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Renzi-Grillo: o la va o la spacca

IncontroRenziGrilloGuardando in TV la diretta streaming dell’incontro tra Renzi e Grillo tenutosi a palazzo Chigi il 19 febbraio, ho pensato che stavamo assistendo alla nascita del nuovo dualismo politico in Italia, dopo il ventennio che ha visto contrapposto Berlusconi a tutto il cosiddetto arco costituzionale.

La nuova contrapposizione è post ideologica e nasce dalla cenere dei vecchi partiti, che si vanno disgregando nell’incapacità di porre rimedio alla crisi economica più devastante dal dopoguerra, essendo stati loro stessi gli artefici della cessione di sovranità monetaria che ha drammaticamente ridotto le capacità dello Stato di contrastare i cicli economici negativi.

I partiti politici e la loro “casta” si sono dimostrati anche incapaci di dare il buon esempio al paese, riducendo gli altissimi costi che la politica ha raggiunto in Italia. Per vent’anni ogni nuovo governo ha promesso di aggredire sprechi, corruzione ed evasione, mettendo ottimisticamente già a bilancio i relativi introiti, puntualmente rivelatisi aleatori. Nessun governo è mai riuscito ad incidere realmente sui mali endemici del nostro paese, salvo contare sul fatto che, in tempo di vacche grasse, l’indole italica fosse più indulgente con i peccatori. Ma oggi ci ritroviamo da oltre un lustro in un periodo di vacche magrissime e i costi della politica, corruzione, evasione fiscale e sprechi, sono divenuti intollerabili per chi è costretto ogni giorno di più a tirare la cinghia.

A causa della crisi è in atto un ricambio generazionale e un riposizionamento in ampi settori della società, a partire da quelli produttivi, che vedono ridursi quella che era stata una colonna portante della nostra economia: le piccole imprese, che stanno pagando il prezzo più caro della crisi. A seguire, quasi tutte le imprese che vivono di domanda interna, e specialmente quelle del settore immobiliare. Quelli che sono stati i nostri paperoni per eccellenza, i grandi palazzinari, poi passati alla finanza, ora se la stanno passando alquanto male. Il loro potere si sgretola e le banche sono costrette a soffrire con loro, il rischio di fallimento è incombente, scatenando una sorta di mors tua vita mea, con insolvenze a catena. Qualcuno finisce agli arresti, qualcun altro scappa, quando gli ammanchi svelano anche le malversazioni.

E’ altresì in atto un ripensamento generale in Europa sulla moneta comune e sulla governance che si è andata realizzando. Le critiche e le richieste di correttivi stanno entrando nel dibattito politico di tutte le forze, spaventate dalla possibilità che i popoli esasperati voltino le spalle ai fautori di questo modello fallimentare per molti paesi della periferia. Le prossime elezioni europee di maggio saranno un test cruciale per la UE e la sua moneta, ma fino ad allora aspettiamoci pure una calma piatta sui mercati.

L’accelerazione impressa da Renzi è indice della percezione di altissimo rischio per il risultato delle elezioni europee, dove si voterà con il proporzionale e senza coalizioni. Se il M5S dovesse rivelarsi la prima forza politica del paese per consenso elettorale, le larghe intese imposte agli elettori di entrambi gli schieramenti, diverrebbero ancora più precarie. Era quindi necessario per Renzi dare un segnale di cambiamento prima di quella scadenza, sparando a raffica gli annunci di una serie di riforme che neppure un governo monocolore con maggioranza in entrambe le Camere saprebbe realizzare in tempi brevi, in stile berlusconiano 2.0. Era altresì necessario governare il ricambio degli alti manager pubblici ai vertici delle aziende partecipate, le cui nomine sono in scadenza nei prossimi mesi, secondo i nuovi riposizionamenti in atto.

Tutto ciò ha convinto Renzi ad abbandonare gli indugi e, anche a rischio di incoerenza, mettersi personalmente al timone della nave Italia e dare l’impressione di conoscere la rotta giusta. Il problema è che quel timone è taroccato, può virare solo a dritta, ed anche gli organi che trasmettono i comandi sono da lungo tempo in avaria.

Beppe Grillo, rimproverando a Renzi di rappresentare quei poteri forti colpevoli di aver impoverito il paese, nella spartizione della ricchezza pubblica, ha negato ogni possibilità di fiducia nel PD, nonostante la novità rappresentata dal giovane segretario, che non ha trovato spazi per replicare. Chiusura completa e fine dell’incontro.

E qui precipitano i mal di pancia nel M5S, rappresentati da quella pattuglia di deputati e senatori da sempre più propensi ad un qualche dialogo con settori del PD. Propensione condivisa anche da una fetta della base e dell’elettorato, la cosiddetta fazione dialogante, che con la proverbiale pazienza e tolleranza di Grillo è stata gentilmente invitata ad andare a fanculo, con regolare referendum in rete. La strategia dichiarata è quella di privilegiare la coesione interna, in funzione di una stagione di lotta dura. Specularmente anche Renzi si ritrova a dover convivere con voci troppo critiche, come quella di Civati, che mettono in dubbio la sua leadership.

Imprimendo la sua svolta, Renzi ha raddoppiato la posta in gioco. Se fallisce c’è un’unica alternativa all’orizzonte e si chiama M5S. Il suo tempo è estremamente breve e le possibilità di successo davvero scarse. La parabola di Mario Monti dovrebbe ricordargli il destino di chi delude grandi aspettative, anche lui era stato dipinto come il salvatore della patria. La via d’uscita potrebbe essere un ricorso alle urne anticipato, ma in assenza di risultati concreti, è ugualmente un azzardo.

Il M5S deve perciò prepararsi a gestire un probabile successo elettorale propiziato dai suoi avversari, ma a differenza di questi, non potrà deludere le aspettative, perché dopo un suo eventuale fallimento, sarà l’esercito a dover mettere ordine al caos. Il tempo è davvero scaduto, o ci si riprende come nazione o, se continua il declino, rischiamo la balcanizzazione.

Quindi non è dato molto tempo al M5S per prepararsi a gestire la macchina pubblica, e per far ciò è assolutamente necessario creare una squadra di persone oneste e capaci, oltre che bene affiatate. Una squadra composta da numerosi staff tecnico-giuridici in grado di padroneggiare i vari aspetti della burocrazia e superare le prevedibili resistenze che questa porrà in essere alla sua riforma.

In definitiva, si pone in tempi rapidi per il M5S la questione della selezione di una nuova classe dirigente per il paese che, sia a livello centrale che periferico (oltre che europeo), sia in grado di operare in sostituzione di quella parte degli apparati amministrativi inetti, corrotti e collusi con la vecchia classe politica. Vanno dunque preventivamente cercate e trovate alcune migliaia di cittadini onesti, competenti e disposti ad impegnarsi, e formati in staff affiatati per il gravoso compito che si assumono, con compensi commisurati al resto del mondo del lavoro. Affidarsi solo alla rete per questo compito cruciale potrebbe rivelarsi azzardato.

Per quanto meno probabile, deve comunque essere presa in considerazione l’ipotesi che a Renzi riesca in parte la sua manovra, magari agevolata dall’allentamento dei vincoli europei. In tal caso il M5S può e deve proporsi come credibile supporto al cambiamento possibile, in sostituzione di quelle forze che difendono privilegi, rendite di posizione e interessi dominanti, favorendo il completo ricambio della classe dirigente ed il definitivo chiarimento nel PD, con la fuoriuscita della fazione conservatrice.

Viviamo un tempo di transizione, gli avvenimenti si succedono in fretta e la politica deve essere pronta a recepire tutti i cambiamenti che si producono nella società. L’intransigenza scelta da Beppe Grillo penalizza una certa flessibilità del M5S, riducendone gli spazi di manovra. Anche questo è un azzardo, ma oramai ognuno dei due contendenti si sta giocando il tutto per tutto: o la va o la spacca.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore