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Il miracolo italiano

L’Italia è un disastro. Sì, ha un primo ministro, alla fine, ma le probabilità di una seria riforma economica sono minime, la volontà di persistere nell’austerità sempre più dura – che i Rehns di questo mondo ci dicono essere essenziale – sta evaporando. E’ tutto negativo. Ma una cosa divertente sta accadendo:

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Che cosa sta succedendo? Penso che stiamo assistendo ad una forte conferma della validità della visione di Paul De Grauwe. De Grauwe sostiene che l’impennata dei tassi nella periferia europea aveva relativamente poco a che fare con le preoccupazioni di solvibilità, era invece un caso di panico del mercato reso possibile dal fatto che i paesi che hanno aderito all’euro non avevano più un prestatore di ultima istanza, ed erano soggetti a potenziali crisi di liquidità.

Adesso succede che la BCE sembra sempre più disposta ad agire come prestatore di necessità, e che, in generale, l’ammorbidimento della retorica dell’austerità fa sembrare meno probabile che l’Italia venga costretta al default per pura carenza di liquidità. Quindi, calo dei rendimenti e riduzione della pressione.

Questo dimostra, tanto per essere un po’ autoreferenziale, che quando negli anni Novanta citavo l’Italia quale esempio di come i paesi avanzati possano sopportare pesanti debiti pubblici, non ero naif. All’epoca l’Italia aveva una propria moneta, e il suo debito era denominato in tale valuta, è vero che era ancorata al marco tedesco, ma c’era sempre la possibilità di sganciarsi. Con l’adesione all’euro, l’Italia di fatto si è trasformata macro-economicamente in un paese del terzo mondo, con i debiti in valuta straniera, e si è esposta a crisi del debito; ora, grazie alla dichiarazione di Draghi, ha fatto un passo a metà strada per tornare nel primo mondo.

Paul Krugman © The New York Times

(Traduzione di Bruno Genovese)

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One Response to “Il miracolo italiano”

  1. Mauro Poggi ha detto:

    Se ce ne fosse ancora bisogno, inoltre, il Giappone insegna.
    Stabilito che lo spread nel 2012 è sceso solo dal momento in cui la BCE ha deciso di intervenire, il mito che esso dipendesse dalle politiche di austerità (per usare un eufemismo) che il mercato chiedeva si è sfatato.
    Resta il fatto che per un anno abbiamo pagato interessi altissimi quando avremmo potuto evitarlo.
    Si tratta quindi di capire come va letto il colpevole ritardo della BCE.
    Il mio sospetto è che sia stato voluto, per dare modo a Monti di portare a termine quelle “riforme” (lavoro e previdenza sociale prima di tutto) che altrimenti sarebbero state politicamente insostenibili.
    Del resto, è il primo principio della shock economy: trasformare ciò che è politicamente impensabile in politicamente inevitabile.