseria dei vecchi arnesi

vecchi_arnesiUn’inchiesta e due articoli pubblicati online dal gruppo L’Espresso-Repubblica, tracciano il percorso ideale della soluzione alla crisi economica, così come prospettato dal venerato governatore Draghi.

Si parte dall’inchiesta di Davide Mancino su L’Espresso, che titola: “Povertà, la mappa della disperazione in Italia. I giovani in vent’anni hanno perso quasi tutto – La crisi economica non ha lasciato scampo quasi a nessuna fascia di età o regione, anche se le differenze tra Nord e Sud sono ancora molto forti. E il tracollo del potere d’acquisto degli under 30 ha dell’incredibile. Ecco i nostri grafici per capire come è cambiato, in peggio, il Paese.” Al suo interno si legge che in “Sicilia, è dal 2011 che le persone a rischio povertà sono più di quelle che stanno “bene”, è stata superata ormai la soglia del 50%, è questa – ormai da anni – la regione in cui la situazione è più grave.” Ma la situazione non è rosea neppure in Liguria, dove “le persone a rischio povertà erano relativamente poche, eppure negli ultimi quattro anni sono quasi raddoppiate.” Insomma, una rappresentazione impeccabile della realtà, con tanto di grafici interattivi.

Si prosegue con l’articolo de La Repubblica: “Confcommercio: non si allenta il credit crunch per le imprese – Cresce il numero di chi chiede un fido, ma solo un quarto viene accontentato. Nel complesso, la percentuale di imprese finanziate è poco più del 4%. Penalizzate soprattutto le aziende di dimensioni inferiori e operanti nel Mezzogiorno”, il quale ci fa sapere che “Non si allenta la morsa della stretta creditizia sulle imprese italiane” e che “la stretta creditizia non accenna ad allentarsi e per le imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni e quelle operanti nel Mezzogiorno, l’accesso al credito, alla fine della prima metà dell’anno, si conferma difficoltoso, costoso e limitato.”

Per finire con l’interessante articolo tecnico di Vittoria Puledda, sempre su La Repubblica, intitolato: “Bce, aste Tltro al via a settembre. – Alla Germania la quota maggiore del 2014 – A Berlino dovrebbero andare 95 miliardi solo quest’anno, alle banche italiane 75 miliardi, poi dipenderà dall’evoluzione degli impieghi: nell’ipotesi più virtuosa i nostri istituti raccoglieranno complessivamente fino a 202 miliardi. Ma potranno sostituire così tutti i bond in scadenza entro dicembre”. Nel quale vengono illustrate le modalità d’erogazione dei nuovi prestiti alle banche da parte della BCE, al tasso dello 0,25%.

Riassumendo: l’economia è in recessione, la povertà aumenta e la gente soffre perché è in atto un terribile credit crunch che impedisce ad imprese e famiglie di investire e spendere, ma con l’intervento della BCE di Draghi, a breve verranno iniettati centinaia di miliardi di liquidità nelle banche, che potranno riprendere a prestare denaro, facendo così ripartire investimenti e consumi.

Tutto molto bello, se non fosse che la stessa Puledda ci avverte nel suo articolo che: “In realtà c’è anche un’ipotesi ancora più negativa, in cui si presuppone che il cavallo non beva nonostante gli incentivi a farlo e che quindi la dinamica dei prestiti resti molto brutta.” Appunto. Perché imprese e famiglie dovrebbero volersi indebitare più di quanto già non siano? Il debito privato italiano (quello di imprese e famiglie) è già più o meno pari al debito pubblico, per quale motivo indebitarsi ulteriormente? Perché le imprese italiane, principalmente PMI, dovrebbero investire a fronte di un impoverimento progressivo della popolazione e calo della domanda?

La teoria economica e l’esperienza storica insegnano che in una situazione di crisi non vi è nessun automatismo tra l’offerta di credito e la sua domanda, ma solo l’investimento diretto da parte dello Stato può garantire un flusso di reddito costante ai tanti disoccupati, che attualmente concorrono a deprimere la domanda. Come nel caso del mercato del lavoro, si commette l’errore d’intervenire solo sul lato dell’offerta. E’ il solito vecchio paraocchi ideologico della tecnocrazia europea. Prima ci libereremo di questi vecchi arnesi, meglio sarà.

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