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La fine della rana bollita

raneQuasi un anno fa scrivevo che stavamo andando a sbattere contro un muro, avvitandoci nella spirale della deflazione, così come spiegato da Irving Fisher nella sua “Teoria delle grandi depressioni basata sui debiti e sulla deflazione”, del 1933. E’ notizia di oggi che siamo tecnicamente in deflazione. Nessuna sorpresa, come non deve sorprendere il peggioramento di tutti gli indicatori economici, dal Pil (-0,3% su base annua e dodici trimestri di recessione) alla disoccupazione (12,6%), passando per il debito pubblico (135% del Pil) e le sofferenze bancarie (+23% rispetto al 2013), la stretta creditizia (-20% dall’anno scorso) e la moria di aziende (+15%), senza dimenticare l’aumento della pressione fiscale (arrivata al 44%) e le ore di cassa integrazione, stabili ad un miliardo l’anno. Tutto come previsto e voluto dalle politiche economiche d’austerità pro-cicliche attuate in Europa e in Italia durante questi ultimi anni.

 

E siccome non ci vogliamo far mancare proprio nulla, ci accodiamo pure nelle sanzioni alla Russia per la crisi ucraina, esponendoci alle prevedibili ritorsioni che stanno già costando caro ai nostri esportatori agro-alimentari, e potrebbero arrivare a privarci di quel 30% di idrocarburi che importiamo dalla Russia, con conseguenze ancora più nefaste per la nostra malandata economia.

 

Ma cosa ci ha fatto a noi la Russia? Perché partecipiamo servili a questo embargo a doppio taglio, in un duro confronto che, per ammissione dello stesso presidente Obama, comunque non vedrà un intervento armato americano? Sono gli USA ad avere tutto l’interesse a recidere i rapporti economici che l’Europa ha sviluppato con la Russia, proponendosi a loro volta, con il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), come partner commerciale strategico per la UE. A tale scopo, stanno usando strumentalmente la crisi ucraina per forzare l’Europa ad interrompere ogni rapporto con Mosca, in un’escalation di sanzioni e ritorsioni, più deleteria per la UE che per la Russia, le cui risorse naturali fanno invece gola a molti paesi emergenti, interessati anche al suo mercato interno, in sostituzione dei prodotti europei.

 

Perché nessuno protesta? Perché continuiamo a farci fare del male? Perché ci ostiniamo a credere da troppo tempo che la ripresa sia dietro l’angolo, mentre ci fanno fare la fine della rana bollita, senza ribellarci?

 

P.S.: Che fine hanno fatto le notizie sull’inchiesta per l’abbattimento sui cieli ucraini del Boeing malese pieno di olandesi (alla vigilia della sentenza Yukos al Tribunale dell’Aja), il 22 luglio scorso? Perché due inspiegabili tragedie aeree ai danni della compagnia di bandiera malese in un così breve lasso di tempo? A chi da fastidio il quarto tra i nuovi paesi industrializzati del pianeta, a maggioranza islamica, che non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele?

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