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I pezzi della III guerra mondiale

GazaAdesso che anche Papa Francesco ha parlato della III guerra mondiale (esattamente ha detto: «siamo nella III guerra mondiale, ma a pezzi»), sempre più analisi approfondite vengono pubblicate in rete, ciascuna con una propria chiave di lettura di ciò che sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa, ovvero che la terza guerra mondiale è davvero in atto.

Il 15 agosto scorso, Giulietto Chiesa ha pubblicato un interessante articolo su Megachip, intitolato Chi parla di terza guerra mondiale?, nel quale vengono riportate tra l’altro diverse fonti che accreditano la concreta possibilità di un prossimo conflitto (Top Financial Experts Say World War 3 Is Coming … Unless We Stop It).

Secondo un’altra interessante analisi di Alessandro Visalli, pubblicata sempre su Megachip il 21 agosto scorso, saremmo addirittura al diciannovesimo anno di guerra, iniziata il 1° gennaio 1995 con l’abolizione delle barriere agli scambi di beni e servizi.

Domenico Moro fa un’approfondito parallelismo tra le condizioni immediatamente precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale e la situazione attuale, nel suo articolo del 14 agosto, Prima guerra mondiale, cent’anni dopo il nodo è sempre lo stesso: il capitalismo.

Devo dire che, nonostante sui media mainstream il tema ed il concetto stesso di III guerra mondiale fatichino a trovare attenzione (ovvio, no?), il fatto che in rete se ne stia rapidamente prendendo consapevolezza, mi fa sentire meno visionario isolato, essendo diversi anni che personalmente ne ho contezza, tentando di fornire anch’io una chiave di lettura in questo post datato aprile 2012, le cui analisi sono ancora decisamente attuali e sinceramente non lo cambierei di una virgola.

In questi due anni e mezzo abbiamo assistito all’intensificarsi del caos intorno al fortino Europa, mentre le condizioni economiche sono andate drammaticamente peggiorando da per tutto nel vecchio continente. Tutti i teatri dove sono intervenuti USA e Nato sono piombati poi tragicamente in un disordine drammatico, con terrorismo, conflitti tribali, guerre civili e barbarie di ogni genere. Tutto ciò ha alimentato un flusso migratorio incontenibile di cui l’Italia sta facendo le spese.

La crisi Ucraina ha riportato il mondo indietro di 25 anni, con minacce e sanzioni alla Russia che però si stanno rivelando un boomerang per l’Europa in crisi profonda, mentre il conflitto armato non accenna a placarsi, con il rischio di un escalation che coinvolga direttamente Russia e Nato.

La nostra democrazia è stata sospesa dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi e da allora un direttorio neanche troppo occulto, costituito dalla troika, Napolitano e Merkel, ha saldamente in pugno le redini della politica italiana, dopo aver definito un solco dal quale nessun governo, ancorché eletto (ma non ce n’è stato bisogno), può sviare. Con la scusa delle riforme necessarie per superare la crisi, si prova a sacrificare la rappresentanza dei cittadini a favore della governabilità. In pratica, ancora più potere a coloro che ci hanno condotto a questa situazione. E la gente smette di votare.

Centrodestra e centrosinistra sono ormai alleati di governo in Europa e in molti stati nazionali, vanificando così ogni voto di protesta da parte dei popoli europei. Di fatto l’europarlamento continuerà ad avere pochissima voce in merito alle scelte strategiche, che rimangono saldamente in mano al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, a loro volta condizionati dalle oligarchie economiche e finanziarie d’Europa, presso le quali vige la legge del più forte. Ma la legge del più forte si vede all’opera ed i popoli cominciano a guardarsi in cagnesco, rinfacciandosi le colpe della mancata ripresa e, presto, della dissoluzione dell’euro.

Purtroppo siamo alla frutta, il sistema economico-finanziario globale è diventato tossicodipendente dal denaro delle banche centrali e al solo evocare i Quantitative Easing le borse vanno in estasi. Senza iniezioni di denaro il sistema ristagna, ma a differenza della droga, il denaro non viene metabolizzato, rimane in circolo, anzi peggio, si accumula. Fino a quando si potrà tirarla avanti prima dello scoppio di un’altra bolla? O di un’altra guerra. Come a Gaza, distrutta per poi ricostruirla.

 

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore