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IntercityNotte

Nino Manfredi in Pane e cioccolata

Nino Manfredi in Pane e cioccolata

Zurigo-Roma, più di 12 ore in treno, uno spaccato delle enormi differenze tra la Svizzera e l’Italia. Si comincia con l’EuroCity 25 in partenza da Zurigo alle 19 e 09, ma costantemente in ritardo di mezz’ora al suo arrivo dall’Italia. E’ la pecora nera della Stazione Centrale di Zurigo, gioiello di puntualità per tutte le altre linee. Il convoglio è di Trenitalia e neppure dei peggiori, imbarca svizzeri ticinesi di rientro da Zurigo, zurighesi in vacanza verso il Ticino o l’Italia e emigranti italiani di rientro come me, che spesso proseguono con l’unico treno in coincidenza da Milano verso sud.

Le ferrovie svizzere sono rinomate per la loro efficienza e fino a Chiasso lo standard di qualità delle carrozze, del sistema informativo e della pulizia delle stazioni è pressoché costante. Dal confine si cambia musica. Si scende di corsa dall’eurocity in ritardo, per salire ansimanti sull’IntercityNotte per Salerno, già in buon ritardo sulla partenza per aspettare noi, poveri viaggiatori trafelati e spaventati di dover trascorrere la notte nella stazione Centrale di Milano.

L’ItercityNotte è un tuffo nel mio passato, quando 30 o più anni fa facevo viaggi interminabili in scomodi treni affollati di povera gente, perlopiù emigranti interni italiani in viaggio da o verso casa. Ciò che mi appare cambiato sono i volti di quella povera gente, che ora si sono colorati di nero o di asiatico o di est europeo, ma gli sguardi sfiniti sono gli stessi. Non c’è un vagone di ristoro nel convoglio, anche i controllori sembrano rari, in compenso le contestazioni a causa di viaggiatori senza biglietto sono frequenti, anche con l’intervento della polizia ad una delle tante stazioni deserte dove il treno si ferma per un tempo che sembra infinito nel cuore della notte.

I più fortunati sono riusciti ad accaparrarsi una cuccetta negli unici due vagoni notte e riusciranno a dormire un po’ decentemente. Gli altri si arrangiano come possono negli scompartimenti pieni o sugli strapuntini lungo i corridoi. I cessi sono perlopiù impraticabili e il livello di pulizia delle carrozze è da terzo mondo.

In Svizzera non c’è differenza tra convogli diurni e notturni, ci sono due classi come da noi, ma lo standard di qualità è il medesimo, come pure la gentilezza del personale. E non mi si venga a dire che i loro prezzi sono più alti che da noi, perché non è vero. Con la Half Fare Card pago 37 franchi (30 euro) da Zurigo a Chiasso per 3 ore comode di percorso. L’IntercityNotte, senza cuccetta, costa 52 euro e impiega quasi otto ore, gran parte delle quali trascorse fermo in stazioni spettrali, oppure procedendo ad una velocità estenuante.

Il fatto è che dal pomeriggio cessano i collegamenti ad alta velocità, come se dovessero procedere a vista, o se la gente non avesse la necessità di viaggiare anche di notte. In Svizzera i treni continuano a circolare anche di notte e le stazioni hanno sempre un aspetto confortevole e rassicurante. Da noi si nota l’assenza di manutenzione da lungo tempo e nelle stazioni minori tutto sta andando in rovina, acquistando di notte un aspetto d’abbandono che non è certo rassicurante per chi ci si ritrova.

Guardo le facce dei miei compagni di viaggio, che tradiscono tutta la loro fatica di vivere e penso che anch’io non me la godo certo, emigrante tra gli emigranti, solo a migliori condizioni. In questa società globalizzata dove tutti devono andare da per tutto per cercare di svoltare la vita, in un eterno movimento all’inseguimento del benessere, che poi si fa coincidere col denaro, perdendosi la felicità lungo il tragitto.

Mentre sto per assopirmi, vinto dalla stanchezza a notte fonda, comprendo quanto il denaro ci ha resi schiavi e ci fa lavorare per lui, nutrendosi della nostra fatica, dei nostri sacrifici, della nostra felicità. Mentre lui, il denaro, cresce, cresce, cresce e si fa sempre più potente e tiranno che soggioga altri popoli, altri luoghi ed altri spazi. E noi che l’adoriamo, e uccidiamo per il suo potere, oppure ci suicidiamo per la sua perdita.

E finalmente dormo, un sonno breve e senza sogni, in attesa di arrivare a Roma Tiburtina.

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One Response to “IntercityNotte”

  1. Sergio ha detto:

    “…all’inseguimento del benessere, che poi si fa coincidere col denaro, perdendosi la felicità lungo il tragitto.”
    Un sunto magistrale per descrivere la causa di buona parte dei malesseri della società post industriale!
    Condivido pienamente!
    Complimenti
    Sergio