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Agonia di un paese

escherMa che razza di paese è mai questo? Visto dall’estero è ancora peggio, non foss’altro che per il paragone che sorge spontaneo. Vabbè, direte che la Svizzera è un caso a parte, perché funziona tutto, ma proprio tutto e i cittadini fanno del loro meglio perché le cose funzionino. Eppure è appena dietro l’angolo.

Ora a me sembra innegabile che alle elezioni che si sono tenute meno di due mesi fa (ve le ricordate?) i partiti che formavano la maggioranza del governo Monti abbiano preso una batosta e i cittadini si siano espressi per un cambiamento. Qual è stata la risposta di quegli stessi partiti? Perseverare! E per non sbagliare hanno rieletto Napolitano alla presidenza della repubblica, cosa mai accaduta nella storia della nostra repubblica. Napolitano che aveva fino all’ultimo escluso una sua rielezione per molteplici ed ottime ragioni. Evidentemente i leader di quei partiti che sono andati in processione al Quirinale ad implorarlo ne avevano di migliori. E quale ragione è più forte del ricatto? Si, ricatto, perché se Napolitano non avesse accettato il rinnovo della carica, i partiti avrebbero davvero dovuto rinnovarsi o morire. Ovvero le loro classi dirigenti sarebbero state finalmente fuori gioco e forse sarebbero potute emergere di nuove. Quindi, visto che questa situazione è frutto per una buona parte delle scelte  di Napolitano, i leader in bilico glielo avranno certamente rinfacciato a muso duro.

Dunque teniamoci ancora Napolitano, Berlusconi, Bersani-D’Alema-Letta-Veltroni-Franceschini-Monti-Bossi-Calderoli-Bondi-Cicchitto e compagnia bella per un altro po’, che ancora non ci è bastato. A mettere la parola fine ci penserà il mercato, quando s’accorgerà in che stato è ridotta l’Italia. Nel frattempo se ne stanno accorgendo sempre più italiani sulla loro pelle. Ed io tra loro, che dopo una vita di onesto lavoro in patria sono stato costretto ad emigrare per sopravvivere.

Allora, la strada la sappiamo (ce l’ha gradevolmente tracciata l’Europa ed il suo emissario Monti): austerità e poi ancora austerità, fino a quando non verrà la ripresa, certamente dopo la metà dell’anno (quale?). Il timoniere lo conosciamo già, quel novellino della politica che risponde al nome di Giuliano Amato, a cui dobbiamo il precedente, in largo anticipo su Cipro, del prelievo forzoso dai nostri conti correnti. Lo stesso che fu sottosegretario alla presidenza del consiglio di Craxi, ministro del tesoro con Goria e De Mita, e presidente del consiglio che varò una manovra da centomila miliardi di lire. Che ha dichiarato di essersi ritirato definitivamente dalla politica nel 2008 e due anni dopo viene nominato consulente della Deutsche Bank.

Eppure io una speranzina la coltivo, visto che fu proprio lui a dover uscire di corsa dal Sistema Monetario Europeo, sotto l’attacco speculativo sulla lira. Chissà che la storia beffarda non si ripeta e non sia proprio lui a dover uscire di corsa dall’euro sotto le macerie del crollo generale dell’economia italiana. Magari tra la fine dell’estate e l’autunno, come avvenne più di vent’anni orsono.

Mancano solo le bombe di Capaci e ci sentiremo tutti più giovani di vent’anni.

 

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore