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Il complesso italiano d’inferiorità

INCONTRO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ENRICO LETTA CON IL CANCELLIERE TEDESCO ANGELA MERKELUna cosa che mi da enorme fastidio come italiano è la sindrome da legittimazione che ha sempre avuto la maggior parte dei nostri politici nei confronti degli altri governi alleati. Ci pensavo guardando il neo premier Letta correre a rapporto da Merkel, Hollande, Barroso e Van Rompuy, lo stesso giorno della fiducia.

Sono abbastanza vecchio da ricordare molto bene il rito del viaggio a Washington da parte di ogni nuovo presidente del consiglio democristiano, all’indomani della fiducia del parlamento ciò che veniva ritenuto più importante era la legittimazione dell’alleato americano. Importante si riteneva, perché aveva vinto la guerra e vigilava sulle scelte politiche dei paesi alleati, affinché non mettessero in discussione il vincolo atlantico. C’era la guerra fredda e i paesi del blocco sovietico non godevano certo di maggiore autonomia, ma i governanti italiani sono stati sempre i primi a sentirsi subordinati ed a ribadirlo ad ogni nuova compagine governativa al potente alleato, che concedeva la sua benedizione.

Alla fine degli anni ottanta del secolo scorso il mondo è cambiato, l’Unione Sovietica è collassata e gli americani hanno dovuto cercarsi un nuovo nemico globale. Noi siamo passati dalla prima alla seconda repubblica, ma il bisogno di un vincolo esterno non è venuto meno. Guai a sentirsi completamente indipendenti e protagonisti sulla scena internazionale, rischieremmo di apparire come quell’Italia nazionalista, fiera e autarchica del ventennio fascista che a tanti lutti aveva portato.

Così, al vincolo atlantico abbiamo sostituito in tutta fretta il vincolo europeo, supportato dal sogno di tanti antifascisti che ne avevano tracciato il cammino. Nobile intento, tuttavia l’innata sindrome da subordinazione ad un vicolo esterno dei governanti della seconda repubblica, al pari di quelli della prima, ha fatto sì che l’Europa fosse accettata a occhi chiusi, senza né la capacità né la volontà di trattare condizioni più confacenti alle caratteriste peculiari del nostro tessuto economico.

Ciò che va bene per i virtuosi tedeschi e francesi (da sempre migliori di noi) andrà bene anche per l’Italia, ci hanno detto i nostri governanti. E invece, nel 1993 ci dovemmo rendere conto che il Sistema Monetario Europeo non andava affatto bene per noi, e ne uscimmo con le ossa rotte. Ma sbagliare è umano, si sa, mentre perseverare è diabolico, dunque se lo SME non ci ha fatto bene, con l’euro invece sarà tutto diverso.

Il sogno è durato otto anni, poi è diventato incubo. Senza più sovranità monetaria, ci siamo trovati ad affrontare la crisi economica più forte dal dopoguerra, mentre il PIL arretra inesorabilmente e il nostro tessuto economico si sfilaccia sempre di più. Inoltre ci siamo legati mani e piedi con il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione.

Ho la netta sensazione che questo governo durerà molto poco e nessuna delle tante promesse fatte davanti al parlamento verrà realizzata. Troppo forti sono i contrasti nell’ammucchiata che Napolitano ci ha servito quale ultimo amaro calice. Nell’attesa che si palesi finalmente uno statista con gli attributi, deciso a fare una buona volta gli interessi dell’Italia, senza correre a cercare la propria legittimazione all’estero.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore