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Dalla rivoluzione al golpe, il passo è breve

revolutionCome avvengono le rivoluzioni? Quali sono i fattori scatenanti e le circostanze necessarie affinché si verifichi una rivoluzione? Ci sono alcune circostanze che sono comuni a tutte, mentre per il resto ogni rivoluzione ha le sue caratteristiche peculiari, dipendenti dal luogo, dal tempo e dal popolo che la fa.

Tra le circostanze necessarie vi è un diffuso malessere tra il popolo (oggi eufemisticamente detto disagio sociale), le cause di tale malessere possono essere una feroce repressione del dissenso, una limitazione della libertà, arbitrio e sopruso nell’esercizio del potere e nella riscossione dei tributi, ovvero una qualunque combinazione di tali cause.

Altre volte il disagio sociale è determinato fondamentalmente dal peggioramento delle condizioni economiche di vasti strati di popolazione, con l’effetto di trascinare verso la povertà gente che aveva goduto di un certo benessere e dignità sociale e aggravare le misere condizioni di chi povero già lo era. Quando la sofferenza sociale cessa di essere relegata alla sfera individuale, per trasformarsi in ribellione collettiva spontanea, allora può prodursi uno dei presupposti per la rivoluzione.

Comune e determinante in tutte le rivoluzioni è tuttavia la circostanza di trovarsi a sfondare una porta praticamente aperta, di essere la spallata finale ad un regime, alle sue istituzioni e alla sua classe dirigente, già al termine della loro vicenda, perché decadenti, screditati o delegittimati, e comunque largamente invisi e biasimati dai cittadini.

Tutti i regimi percorrono una parabola storica a partire da una fase iniziale di consenso popolare, conseguente al perseguimento degli interessi che tale regime avevano sostenuto al suo affermarsi. Raggiunto il suo apice, ogni regime inevitabilmente si avvia verso il declino, sovente accelerato da shock esterni quali una guerra, una crisi economica o una carestia. Durante il declino, corruzione e clientelismo tendono a diffondersi nelle istituzioni, insieme con il prevalere dell’interesse personale su quello generale nella classe dirigente. I privilegi degli esponenti del regime e della sua classe dirigente appaiono sempre più intollerabili al popolo, il cui risentimento s’addensa su cariche politiche e istituzioni fatiscenti.

Tale percorso può durare secoli o solo alcuni anni, ma è certo che prima o poi ogni regime giunge al termine ed un nuovo ordine tra i cittadini viene istituito, maggiormente rispondente ai nuovi interessi emergenti e ai rapporti di forza instauratisi tra le diverse componenti della società. Una nuova classe dirigente prende quindi il potere per consolidarlo o dilapidarlo in breve tempo.

Le rivolte fallite, perché soffocate dalla reazione repressiva del vecchio sistema, evidentemente non si rivolgevano contro un regime alla sua fase terminale, ancora forte abbastanza da resistere alle spallate.

Le rivoluzioni riuscite hanno in comune anche un altro fattore fondamentale: l’organizzazione. La presenza di un’organizzazione efficiente e motivata è essenziale per guadagnare il controllo della rivoluzione e far uscire rapidamente il paese dal caos che connota le prime fasi, coincidenti con il crollo del vecchio regime.

L’organizzazione migliore è composta da persone competenti e non compromesse con la vecchia classe dirigente, che condividono e perseguono il medesimo progetto rivoluzionario con lealtà e disciplina. A capo dell’organizzazione vi è un leader lucido e carismatico, in grado di guidare pragmaticamente gli eventi piuttosto che seguirli.

Ricapitolando, tre sono le condizioni generali perché si verifichi una rivoluzione:

  1. Un diffuso malessere tra il popolo, la cui esasperazione sfocia, a un dato momento, in proteste e atti di ribellione collettivi
  2. Un regime e la sua classe dirigente giunti al capolinea e invisi al popolo
  3. Un’organizzazione in grado di guidare l’uscita dal caos, prendere e consolidare il potere

Le altre condizioni sono specifiche del tempo, del luogo e del popolo che decide di ribellarsi. Esse sono importanti in quanto determinano l’aspetto più o meno cruento della rivolta. Non tutte le rivoluzioni sono violente, ci sono stati nel passato recente diversi esempi di cambi pacifici di regime, o perlomeno non troppo cruenti, a partire da quella capeggiata dal Mahatma Ghandi in India, a quella dei garofani in Portogallo, fino alla caduta del muro di Berlino e il crollo dell‘URSS. Tuttavia i tre fattori generali enunciati sono quelli che assicurano il successo di una rivoluzione.

E’ evidente che in questo particolare momento l’Italia sta sperimentando circostanze che concretizzano le prime due condizioni generali. Ciò che al momento non è ancora presente è invece un’organizzazione efficiente e motivata, in grado di guidare la rivoluzione, la cui mancanza nella fase di caos diffuso, può favorire derive autoritarie, poste in essere dalle forze che per i propri compiti sono normalmente armate.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore